Don Giorgio Zampini: “Pasqua, Dio ci ha dato il suo amore, da distribuire agli altri”

In occasione della Santa Pasqua pubblichiamo una riflessione di don Giorgio Zampini, Parroco di Sona, e di don Massimo Bonato.

 

Dio ci ha dato tutto, ma proprio tutto, tutto il suo amore, da distribuire agli altri…”. Sono le parole che il Vescovo Giovanni, celebrando insieme con noi gli esercizi spirituali parrocchiali, ha ripetuto più volte, indicando nello stesso tempo la necessità di aprirsi agli altri in modo che tutti siano partecipi dell’amore che Dio offre al suo popolo. I cristiani sono coloro che hanno questo compito di distribuire l’amore di Dio che non si trova nei pensieri o nel cuore, ma in coloro che alimentano la propria vita con l’Eucaristia e fanno della propria vita un’Eucaristia vivente. Maria, Madonna della Corona, ci richiama a questo riconoscendo nel modo di tenere il suo Figlio Gesù sulle ginocchia, la volontà di donarlo agli uomini perché non si dimentichino che ogni istante della nostra vita è da condividere con il Signore, altrimenti non riusciremo a tener fede alla nostra vocazione principale che è quella di distribuire l’amore agli altri perché noi lo riceviamo tutto.

 

Possiamo perciò dire che gli esercizi spirituali ci introducono in una dimensione di vita comunitaria più avanzata, che consiste in un’apertura tale che non ci siano persone che si sentono “foreste” in parrocchia o nel paese. Ancora di più a livello sociale si tratta di superare quelle sostanziali divisioni e maldicenze che esistono fra i componenti della comunità e ancor di più fra gruppi e associazioni. Nessuno deve sentirsi guardato e sparlato alle spalle. E’ un salto di qualità incredibile! Non possiamo e non dobbiamo cadere nel pessimismo, ricorda Papa Francesco, la cui radice sta proprio nel modo di guardarsi di sbieco gli uni gli altri. Invece se il vero centro è Gesù Cristo quanto coraggio, volontà, ottimismo nel vivere la fede. Questa è la fede arricchita, negli esercizi spirituali, dallo Spirito Santo: porsi un primo traguardo che può essere di imparare a gustare l’Eucaristia che celebriamo la domenica e nei giorni feriali. Non è così scontato qui da noi. Imparare a ricevere per distribuire è la ricetta per vincere l’egoismo e le chiusure che spesso si manifestano anche per organizzare una sagra. Se nella Messa riceviamo l’amore di Dio, non possiamo più riflettere con le pure categorie umane, ma umane e divine e quelle divine si trovano nella Parola di Dio che siamo chiamati ad ascoltare. Il tempo per il Signore non va misurato, va incrementato, va rivisto, va insegnato ai più giovani. Spesso avviene il contrario e aumentano le note negative.

 

Quale salto di qualità ci hanno proposto gli esercizi, ma non servono solo incontri per metterli in pratica; siamo chiamati a convertire noi stessi, meglio che possiamo, magari con l’aiuto del Sacramento della Riconciliazione, dell’Adorazione Eucaristica di ogni giovedì della settimana, per iniziare a distribuire l’amore di Dio. Solo così si fa una sagra divertendosi, si riesce ad aprire un oratorio sempre chiuso, si vive la fede in maniera più autentica superando i luoghi comuni sulla preghiera, sulla Messa, sugli incontri…, su tante cose che hanno reso la bellezza della fede cristiana a pura consuetudine che non è fede cristiana, che consiste invece nel fare di Gesù Cristo l’opzione fondamentale per la nostra vita.

 

Non ci possiamo nascondere dentro i paraventi dei grandi problemi della società di oggi su Dio che è lasciato da parte, ma è necessario che la nostra comunità diventi più felice, contenta, di condividere l’esperienza di vita personale e comunitaria con Cristo. Altrimenti i nostri ragazzi non saranno mai in grado di essere dei buoni cristiani e il diavolo sguazza per queste anime lasciate sole, senza Dio. Già lo vediamo con i nostri occhi. Via Dio, via l’uomo, rimane l’animale economico ed allora un vecchio non serve più e solo un peso… a cosa serve?

 

La Pasqua diventa il motore, la forza, per risorgere a vita nuova con l’aiuto dello Spirito Santo. Non commemoriamo una storia, ma celebriamo un memoriale che oggi diventa per noi risurrezione, passaggio per una vita veramente, ancora di più, cristiana. Certo occorre impegno, volontà, un cuore innamorato di Dio per poter ricevere nei misteri che celebreremo i doni che il Signore fa oggi alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito Santo.

 

Sia questo il nostro augurio carico di speranza, che la fede fa nascere nel nostro cuore, per riuscire a vivere la carità in una comunità viva e coraggiosa nel distribuire l’amore del Signore.

 

Don Giorgio e don Massimo