Dodi Battaglia: “Ogni giorno sogno ancora i Pooh” (“E forse non sapete che ho un caro amico a Sona”)

Parlare di Dodi Battaglia è come presentare ad un gruppo di turisti in gita la storia dell’Arena. Non sai da dove cominciare perché sai, che un personaggio di questo calibro, è davvero tante cose: molto di più “del chitarrista dei Pooh”, insignito del titolo di miglior chitarrista d’Europa nel 1981; molto di più di uno straordinario compositore che ha scritto oltre 150 canzoni. Molto di più di un cantante che interpretato melodie che fanno parte della vita di tre generazioni buone

Dody, hai appena pubblicato un nuovo disco, “Inno alla musica”. Scherziamoci su: Hai l’ambizione di fare concorrenza, almeno nel titolo, dell’Inno alla Gioia di Beethoven?
Io – esclama sorridendo – ho voluto scrivere un inno a tutti coloro che amano e che fanno la musica, tanto è vero che all’interno dell’album inneggio ai grandi autori, da Volare, a Vincerò, alla Bianca scia di un’elica, piuttosto che al Corriere della Sera scritto da Valerio Negrini o alle 50 primavere di Stefano D’Orazio. E’ un tributo dovuto a tutti quelli che fanno il mio mestiere. Non doveva essere questo il titolo, avevo scelto “Una storia al presente” il brano che ho scritto per il mio amico fraterno per il quale stiamo soffrendo ancora come i cani, ma poi ho pensato che qualcuno avrebbe potuto pensare a una scelta “ruffiana” o speculativa, e quindi ho cambiato idea. Poi mi è venuta l’idea della copertina, ispirata alle chitarre bruciate da Jimmy Hendrix, e quindi rappresentare 14 brani come “Inno alla vita” mi è sembrato perfetto. I primi risultati sono incoraggianti. L’album sta andando molto bene nelle classifiche di vendita. La musica è la mia vita, ho rotto le scatole ai miei genitori che mi hanno regalato a cinque anni una fisarmonica. Sapevo leggere le note, non ancora le lettere.

La copertina del nuovo album di Dodi Battaglia.

Qui siamo a Sona in territorio veronese. Che mi dici in proposito?
Verona racchiude un sacco di storia. Dici Arena di Verona: dici tutto. Io ho un sacco di amici, anche un carissimo amico di Lugagnano che vende strumenti musicali (Il mitico Giambattista Zerpelloni della Musical Box, NdR) e pensa, ho anche dei parenti. Abitano a Caprino, li vedo poco ma quando capita ci sto volentieri. Naturalmente poi c’è Azzurra Music, la stessa etichetta di Riccardo Fogli, anch’essa veronese. Con loro abbiamo portato avanti la bella tradizione Pooh di fare packaging dei dischi molto curati.

A proposito del disco: ti sei gasato di più a suonare una Fender Broadcaster del 1958 o la chitarra di tua invenzione, la Dodicaster?
Eheheheh… Quando ho inciso questo disco mi sono avvalso di tutte le chitarre che sono raffigurate nella copertina. Ho fatto anche un libro dedicato alle mie sessanta compagne di viaggio, proprio loro le mie chitarre. Tra l’altro ho usato anche un mandolino. Nei brani più rock ho in effetti usato la chitarra che ho realizzato con un amico liutaio a cui ho fracassato i… fino a convincerlo.

Prima di ascoltare il tuo disco, ti avrei chiesto se i Pooh li hai dietro o a fianco. Poi ascoltandolo ho capito che li hai invece proprio dentro.
Mah sì, non puoi abbandonare un atteggiamento. Noi abbiamo imparato il rispetto per il pubblico e per il nostro mestiere. Questo è alla base del successo che abbiamo avuto, di ciò che siamo anche singolarmente. I Pooh fanno parte di me, anzi faccio proprio outing. Ti dico in modo particolare con Stefano, che è stata la cosa particolare che mi ha colpito al cuore, non ti nego che un giorno sì e un altro pure, durante i sogni succede che magari siamo in viaggio, saliamo su un palco, siamo in sala di incisione o siamo a cena. Guarda, spessissimo sogno di essere in compagnia dei miei colleghi perché è stato così lungo ed emozionante il percorso fatto insieme che non puoi dimenticarlo.

Hai un primato nei Pooh. Sei diventato nonno per primo.
Eheh… si… Anche uno dei primi a figliare… aspetta Roby mi ha battuto ma lui ha sette anni più di me… sono stato il Pooh che ha avuto i figli più da giovane. Ho avuto la prima figlia che avevo 24 anni. Sono nonno con grande soddisfazione, eh! Ho quattro figli e quattro nipoti. Ti confesso che i nipotini li puoi viziare… “eh sai il nonno è un po’ rimbambito”, così fai quello che vuoi e poi se li portano a casa i genitori! E tu fai il nonno buono!

Certo che oltre ai Pooh avevi quel supergruppo. Adelmo e i Suoi Sorapis con Zucchero… Vandelli, Fio Zanotti sarebbe bello vedervi di nuovo insieme. Che mi dici?
Cosa vuoi sapere di una banda di sciamannati così! Però ce lo diciamo ciclicamente. Lo dissi anche a Carlo Conti durante il 50esimo anno di carriera dei Pooh. Carlo mi disse “dai facciamolo” e quando mi sento con Zucchero e Vandelli continuiamo a ripetercelo.

Ti faccio una domanda un po’ banale. Qual è il più grande chitarrista del mondo?
Il più bravo? Ma troppi ce ne sono… Ecco nella chitarra i più bravi sono quelli che rivoluzionano.. Jimi Hendrix su tutti, ma anche Mc Laughing e Paco De Lucia con cui ho avuto il piacere di duettare… piuttosto che Tommy Manuel e Al di Meola. Questi artisti hanno dato una spallata al modo classico di suonare. Queste persone non si sono adagiate e hanno detto “da oggi si può suonare anche in questa maniera qua”.

Chiudo questa intervista con una suggestione. Il tuo primo disco da solista si chiamava “Più in alto che c’è” (title track scritta da Vasco Rossi). Ecco, quando tu, tra tanti anni arriverai “piu in alto che c’è”, sulla porta di entrata con la tua chitarra, dove ci saranno Stefano D’Orazio e Valerio Negrini, cosa intonerai a loro?
Mmm… cavolo… che domanda…. Credo… credo che per Valerio farei un pezzo dei Beatles, che sono la nostra matrice… vedendo Stefano… beh farei forse 50 Primavere che è il brano che abbiamo scritto insieme per il cinquantesimo di matrimonio dei suoi genitori!

Ciao grande Dodi. Buona musica!
A presto, un saluto a tutti.