Don Antonio Sona lascia Lugagnano dopo dodici anni di servizio vero, anche nel silenzio

Non ha sicuramente un carattere semplice don Antonio, che certo discende direttamente dalla sua natura di uomo molto riservato. Un’indole, la sua, che probabilmente si è ulteriormente temprata nel delicato servizio che svolse presso ben due Vescovi della chiesa di Verona, prima Attilio Nicora e poi Flavio Roberto Carraro. Rigore, ordine, precisione: caratteristiche necessarie per chi deve occuparsi dell’agenda di un Vescovo.

Questa sua forma, che è anche assolutamente sostanza, fu subito evidente quando fece il suo ingresso come Parroco a Lugagnano nell’ormai lontano 2007, ben dodici anni fa. Ed è certo che in tutto il suo lungo percorso alla guida della parrocchia della frazione qualche difficoltà questa sua indole gliel’ha creata.

Quelle che per lui erano, e sono, regole che permettono di muoversi in un contesto saldo, possono da altri essere avvertite come rigidità eccessive, soprattutto in anni nei quali le parrocchie stanno tentando, con fatica e tra tanti dubbi, di cambiare pelle per rispondere ad un’epocale ondata di relativismo etico che, come in un mare in burrasca, offre pochi porti valoriali ed etici nei quali rifugiarsi.

Pure chi scrive queste righe ha avuto un inizio incerto con don Antonio, causato sicuramente anche dalla naturale, e forse comprensibile, diffidenza nei confronti della stampa che anima chi riveste incarichi esposti, e pochi incarichi sono più esposti oggi di quelli di un sacerdote.

Però il tempo è sovente galantuomo e pian piano io e don Antonio abbiamo imparato a conoscerci e a capirci. E quel rapporto inizialmente incerto si è poi approfondito, inspessito, trasformandosi in quella che io ritengo essere una vera amicizia (lo scrivo qui, a lui mi accorgo ora di non averlo mai detto). Pur nelle differenze di vita, di percorsi, di caratteri, di tempi e di modi.

Ma che sacerdote è stato per Lugagnano? Come tanti, in questi dodici anni ho fatto esperienza di cosa sia per don Antonio la missione di Parroco. Il suo essere sacerdote si declina, innanzitutto e soprattutto, in una profonda e costante attenzione verso l’ultimo, verso il povero – di qualsiasi povertà si tratti, materiale o morale -, verso chi fatica a vivere, verso chi è sempre e comunque un passo indietro.

Don Antonio Sona.

Una sollecitudine, la sua, tanto instancabile quanto nascosta e poco conosciuta. Rispettosa del silenzio e della riservatezza, senza cercare facili applausi. Ma una sollecitudine che, al contempo, non teme certo di esporsi quando diventa necessario farlo. Ad esempio, ricordo perfettamente quella messa domenicale nella quale annunciò, ad una platea per una parte non del tutto convinta, la decisione di prendersi carico, come parrocchia, di tre migranti. Seppe cosa dire e come dirlo, e pur senza gli applausi di tutti ottenne dalla sua comunità parrocchiale un consenso su questa scelta non scontato, in tempi certo non facili per chi predica accoglienza.

Nell’ultima intervista che ha rilasciato al Baco, a firma di Gianmaria Busatta, a fronte di una domanda su come vivesse l’anniversario per il suo trentesimo di sacerdozio, rispose che “i miei trent’anni di sacerdozio assumono un rilievo particolare perché coincidono con il cinquantesimo della consacrazione della chiesa di Lugagnano e con le ricorrenze di altri gruppi. Ecco, mi considero una parte di un bellissimo ventaglio di anniversari”. Un’affermazione che condensa perfettamente la visione che don Antonio Sona ha del suo ruolo: sempre un passo dietro, sempre una posizione defilata, sempre uno spirito di servizio che mai deve portare ad un qualche ritorno personale.

In questi dodici anni di sua presenza in mezzo a noi sono state tante le vicende felici e le vicende tragiche che si sono succedute, perché è di una materia complessa che sono impastate le nostre vite, private e comunitarie.

Lugagnano non è un paese semplice, la nostra non è una comunità facile, sia per le dimensioni che ha assunto sia per lo spirito dei tempi, che vede più spinte centrifughe che movimenti di coesione. In tutto questo mi sento di dire che don Antonio ha svolto il suo compito di guida per la parrocchia con la forza, l’impegno, la testa ed il cuore che erano richiesti.

Ottenendo tanti risultati, alcuni evidenti come il Centro Aiuto Vita e l’Emporio Solidale, ed altri meno visibili ma ugualmente importanti per chi ne è stato coinvolto.

D’altra parte, era Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, a raccomandare come stile di vita di “pregare come se tutto dipendesse da Dio ma di lavorare come se tutto dipendesse da te”.

Ora don Antonio è chiamato ad una nuova missione, in una nuova parrocchia. Nel corso di una serata del corso fidanzati nella quale mi aveva chiesto di portare un mio piccolo intervento, ricordo che rivolgendosi alle giovani coppie presenti in sala, disse: “Ricordate che nella vostra famiglia, come nella comunità di cui sarete parte, solo sforzandovi di capire e accogliere l’altro soprattutto quando sarà più difficile farlo, quando sarà più faticoso farlo, quando sarà più doloroso farlo, sarete in grado di costruire ponti solidi e rapporti veri sui quali proseguire il cammino”.

Buon lavoro per il tuo nuovo incarico, don Antonio. E che queste righe siano solo un arrivederci.

Don Antonio Sona celebra la sua prima messa nella sua nuova parrocchia di San Giovanni Evangelista a Verona domenica 22 settembre.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 fonda il Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

Related posts