“Dopo il voto sarà una maratona”, a Lugagnano serata sul Referendum veneto di domenica

Siamo ormai quasi alla vigilia del referendum consultivo sull’autonomia che domenica prossima 22 ottobre vedrà impegnati alle urne veneti e lombardi.

A Lugagnano, per discutere su motivi e prospettive del voto, si è tenuta martedì 17 ottobre un’interessante e partecipata serata presso l’Hotel Antico Termine organizzata dal Comitato per il Sì di Sona.

Al tavolo dei relatori Gualtiero Mazzi, Enrico Cordioli, Edgardo Pesce, Michele Giacomelli e Riccardo Barbaro. Moderatore della serata Gianmaria Busatta per Il Baco da Seta.

Ad introdurre la serata è stato proprio Busatta del Baco, che ha spiegato la natura del referendum veneto, soprattutto segnando le radicali differenze che lo distanziano dal voto Catalano di qualche giorno fa. Quello nato per uscire dalla Spagna, questo che si svolge invece assolutamente nell’alveo costituzionale e finalizzato all’autonomia e non all’indipendenza. Busatta ha spiegato che “il quesito referendario di domenica punta soprattutto a potenziare l’autonomia economica del Veneto, per porre un freno ad uno Stato troppo invasivo al nord. Il tema in ballo è quello del residuo fiscale del Veneto, pari a 15 miliardi e mezzo di euro. Il residuo fiscale è dato dalla differenza tra tutte le entrate fiscali e di altra natura che lo Stato preleva da una Regione, e le risorse che in quel territorio vengono spese. La Regione Veneto è la terza in Italia con il residuo fiscale più elevato, dopo la Lombardia e l’Emilia Romagna. In Veneto quanto prelevato supera i 71 miliardi di euro, mentre le risorse pubbliche impiegate sul territorio sono circa 56 miliardi Il risultato del referendum – ha concluso Busatta – potrebbe costituire un vero e proprio tzunami che costringerà lo Stato centrale a rendere più efficiente il sud e permette alle regioni del nord di utilizzare una quota maggiore di proprie entrate”.

Successivamente il moderatore ha passato la parola a Gualtiero Mazzi, Presidente del Corecom Veneto (ed ex Sindaco di Sona), che esordisce indicando come “in questi anni lo Stato si è dimenticato di applicare il decentramento alle Regioni”. Quindi Mazzi ha spiegato cosa sia il Corecom e quali i rapporti con questo referendum. “Il Corercom può gestire l’eventuale contenzioso di qualsiasi cittadino in tema di telefonia e pay tv. Si tratta di un tentativo di conciliazione obbligatorio extragiudiziario e gratuito. I cittadini che hanno un contenzioso in queste materie possono, infatti, accedervi e chiedere di essere tutelati: esiste un ufficio preposto anche a Verona. In Veneto questo servizio ha già restituito ai cittadini più di un milione e mezzo di euro. Il Corecom ha doppia natura, svolge il ruolo di consulente per la regione e si muove anche per conto dello Stato, dipendendo dal Ministero delle Telecomunicazioni. Con incarichi come quello di monitorare la par condicio sui media, per restare in tema di referendum. Nell’ultimo mese – ha spiegato Gualtiero Mazzi – sono arrivate molte richieste al Corecom da parte delle Prefetture, che invece dipendono dal Ministero dell’Interno, per chiedere di esprimersi sulla condotta di molti Comuni del Veneto che, nel periodo di silenzio istituzionale per il voto, hanno dato visibilità al referendum tramite proprie delibere. Il Corecom ha risposto spiegando che le proprie competenze non possono arrivare a sindacare quanto decidono i Consigli comunali, che sono sovrani. Al limite, il sindacato del Corecom si può esercitare sulle comunicazioni successive che di quelle delibere viene data dai Comuni. Alcune Prefetture, non contente, hanno scritto di nuovo, interpellando il Corecom nazionale, e anche in quella sede è stata confermata la bontà della risposta del Corecom Veneto. Altro tema è stata la comunicazione del Governatore Zaia, che ha chiesto ai Sindaci di dare informazione ai cittadini per ricordare le modalità di voto: informazioni tecniche sul dove e sul quando, anche attraverso una lettera di servizio a tutti i cittadini (si vota nei soliti seggi, non serve la tessera elettorale, cose così). Noi come Corecom – spiega ancora Gualtiero Mazzi – abbiamo analizzato questa comunicazione di Zaia e non abbiamo trovato nulla da obiettare. Quello di Zaia è un invito, poi sta alla discrezionalità di ogni Amministrazione comunale decidere come comportarsi. Vero è che tanti cittadini non sanno ancora bene come si vota. Per concludere, va detto anche che tutto il piano di comunicazione della Regione effettuato su tv, giornali, internet, radio è stato valutato e approvato dal Corecom, ribadendo sempre che dovesse trattarsi esclusivamente di una comunicazione tecnica e non politica”.

Per concludere Gualtiero Mazzi ha tratteggiato le singolarità tecniche di questo Referendum, come il fatto che tutti i dati di voto che arriveranno domenica notte dai singoli Comuni non finiranno in Prefettura, come accade per le consultazioni elettorali, ma ad un apposito Comitato Elettorale Regionale, costituito per l’occasione. Inoltre, da noi il voto sarà cartaceo mentre in Lombardia sarà, per la prima volta, elettronico.

La parola è quindi andata all’Assessore Gianmichele Bianco, che rappresentava l’Amministrazione comunale e che era seduto tra il pubblico. “Sarebbe difficile giustificare un eventuale voto negativo – ha esordito Bianco -: chi non vuole maggiore autonomia? Però poi quello che ci aspetta è una vera propria maratona, dobbiamo esserne tutti consapevoli. Perché quando le istanze del Veneto saranno portate a Roma, il Parlamento dovrà votare leggi a maggioranza assoluta, cosa sempre complessa. Io non ho dubbi sul voto, ma ho dubbi su come verrà trattato dopo. Temo che per arrivare fino in fondo servirà tanta energia perché in Parlamento troveremo tante resistenze e tanti mal di pancia. Giusto essere entusiasti oggi, ma il cammino è lungo, almeno altri 12 o 18 mesi. Anche perché, ad esempio, le altre regioni si metteranno certamente di traverso”.

Busatta a questo punto gli chiede: “sarà importante l’affluenza più o meno massiccia nell’accorciare o allungare questa maratona?” “Non possiamo sperare in affluenze esagerate per un referendum – indica Bianco – non esiste nella nostra tradizione. Comunque per me il dato dell’affluenza cambierà poco la sostanza”.

E’ stata quindi la volta dell’intervento di Enrico Cordioli, Consigliere comunale del Partito Democratico e di Nuove Prospettive. Busatta lo impegna subito chiedendogli della posizione di Renzi, che prima ha parlato di referendum inutile e poi si è spostato sul concetto di voto critico. “Non si può parlare di indipendenza, come si è fatto per molti anni qui in Veneto. Io credo fortemente – ha premeso Cordioli – che il valore democratico del voto sia la cosa più importante, quindi è giusto che i cittadini possano andare a votare comunque la si pensi. Personalmente, venendo alla domanda, a me hanno dato fastidio alcune posizioni partitiche tra Roma e Veneto, con leader nazionali di tutti i partiti che a seconda delle convenienze prendono o lasciano la bandiera referendaria e leader locali che devono fare i conti con queste posizioni. Ma, ripeto, importante è dare modo di votare ai cittadini. Dobbiamo ricordarci che il Veneto è un gigante economico ma un nano politico, e questa è una condizione che va assolutamente cambiata. Già nel 1921 Sturzo parlava di superamento del centralismo burocratico, stessa cosa diceva De Gasperi. Sul tema dell’affluenza, io ritengo che sia invece un dato importante, per contare veramente quando dopo il voto si andrà a Roma a trattare”.

La parola passa quindi a Riccardo Barbaro, Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Sona, al quale Busatta chiede come si ponga il Referendum veneto nel programma del Movimento e cosa ne pensa dei soldi spesi per indirlo, vista l’attenzione che sempre i grillini hanno per le spese pubbliche. “Per i Cinque Stelle – esordisce Barbaro – è sempre importante votare. Negli anni le regioni hanno provato a trattare con lo Stato per avere maggiore autonomia, ma senza alcun esito. Io ho vissuto dieci anni negli Stati Uniti, dove ho ammirato l’efficacia dei governi locali, con i cittadini che decidono direttamente. Noi Cinque Stelle crediamo molto nelle regioni e nel valore dell’autonomia, puntiamo addirittura al concetto di macro regioni. Importante ora – ha spiegato Barbaro, utilizzando anche alcune metafore – è che tutti portino il loro contributo, e questo attivismo dobbiamo mantenerlo anche nel futuro”.

Per la Lista Progetto Comune è intervenuto, quindi, Michele Giacomelli. A lui Busatta pone la questione su cosa pensi di chi definisce Lombardia e Veneto quali egoisti fiscali, per questa scelta referendaria. “Se si valuta esattamente la materia della tassazione – indica Giacomelli – notiamo un dislivello fiscale immenso tra quello che versiamo dal nord rispetto al centro, fino ad arrivare al sud dove il processo addirittura si inverte. A me hanno sempre insegnato che la solidarietà è importante, e noi veneti abbiamo sempre dato tantissimo, letteralmente centinaia di miliardi di euro. Non vogliamo quindi che ora tutti i soldi restino qui in Veneto, la solidarietà è un principio che non cessa, ma qualcosina in più deve restare. Lunedì, dopo il voto, non cambia nulla, ma è però da lì che si parte, avendo dato potere alla regione di andare a trattare a Roma con alle spalle un consenso ampio e diffuso”.

Microfono quindi ad Edgardo Pesce, Segretario della Lega Nord di Sona. Anche per lui la domanda di Busatta è politica: “nel 2009 la Lega Nord ha portato a casa il federalismo, ma oggi si vota per il referendum. Questo significa che il federalismo ha fallito?”.

“La lega Nord con il federalismo ha rotto il ghiaccio – argomenta Pesce -, poi è vero che sul cammino si sono inframmezzati molti impedimenti. Ma qualcosa comunque sta cambiando in forza di quella riforma: le siringhe, per fare un esempio minimo ma significativo, cominciano a costare alla sanità pubblica un importo uguale in ogni parte d’Italia. Votare domenica è importante – prosegue il Segretario della Lega Nord di Sona -, serve entusiasmo proprio per fare in modo che questo nano politico che è il Veneto possa finalmente diventare un gigante, come merita, dando conseguenza al voto con atti politici a Roma. Nel nostro programma di Governo c’è proprio l’attuazione del referendum. Se non si vota non cambia nulla, se si vota possiamo provarci”.

Dopo di lui vi è un breve intervento del Consigliere comunale della Lista Tosi per Sona Maurizio Moletta, seduto tra il pubblico, che raccomanda di andare a votare. “Dopo il voto – indica Moletta – sarà importante che tutti i politici del Veneto, al di là del colore, aiutino Zaia a portare a casa un risultato”.

Si è passati poi alla fase delle domande e degli interventi del pubblico. Noi del Baco abbiamo chiesto al Segretario della Lega Nord di Sona Pesce cosa ne pensa di tutti questi partiti che ora sembrano salire sul carro del referendum, carro che fino a poco fa era portato avanti solo dalla Lega. “Questo non è il referendum della Lega ma dei veneti – ha spiegato Pesce -. È nell’interesse di tutti. Se ne analizziamo, infatti, i contenuti si vede che non vengono portate avanti istanze di un singolo partito ma vi sono vantaggi per tutti, come dimostrato anche dal fatto che il Consiglio regionale l’ha indetto con voto unanime”.

Tra gli interventi del pubblico va segnalato quello di Alfredo Forlin, che ha spiegato come “in Italia vi sia un grave ritardo nello sviluppo delle autonomie locali, un tema che ci accompagna fin dai tempi dell’Unità d’Italia. È fondamentale che ciò che può essere fatto a livello locale venga fatto effettivamente a livello locale. La Spagna è un esempio negativo di dove può portare una gestione sbagliata di questo principio. La mia preoccupazione è però questa: fatto il referendum e portato a casa il sì, cosa succede? Il problema è che a livello nazionale già tra pochi giorni saremo in piena campagna elettorale e che quindi le istanze venete rischiano di passare in secondo piano”.

Chiosa finale di Pesce, che ricorda ai presenti che “quella di domenica è un’occasione unica per alzare la voce dal Veneto, al di là dei partiti. Chiunque poi governerà, dobbiamo costringerli a seguirci”.