Discarica Ca’ di Capri, abitanti esasperati

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Cresce la preoccupazione tra la popolazione sulle sorti e sugli effetti della esalazioni provenienti dalla discarica Ca’ di Capri a Lugagnano. Gli odori che provengono dal sito, sotto sequestro dall’ottobre dell’anno scorso dopo l’arresto di nove persone tra cui dirigenti della Rotamfer, ditta che gestisce l’impianto, per violazione delle norme sullo smaltimento dei residui, sono forti e incessanti. Che cosa stanno respirando gli abitanti della zona, quali sostanze vengono rilasciate nell’aria e quali eventuali rischi sanitari possono procurare alla cittadinanza?

 

Sono solo alcune delle domande che Legambiente e Comitato cittadini di Sona hanno formulato in un’assemblea pubblica con la cittadinanza a Lugagnano, a cui hanno partecipato anche diversi rappresentanti dell’amministrazione comunale di Sona, tra cui il sindaco Gualtiero Mazzi e l’assessore all’ecologia Vittorio Caliari.

Dopo la scoperta sei mesi fa dell’autocombustione senza fiamma dei rifiuti a 400 gradi, per arginare il fenomeno è stato iniettato azoto liquido a meno 190 gradi sui materiali per cercare di raffreddarli. Ma non si sa ancora con precisione quali siano stati gli effetti di questa operazione e se si sia risolto il problema. Il Comune assicura che i rifiuti siano sotto controllo, ma che verranno effettuati nuovi monitoraggi per cercare di capire meglio quale sia la situazione.

 

«È innegabile», spiega tuttavia Mazzi, «che ci siano stati degli errori nei controlli e nella gestione della discarica. Se Ca’ di Capri verrà riaperta, il Comune si impegnerà affinché venga gestita in maniera oculata e vengano fatti dei controlli rigorosi e approfonditi». «Ad oggi», ammette il sindaco, «anche noi non sappiamo con esattezza quali rischi corriamo. Ci atteniamo ai risultati dell’Arpav. Mi auguro tuttavia che le indagini delle magistratura facciano chiarezza una volta per tutte e che se verrà riaperto il sito si lasci anche agli enti pubblici la facoltà di intervenire nel controllo e nella gestione dell’impianto».

 

Da parte sua Legambiente ha annunciato che presenterà una lettera di diffida alla Regione per la revoca del provvedimento regionale che ha autorizzato l’impianto, una alla Provincia per il ritiro del provvedimento provinciale che ha concesso l’esercizio della discarica, e una al Comune di Sona per capire come intende agire su un’eventuale bonifica del sito. «Stiamo assistendo a un balletto delle responsabilità», spiega Michele Bertucco, presidente di Legambiente Verona. «Ognuno scarica la patata bollente a qualcun’altro. In questi mesi ci saremmo aspettati una conferenza di servizi tra gli enti preposti per decidere le iniziative da attuare per tutelare il territorio e la salute dei cittadini. Anche perché la magistratura non avrà diritto di vita o di morte sulla discarica ma potrà solo sollecitare i provvedimenti da attuare. Saranno gli enti a dover prendere gli accorgimenti del caso».

 

L’assemblea è stata l’occasione anche per ritornare sulla vicenda della Sun Oil, dopo l’inaspettata decisione da parte della Provincia di rilasciare alla ditta l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera dell’impianto di lavaggio delle autocisterne. Il provvedimento è stato preso nonostante l’azienda di via Molinara sia sotto sequestro dall’aprile del 2006. «Le decisioni prese dall’organo tecnico provinciale non ci lasciano tranquilli», dichiara il sindaco Mazzi. «Per tutelarci presenteremo un ricorso al Tar».