Divorzio, vanno considerati i cambiamenti che hanno interessato la società

Capita spesso di sentir dire che “una volta non c’erano tutti questi divorzi”, e in effetti questa affermazione è supportata dalle statistiche, sia che si guardi il fenomeno a livello locale, sia che lo si guardi a livello nazionale: separazioni e divorzi sono notevolmente aumentati negli ultimi anni, anche se l’Italia si mantiene ancora al di sotto della media europea.

Bisogna fare attenzione però a non considerare solo le implicazioni negative di questo dato: per evitare di cadere nel luogo comune secondo il quale “una volta era meglio”, il fenomeno va considerato alla luce dei cambiamenti legislativi, sociali e culturali che lo hanno determinato. Questi cambiamenti hanno riguardato in modo particolare i rapporti tra i coniugi e il ruolo della donna, all’interno sia della coppia che della famiglia.

A livello legislativo molte cose sono cambiate da quando il diritto di famiglia, codificato nel primo libro del Codice Civile nel 1942, concepiva una famiglia fondata sulla subordinazione della moglie al marito, sia nei rapporti personali sia in quelli patrimoniali, sia nelle relazioni di coppia sia in quelle nei confronti dei figli.

La riforma del diritto di famiglia del 1975, infatti, tra le altre cose, riconobbe la parità giuridica dei coniugi, abrogò l’istituto della dote e sostituì la patria potestà con la potestà di entrambi i genitori. La disparità di ruoli tra marito e moglie fino agli anni ’70 è evidente anche guardando il Codice Penale, il quale fino al 1968 prevedeva che la moglie adultera fosse punita con un periodo di reclusione che poteva durare fino ad un anno (mentre l’adulterio maschile non era punito).

Nel corso degli anni ci sono stati anche altri avvenimenti che, da un punto di vista legislativo, hanno contribuito alla modifica dell’istituzione della famiglia: basti pensare all’introduzione del divorzio nel 1970.

Parallelamente, a livello sociale e culturale la situazione è molto cambiata rispetto ad una volta. La famiglia tradizionale, quella di alcuni decenni fa, era agricola e patriarcale, era molto numerosa, e riuniva genitori, figli e nipoti sotto lo stesso tetto. Gli uomini lavoravano mentre le donne si occupavano della casa e dei figli. L’Italia di oggi è invece un paese prevalentemente industriale, e la famiglia, tipicamente, è composta dai due genitori – entrambi con un lavoro fuori casa – e da uno o due figli (raramente di più).

Marito e moglie oggi hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, e possiamo affermare che questa è una delle cause dell’aumento del numero di divorzi negli ultimi decenni.

Questo dato va però letto in due modi: se da un lato, è vero, è forse aumentata la superficialità con cui ci si avvicina al matrimonio, dall’altro non si può non considerare che la possibilità di una separazione o di un divorzio, che la donna ha oggi e non aveva alcuni decenni fa, ha anche dei lati positivi.

Chi ha più di 50 anni si ricorderà probabilmente di come, una volta, i problemi familiari venissero nascosti agli occhi esterni, e di come anche le più gravi situazioni che si potevano verificare in famiglia venivano sopportate, mascherate o nascoste: semplicemente, non c’erano soluzioni alternative.

Oggi ci sono, quello che si deve tentare di fare è di usarle nel modo migliore.

Paola Spera
Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.