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Desidero un mondo senza Festa della Donna.

Fantastico un mondo di pari occasioni.

Spero in un mondo dove il valore di una persona non dipenda dal suo genere.

Penso a un mondo in cui poter passeggiare sola la notte.

Sogno tanti cambiamenti.

Sono una donna. Ho vent’anni e, nonostante lo studio, della vita vera so ancora molto poco. Ma voglio credere nel futuro.

Sono cresciuta con modelli di donne forti che hanno saputo affrontare a testa alta ciò che la vita ha messo loro davanti. Una vita che sono state in grado di declinare nella forma più adatta a loro.

Al giorno d’oggi si sente tanto parlare di quello che le donne posso, non posso e (implicitamente) dovrebbero fare, senza però dar loro veramente modo di scegliere. E, purtroppo, ho notato che spesso questi paletti invisibili, che limitano le aspirazioni femminili, sono posti dalle donne stesse. Notare bene: non nego l’impostazione chiaramente patriarcale della nostra società, ma non posso fare a meno di osservare come spesso il nostro nemico siamo noi stesse.

Negli ultimi settant’anni siamo passati dall’idea di donna come moglie e madre amorevole a quello di donna in carriera che non per forza deve avere una famiglia. Ma questo “non per forza” si è presto tramutato in un nuovo obbligo per cui scegliere di abbracciare la maternità, magari a discapito del lavoro, viene visto come una resa nella lotta per la parità.

Ma prima della parità non dovremmo ottenere la libertà?

Libertà di essere chi siamo e di dare alla nostra vita la forma dei nostri sogni. Che sia essere una moglie e una madre amorevole, o affermarci nel nostro lavoro senza sentire il bisogno di mettere su famiglia, o anche entrambe le cose se lo desideriamo. Dobbiamo ricordarci (prima ancora di ricordarlo agli altri) che il nostro valore non dipende da che “tipo di donna” scegliamo di essere. Non è questo che ci determina: una donna vale al massimo a prescindere dal suo impiego o dal numero di figli avuti.

Ho l’impressione che questa corsa sfrenata verso l’uguaglianza, per giusta che sia, rischia di farci perdere di vista quello che conta davvero: noi.

A tal proposito l’autrice australiana Eva Burrows ha detto: “Dobbiamo fare attenzione in quest’epoca di femminismo radicale a non dare rilievo a una parità dei sessi che conduca le donne a imitare l’uomo per dimostrare la propria uguaglianza. Essere pari non significa essere identici”.

E questo non vale solo per il rapporto tra donna e uomo, ma per tutte quelle relazioni in cui misuriamo il nostro valore basandoci sull’altro, senza vedere così i punti di forza dati dalle nostre peculiarità.

È la nostra unicità il nostro miglior cavallo di battaglia, non dimentichiamolo. Nella storia il diverso ha spaventato e spaventa ancora oggi. Ma mi piace pensare che non lo farà per sempre.

Chissà, forse un giorno l’8 marzo sarà la festa di tutti, perché non ci sarà bisogno di ricordare a qualcuno il valore del genere femminile. Magari impareremo che ogni persona, ogni vita, va celebrata e rispettata in quanto tale.

Sarebbe bello. E sarebbe ancora più bello se ciascuno di noi si impegnasse ad eliminare questo condizionale.

Ho vent’anni. Mi sto affacciando alla vita. E voglio credere nel futuro.

Auguri a tutte le donne e, perché no, auguri anche a tutti gli uomini che sanno rispettarle.