Dietro la porta

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La notizia è tristissima, lancinante: lo scorso gennaio una giovane mamma straniera, un marito e tre figli, si è tolta la vita nel nostro Comune. Per rispetto verso i parenti – verso di lei – abbiamo ritenuto di non pubblicare nemmeno una riga di cronaca. Anche perché non esiste cronaca per tanto dolore. Ci permettiamo però, ed è un dovere farlo, una riflessione a voce alta.

Perché queste sono tragedie che non possono non coinvolgere tutta la nostra comunità. Non conoscevamo questa signora come non conosciamo la sua famiglia e le motivazioni di un simile gesto estremo. Quello che però conosciamo perfettamente è la situazione di estraneità, di marginalità, di indifferenza nella quale vivono troppi nostri concittadini, nuovi o di antica residenza, italiani o stranieri. Troppe, imperdonabilmente troppe sono le persone e le famiglie che fisicamente dimorano tra di noi, nelle nostre vie, nei nostri quartieri, che frequentano i nostri negozi e che mandano i figli nelle nostre scuole, ma che sono di fatto invisibili.

Come nemmeno esistessero, come facessero parte di un universo parallelo che non ci appartiene. Invisibili. Talvolta per colpa loro, per una ritrosia ed una difficoltà ad aprirsi ai vicini, alla comunità, che ha tanti motivi tutti caratterizzati da un logorante mal di vivere: problemi economici, provenienze complesse, lingue diverse, difficoltà di inserimento. Molto spesso per colpa nostra, che troppe volte non sappiamo uscire di casa, non sappiamo andare oltre il nostro stretto giro di amici, la nostra confortevole cerchia di persone fidate, il nostro gruppo, la nostra associazione, ciò che sentiamo nostro. Solo nostro.

Ed invece nell’ombra scomoda degli angoli delle nostre vite ci sono altre vite che avrebbero semplicemente bisogno di una mano tesa, del calore di un invito, di un sorriso e di una parola partecipe. Piccoli gesti, quasi impercettibili nel frastuono delle nostre giornate piene di cose da fare e di persone da incontrare. Piccoli gesti che però fanno la differenza tra il freddo anonimato che può annientare ed il sentirsi esistere riconoscendoci negli occhi di chi ci vive accanto.

 

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.