Dal salame ungherese al pulmino di Serafino: quanti i ricordi delle scuole elementari di Lugagnano

Alcuni della classe 1966 di Lugagnano al tempo delle elementari.

Le scuole elementari di Lugagnano, le Silvio Pellico, per me sono legate a dei ricordi olfattivi. In particolare al salame ungherese.

A casa mia, noi non siamo nordici, e il salame ungherese era una novità. Arrivavo dalle Marche e a quel tempo, Lugagnano mi sembrava un altro pianeta.

Scoprii il panino con il salame (ungherese) dalla mia amica Ale e da allora divenne una tappa obbligata. Il piccolo negozio di generi alimentari (e allora ce n’erano diversi a Lugagnano) dietro alla scuola elementare era diventato un paese dei balocchi. Con 50 lire avevo il mio piccolo tesoretto che spesso consumavo ancora prima di arrivare a scuola.

Poi nell’età evoluta imparai a scambiarlo con qualche pastina preconfezionata che a breve sarebbe stata molto più modaiola. Ma inutile dire che il ricordo olfattivo più forte era quello legato al pulmino di Mariolina e Serafino che ogni giorno segnavano il nostro tempo, che erano i pastori di un gregge incontenibile, che hanno guidato nel vero senso della parola, intere generazioni di bambini con pazienza e indulgenza.  Odore di bambini nuovi la mattina e,  al ritorno, odore di bambini usati.

Non era così usuale allora essere scarrozzati da qualcuno che non fosse genitore o parente quindi era già un modo per sentirsi autonomi. Non si mangiava a scuola, non c’erano rientri pomeridiani quindi il momento della ricreazione era quello dove si squarciava il velo sulle abitudini di casa, ognuno portava quello che voleva e come voleva. Da quello si potevano capire un sacco di cose. Abitudine che ancora mi porto addosso.

E la maestra che mangiava: quello era l’unico momento dissacratorio che si poteva condividere con Lei.

Per anni, una volta finite le scuole elementari, passavo davanti a quell’edificio ancora per me affascinante, e mi emozionavo fino a che non raggiunsi l’età del voto politico e la scuola si trasformò nel luogo dove mi si diceva: sei diventata davvero grande, tu oggi esprimi il tuo voto.

Ma nell’entrare, tutto mi sembrò piccolo, come una casa di bambole. Davvero siamo stati un tempo così piccoli? Davvero sedevamo in quelle piccole sedie? Siamo stati fortunati ad avere una scuola, siamo stati fortunati a poter imparare, siamo stati fortunati a poter esprimere un voto anche se il mio, quel primo voto, fu dato a caso.

Fu dato a un candidato di cui mi ero innamorata. Appartenente a un partito che non mi somigliava per niente. E la Scuola Silvio Pellico fu testimone quindi del primo tradimento che feci per amore. Per consolarmi, cercai un rifugio sicuro: il negozio del salame ungherese che ahimè, aveva subito la sorte di molti negozi di Lugagnano. Chiuso.

Scusami scuola, non lo faccio davvero più.

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Monia Cimichella
Nata a Fermo (AP) il 21 dicembre del 1968, vissuta a metà tra Lugagnano e il resto del mondo. Appesa da sempre tra l'imparare e l'insegnare, non a caso si occupa di formazione per adulti.