Dieci anni dal terremoto dell’Aquila: Il SOS di Sona fu protagonista dei soccorsi con i propri uomini e mezzi

6 aprile 2009, dieci anni fa come oggi. Una notizia tremenda arriva, di primissima mattina come un fulmine a ciel sereno, nelle case di tutta Italia. La città dell’Aquila è stata colpita da un fortissimo terremoto. Alle 3.32 una scossa di magnitudo 6.3 della scala Richter, con epicentro nella conca aquilana e avvertita in maniera netta in tutto il Centro Italia, consegna agli occhi degli italiani l’ennesimo dramma umano generato da un evento naturale catastrofico. 

La ricorrenza dei dieci anni dal giorno dell’accaduto è un momento simbolico per tracciare un ricordo di quei drammatici momenti, ma anche una occasione per ricordare e rimarcare con forza di come,  il senso di appartenenza alla comunità Paese Italia di fronte ai veri drammi umani, abbia saputo e sappia andare oltre alle divisioni territoriali che , spesso, si portano dietro retrograde e  discutibili divisioni culturali e chiusure ideologiche.

Alcuni dati su tutti per ricordare la portata dell’evento: 309 le vittime, oltre 1.600 i feriti, oltre i 10 miliardi di euro i danni stimati

Il ricordo di chi scrive è legato soprattutto al momento in cui questa notizia è arrivata dirompente all’interno della sede del S.O.S. a Sona. Eventi di questa portata fanno presagire una logica conseguenza: bisogna prepararsi a rispondere all’allerta sia per i Soccorritori Sanitari sia per la Protezione Civile. E così fu. L’allerta infatti non ha impiegato molto tempo ad arrivare: già alle 7.36 del 6 aprile la Provincia di Verona, a sua volta attivata dalla Regione Veneto su coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, contatta il SOS per chiedere l’organizzazione di squadre miste Sanitari e Tecnici di Protezione Civile in pronta partenza.

Che avviene esattamente il giorno dopo: alle 5.30 del 7 aprile la colonna mobile della Provincia di Verona  si mette in marcia dalla caserma Santa Marta a Verona in direzione l’Aquila. Ne fanno parte 70 volontari con 20 automezzi di varia natura. Del S.O.S. una squadra mista composta da cinque Soccorritori Sanitari, cinque tecnici di Protezione Civile, un medico specialista di emergenza-urgenza, un infermiere professionale, un’automedica, un’ambulanza, un Punto Medico Avanzato mobile e attrezzatura di vario genere. Il numero di persone che si rese disponibile fu impressionante, tra di loro il ricordo affettuoso di due soccorritori S.O.S., che ora non ci sono più, e che furono tra i più attivi e  motivati in quei momenti concitati: i compianti Giuseppe “Tode” Todeschini e Marco Vicolo. Ad entrambi e al loro ricordo, successivamente, l’Associazione avrebbe dedicato due nuove ambulanze.

A quella squadra iniziale si affiancarono successivamente anche volontari delle Croce Bianca e della Croce Verde di Verona. Un impegno umano straordinario, cadenzato da un ritmo operativo senza soluzione di continuità h 24 che, fino al 23 maggio 2009, ha visto impegnati sul campo 43 volontari S.O.S. tra  Soccorritori Sanitari e tecnici di Protezione Civile, 24 Soccorritori della Croce Bianca e 28 Soccorritori della Croce Verde

Nelle foto il SOS di Sona impegnato nei territori del terremoto del 2009.

L’impegno del S.O.S. fu probante: in quel periodo l’Associazione gestiva la quotidiana del servizio di urgenza-emergenza H 24 a Sona. Distaccare risorse umane e risorse di mezzi necessari al lavoro giornaliero fu una scelta consapevole. La risposta interna all’Associazione fu straordinaria, chi rimase a casa triplicò i propri sforzi per far si che, questo impegno, non togliesse nulla all’altrettanto straordinario impegno quotidiano sul nostro territorio. In un dettagliato resoconto postumo del luglio 2009 l’allora Tesoriere S.O.S. Chiara Tommasini tracciò un precisissimo bilancio di quella incredibile avventura umana.

Cercherò di inserire qui alcune riflessioni che hanno il compito di provare a cogliere aspetti che vanno oltre un bilancio di numeri e cifre già di per se straordinario. 

Un episodio su tutti va ricordato. Tra le attrezzature usate all’Aquila il S.O.S. aveva portato con se un’ambulanza acquistata nel 1995 grazie all’impegno di tutti i volontari. Era un mezzo a cui l’Associazione era molto affezionata e, a tutti gli effetti, era ancora molto utilizzata nella quotidianità del servizio territoriale. La Croce Verde di Avezzano, una realtà di soccorso locale all’Aquila, aveva perso il suo mezzo distrutto sotto le macerie della loro sede. In quella circostanza il Consiglio Direttivo del S.O.S., a chiusura della esperienza aquilana, decise di lasciare l’ambulanza sul posto e donare il mezzo alla Croce Verde. Qualsiasi necessità operativa a Sona non sarebbe mai stata altrettanto importante quanto quella di una realtà amica che aveva perso tutto. Qualcuno avrebbe guardato in giù. E così fu : il bene genera il bene. Proprio qualche settimana dopo la scelta giunse la notizia inaspettata ed improvvisa che il S.O.S. sarebbe stato oggetto della donazione di una nuova ambulanza. Una cosa straordinaria nella straordinarietà.

Apro una finestra per una valutazione del tutto personale sulla capacità che ha il Paese Italia di essere presente a se stesso di fronte alle calamità naturali. Parlando di terremoti, nel 1976 il compianto Giuseppe Zamberletti, a seguito del terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia, si attivò per dare vita al Dipartimento di Protezione Civile Nazionale. Da allora fu fatta molta strada e, tra alti e bassi, innegabilmente la Protezione Civile in Italia è diventato uno dei pilastri sui quali si regge il sistema di gestione delle emergenze nazionali. 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sia il terremoto dell’Aquila sia quelli successivi dell’Emila Romagna del 2012 e del centro Italia nel 2016, ci consegnano la fotografia di un sistema di gestione delle emergenze nazionali che sa attivarsi con discreti se non buoni risultati operativi. Dico discreti perché ci sono ampi spazi di miglioramento, pur constatando il valore della base di partenza. Il dente duole sul dopo, quando è il momento di far ripartire una comunità, una città, una regione. Qui compaiono le sabbie mobili di un sistema Paese dove tutto diventa difficile. Cerco di non essere qualunquista ma pragmatico: un evento come quello dell’Aquila si porta dietro problematiche di straordinaria complessità che richiedono risorse economiche immense difficili da gestire e soprattutto da reperire. Sarebbe troppo semplice classificare il tutto dicendo “Se si vuole i soldi si trovano”. Non è così semplice.  E’ altrettanto innegabile che ingenti possibilità legate alla ricostruzione generano appetiti famelici di imprenditori e politici, con pagine e pagine di cronaca che ci regalano becere vicende di corruzione. E quindi servono regole del gioco chiare nell’attribuzione di competenze, permessi, appalti ecc, ecc. 

Situazioni straordinarie richiedono una consapevolezza e una coscienza straordinaria. Non in chi fa del malaffare il proprio stile di vita, questa è una causa che vale sempre la pena combattere e non dichiarare mai persa.

L’impegno straordinario di fronte ad eventi straordinari di un singolo impiegato o di un singolo funzionario comunale, di un singolo Assessore, di un singolo Sindaco, di un singolo funzionario di Protezione Civile, di un singolo Deputato, di un singolo Ministro e via via fino al Presidente della Repubblica non sono una straordinarietà. Non classifichiamo per tale quello che non è. Sono atti dovuti. Il dovere morale e “politico” in senso ampio è avere la capacità di fare uno scatto in avanti con un impegno personale particolare. Non solo dichiarato a parole. Le parole vengono portate via dal vento e rimane poco. Che non significa venire meno o andare contro le regole. Ognuno per le proprie competenze deve prendersi carico di un singolo problema, farlo e sentirlo proprio, trovare le forme di condivisione di collaborazione per arrivare a risolverlo, avere la cognizione che il tempo con cui le cose vengono fatte è un fattore determinante, non demordere nella volontà di portarlo a conclusione.

Ecco forse cosa serve al Paese Italia per trasformare il dopo di una catastrofe in un momento di rinascita: uno scatto d’orgoglio in chi, a vario titolo, ricopre ruoli di pubblica amministrazione a tutti i livelli. La fantomatica burocrazia è un male che nasce all’interno delle menti, delle abitudini,  dei modi di fare e delle assuefazioni agli eventi.

La Comunità di Sona è parte attiva nel dopo terremoto che ha colpito il Centro Italia nel 2016, accumunata nel progetto #solidarietaprofontedelcampo con quelle di Sommacampagna, Castelnuovo del Garda , Povegliano Veronese e San Pietro in Cariano. Questi cittadini hanno messo in campo uno scatto di coscienza e aspettano di poter fare squadra con chi amministra il bene pubblico.

Alfredo Cottini

About Alfredo Cottini

Nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Residente a Lugagnano sin dalla nascita, un figlio. Diplomato in Informatica presso l'ITIS G. Marconi di Verona. Attivo nel volontariato da 24 anni come socio attivo nell'Associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui è attualmente Vice Presidente e responsabile delle Pubbliche Relazioni. E' consigliere della Pro Loco di Sona. E' tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

Related posts