“Dalle mamme ho imparato l’amore ed il sacrificio”. Una vita dedicata alla cura: La testimonianza del pediatra Marco Mazzi

In un tranquillo pomeriggio abbiamo incontrato il dott. Marco Mazzi, medico pediatra di Sommacampagna (nella foto di Mario Pachera) che, dopo decenni di dedizione alla professione, ha recentemente iniziato il suo meritato periodo di pensione.

Seduti nel suo ambulatorio abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare le preziose testimonianze di una carriera medica ricca di sfumature e di incontri significativi. La passione per la medicina cominciò a delinearsi durante l’ultimo anno di studio al liceo classico Maffei di Verona, dove il giovane Marco iniziò a intuire il potenziale di fare del bene attraverso la professione medica.

“Era bello pensare di poter fare qualcosa di utile per gli altri e approfondire l’aspetto relazionale” ricorda con un sorriso. Fu questa inclinazione verso le relazioni umane che lo guidò all’Università di Padova, un trampolino di lancio per il suo percorso nella medicina. “Mi piaceva molto andare in reparto – condivide il dott. Mazzi – mentre mi stava un po’ stretta la ricerca, quella che voleva soltanto raggiungere dei risultati. Mi interessavano soprattutto le persone: capire che cosa stavano vivendo per poi provare ad aiutarle. Mi ricordoaggiungeche dicevo che non avrei mai fatto il pediatra perché mi piaceva creare una relazione con i pazienti, mi piaceva dialogare con le persone, immedesimarmi in loro, mentre immedesimarsi nei bambini era più difficile”.

Tuttavia, la vita riserva spesso delle sorprese. Durante il tirocinio presso l’Ospedale di Borgo Trento, l’ambiente e la prospettiva della pediatria iniziarono ad affascinarlo: era un luogo in cui la persona veniva guardata nella sua totalità, meno parcellizzata dei vari ambienti gastroenterologico, chirurgico, internistico e neurologico, che erano invece caratteristici degli adulti.

L’incontro con una medicina più centrata sulla persona lo spinse a intraprendere il cammino verso la pediatria. La pediatria neonatale a Borgo Trento si rivelò un capitolo formativo importante, questo anche perché aveva avuto come maestri delle persone sensibili, capaci di dialogo.

Fu toccato dalle esperienze intense e complesse dei neonati affetti da patologie rare e dai loro coraggiosi genitori: “era molto provocante dal punto di vista umano, ho pensato a lungo a riguardo della vita e di come questa sia unica ed importante, del segno che lasci nella vita degli altri”. La sua passione e dedizione lo portarono successivamente alla specializzazione in Nefrologia pediatrica, aprendo le porte ad un altro affascinante mondo medico.

Ma il destino aveva in serbo un percorso diverso per lui: nel 1982 aveva infatti concordato di lavorare a Bussolengo, ma a causa del trasferimento di un collega dovette optare per la pediatria di famiglia. “La pediatria di famiglia è una delle esperienze che un medico può fare con maggiore libertà spiega con passioneperché, se lo vuoi, ti permette di diventare un punto di riferimento nella vita di innumerevoli bambini e delle loro famiglie. Grazie a questa professione sento di essermi profondamente arricchito”.

“E’ stato un lavoro pieno di incontri e di rapporti: il primo con i bambini, vederli crescere, vederli trovare la loro personalità, non sempre con facilità, qualche volta con fatica, anche grande, ma è pur sempre una meravigliosa avventura: vedere la vita che si dispiega, che cresce fino all’adolescenza. L’altro aspetto che mi ha arricchitocontinua il dott. Mazzisono state le mamme, anche i papà, ma da certe mamme ho imparato a vedere il valore di un’altra persona, il figlio, a prescindere dal limite che abbia, o da qualunque sfida debba affrontare. Dalle mamme ho imparato che cos’è davvero l’amore, quello che sa darsi, che sa sacrificarsi”.

Ma la sua carriera va oltre l’ambito medico: il dott. Mazzi e sua moglie, Licia (sposati dal 1980), sono stati coinvolti in una serie di esperienze significative. Fin da giovani avevano condiviso la volontà di rendersi utili per il prossimo, anche attraverso il valore dell’esperienza cristiana. Fondamentale è stato incontrare don Benzi e don Giussani, per poi entrare a far parte di Comunione e Liberazione.

Dopo la nascita dei loro tre figli, il ritmo si era intensificato, ed è stato in quel periodo che hanno conosciuto l’esempio di famiglie che aprivano la loro casa a chi ne avesse più bisogno, secondo l’idea di don Giussani. Così cominciarono l’esperienza dell’Associazione Famiglie per l’Accoglienza accogliendo giovani e adulti, donne, uomini e bambini che restavano in famiglia fin quando ne avessero bisogno. L’accoglienza che hanno vissuto ha arricchito sia le loro vite che quelle degli altri.

Questo è stato reso possibile anche grazie ad una fitta rete di amicizie che, condividendo lo stesso operato, hanno potuto essere di supporto durante tale percorso. “L’esperienza dell’accoglienza è un arricchimentoafferma il dott. Mazzima anche una prova: è già difficile riuscire a creare un equilibrio tra i componenti di una famiglia, pensiamo quando si inizia una convivenza con qualcuno che non si conosce, che ha abitudini, pensieri e opinioni diverse. Ci vuole sincerità, equilibrio, la prudenza di capire fin dove si può arrivare e da soli è difficile, bisogna avere una realtà di amici con cui confrontarsi per camminare insieme”.

Nel 2003 diventò presidente nazionale dell’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, e con i collaboratori del direttivo nazionale creò le condizioni per la diffusione dell’associazione in tutte le regioni italiane e non solo, anche in Paesi esteri come Brasile, Romania, Spagna e Argentina. Nel corso degli anni, il dott. Mazzi ha incontrato ben tre Papi: Giovanni Paolo II (nel 2003), Benedetto XVI (nel 2012) e Francesco (nel 2015), esperienze che hanno rafforzato il suo legame con la fede e l’umanità.

L’adozione di un bambino, un gesto di amore spontaneo, è stata l’ulteriore testimone della sua dedizione al bene degli altri. La storia del Dott. Marco Mazzi ci ispira a vedere la medicina non solo come scienza, ma come un ponte verso le storie umane e il potere di trasformare le vite. La sua dedizione alla pediatria di famiglia e alla generosità nei confronti degli altri ci ricorda il valore di condividere l’amore e l’accoglienza con coloro che ne hanno più bisogno. E’ questo ciò che può fare la differenza nella vita di tutti i giorni, e quello che ci permette di far parte pienamente della vita degli altri.

Elisa Oliosi
Nasce il 28 febbraio 1985 e risiede a San Giorgio in Salici da sempre. Si è laureata in Lingua e Letteratura Moderna e Contemporanea per poter insegnare: ciò che ha sempre sognato. Ora insegna Letteratura e Storia presso l'Istituto Tecnico di Bussolengo. E' sposata con Carlo, un collega di università, e ha due bambini.