Dieci anni con don Antonio Sona, Parroco di Lugagnano e segretario di due Vescovi

Quando andai ad incontrarlo qualche anno fa per una delle rare interviste che nella sua invincibile ritrosia ci ha concesso, mi restò impressa una risposta che mi diede quando gli chiesi se quella di Lugagnano fosse una parrocchia aperta o una parrocchia che alza muri. Ricordo che dopo averci pensato un attimo, Don Antonio allargò le mani e poi mi rispose. “Entrambe le cose: vi è grande disponibilità, grande apertura, grande volontà e grande ricerca di comunione. Con vere punte di eccellenza, come coppie e singoli che hanno fatto e fanno esperienze di missione dentro e fuori la comunità. Ma si trovano però anche dei muri, perché talvolta per alcuni lasciare le proprie sicurezze per favorire un vero confronto è difficile”.

Ecco, in questa risposta che sa tenere assieme esperienze e direzioni differenti ritrovo anche oggi tanto del sacerdote che è don Antonio Sona, che proprio in questi giorni festeggia i dieci anni del suo arrivo a Lugagnano, nell’ormai lontano autunno del 2007.

Classe 1964, nato a Tomba Extra a Verona, da dove proviene storicamente la sua famiglia, ordinato sacerdote nel 1989, arriva a Lugagnano dopo aver prestato la sua opera in alcune parrocchie e soprattutto dopo aver lavorato nella segreteria di due Vescovi, Attilio Nicora (che poi lo avrebbe voluto con lui a Roma) e Flavio Roberto Carraro. Due Vescovi profondamente differenti, che in maniera diversa hanno sicuramente influito nel suo modo di essere pastore.

E’ capitato che qualcuno a Lugagnano gli rimproveri un’eccessiva attenzione alla formalità delle regole, retaggio sicuro della sua formazione nella segreteria vescovile. Forse nella critica vi sono anche degli aspetti di verità, ma in fondo chi dice questo non capisce che don Antonio anche nelle regole trova l’equilibrio per guidare una comunità parrocchiale complessa come quella di Lugagnano in maniera coerente e sicura. Non si tratta quindi di un formalismo sterile, che porta all’osservanza della regola solo per la regola, ma dietro vi è il convincimento forte che una mano salda permette di affrontare con più sicurezza le burrasche che talvolta, purtroppo, colpiscono anche le nostre comunità.

Perché poi don Antonio, all’interno di quelle regole, sa percorrere quotidianamente con intelligenza e cuore percorsi di solidarietà e di attenzione agli ultimi, alle famiglie in difficoltà, ai piccoli e agli anziani alla deriva, ai migranti senza orizzonti, ai nostri concittadini che hanno perso tutto compreso la speranza. Percorsi di sostegno concreto che tanti non conoscono, anche all’interno della comunità, ma che sono segnali di luce che non verranno dimenticati.

Con la collaborazione dei Curati e dei due Coparroci che lo hanno affiancato (l’ultimo, don Pietro Pasqualotto, è arrivato a Lugagnano qualche settimana fa), e con gli inevitabili alti e i bassi, in questi dieci anni Don Antonio ha saputo condurre bene la nostra parrocchia nei mari non semplici di una comunità ormai inevitabilmente frammentata, in un periodo storico di forti relativismi culturali e valoriali e nella realtà di una Lugagnano che, per tanti versi, rischia sempre più di trasformarsi in periferia lunga di Verona, con tutti i problemi sociali conseguenti.

E lo ha fatto con Fede forte, di sacerdote di antica scuola, con una vocazione di accoglienza vera e non semplicemente ostentata, con uno spirito ironico e leggero che ti sorprende dietro quell’apparenza ingannevolmente austera e con la preziosa lungimiranza di saper capire dove è giusta l’intransigenza e dove è, invece, necessaria tanta flessibilità. Come sanno fare solo un buon padre di famiglia e un pastore saggio che ama il suo gregge.

Un abbraccio caro don Antonio, e auguri da tutta la nostra comunità per i tuoi preziosi dieci anni tra di noi. Ed ora avanti, senza paura.

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