Dietro le quinte della Storia: la prima volta di una giornalista del Baco al Consiglio Europeo di Bruxelles

Abitare a Bruxelles significa avere un naturale rapporto ravvicinato con le istituzioni europee. O perché ci si è coinvolti a livello professionale, direttamente o indirettamente, oppure perché è la città stessa che ti fa capire sei nel cuore dell’Unione Europea e ti coinvolge nel suo attaccamento alla politica. Per lo meno, questo è quello che significa per me.

Ciò che non è affatto naturale è invece realizzare che provieni dalla frazione di un Comune di provincia, Sona, e senza averlo previsto troppo in anticipo ti ritrovi ad un passo da tutti quelli che, lì a Bruxelles come nei parlamenti dei loro rispettivi Paesi, discutono e decidono del futuro tuo e di tutto il resto dei cittadini d’Europa.

Tra te e loro c’è solo una ringhiera e una schiera di aste verticali che sorreggono le bandiere di 27 stati diversi. Tu sei una giornalista, loro sono i Capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’UE, insieme al presidente del Consiglio europeo e alla presidente della Commissione europea.

Chi sei e per chi scrivi c’è scritto sul tuo tesserino. Prevale il senso di inadeguatezza: sei circondato da giornalisti delle più importanti testate italiane ed europee, che si muovono senza dubbio e senza indugio come se quella fosse ormai casa loro, mentre tu cerchi di sembrare sciolta per non farti notare. Ma poi ti fermi e pensi che per la prima volta, Il Baco da Seta che tu rappresenti ha un posto a sedere nella sala stampa del Palazzo Europa, mentre è in corso il Consiglio Europeo.

Partecipare per la prima volta come giornalista a questo evento che si tiene quattro volte l’anno qui a Bruxelles è stata un’esperienza emozionante e stimolante, che mi ha fatto sentire parte di un contesto politico e mediatico di grande rilevanza (e molto più grande di me).

Ho avuto la possibilità di ascoltare le dichiarazioni di alcuni leader e di raccogliere testimonianze di alcuni politici nel momento post-consultazioni, riflettendo allo stesso tempo sull’importanza del lavoro giornalistico in sé, qui dove tutti agiscono in nome dell’informazione in tempo reale, affamati come avvoltoi e armati di smartphone con il registratore acceso o con telecamera e microfono collegati in diretta.

on la consapevolezza della responsabilità che c’è dietro a questo lavoro, ho lasciato ai veterani giornalisti il compito di scrivere in modo accurato e obiettivo sulle decisioni e sulle conclusioni del Consiglio – tra cui la strategia su Ucraina e Medio Oriente e le nomine a seguito delle elezioni europee -.

Io questa volta faccio solo il racconto di chi racconta, dopo averlo vissuto da dentro, con la speranza che non sia l’ultima volta a vedere il mio nome e quello del Baco stampati su un badge UE da appendere al collo.

Valentina Farina
Classe '95 e originaria di San Giorgio in Salici, è cresciuta con la passione per la scrittura e l'amore per lo sport, soprattutto la pallavolo. Nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e giornalismo all’Università di Verona, e dopo aver lavorato diversi anni come bibliotecaria, oggi prosegue, in campo professionale, sulla strada dell'informazione.