Da Svidercoschi a Mazzi. Storia (breve) dei sindaci di Sona dall’annessione al Regno d’Italia ad oggi

La carica amministrativa di sindaco di un Comune rappresenta nella storia italiana un punto di riferimento importante per i cittadini, così come lo è quella del parroco per i credenti. Ma chi sono i sindaci che si sono succeduti a Sona? Proviamo a raccontarli tutti, lungo una carrellata di nomi e biografie che inevitabilmente si intrecciano con le vicende e la storia del nostro territorio.

La carica di sindaco nacque nel Comune dopo l’Unificazione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866. Il titolo era previsto anche nel Regno Lombardo Veneto, ma solamente per le città regie come Verona, per esempio. I Comuni di dimensioni inferiori erano invece retti da un deputato politico, proposto da un consiglio di trenta componenti, eletti a loro volta dai cento cittadini con i maggiori “estimi”, che veniva nominato direttamente dal Governo austriaco.

Elettori ed eletti per le cariche amministrative nel Regno d’Italia erano invece cittadini, anche se non residenti, di sesso maschile, con più di 24 anni, che versavano annualmente al Comune della dimensione del nostro almeno 10 Lire in tassazione: decime, livelli, sui velocipedi, sui domestici ecc. Votavano a Sona in quegli anni per l’amministrazione comunale poco più 200 cittadini, in buona parte non residenti, ed il consiglio era composto 20 consiglieri.

Solamente a partire dal 1913 (Sona contava 4.600 abitanti) si passò al voto universale maschile, ma solo per chi sapeva leggere e scrivere, con età superiore ai 30 anni, senza però vincoli di censo. 

Il 21 ottobre del 1866 Vincenzo Svidercoschi, un avvocato che aveva la residenza a Verona ed una proprietà terriera a Palazzolo, venne nominato primo sindaco del Comune, con decreto del Re Vittorio Emanuele II. Era nato a Verona nel 1823, sposato, con quattro figli, e nel 1862, ancora sotto dominio austriaco, figurava già nell’elenco dei consiglieri comunali. Mantenne la carica di sindaco fino al novembre del 1885, quando morì. In quegli anni il livello di povertà a Sona era assai elevato. Nel 1881 su 3.545 abitanti vi erano 1.283 iscritti nell’elenco comunale dei poveri, 1.000 erano indigenti, condizione economica peggiore di chi era iscritto nell’elenco dei poveri. Erano anche registrati 20 questuanti. Il Sindaco Svidercoschi nei documenti viene ricordato per un’intensa attività a favore della povertà, con iniziative personali e per aver potenziato la Congregazione di Carità, costituita da pochi anni, e da lui presieduta.

Secondo sindaco di Sona fu Achille Antonio Fiorini, un possidente di terreni agricoli di Palazzolo che subentrò nell’incarico con la solita procedura: voto in Consiglio comunale e decreto reale. Era nato a San Giorgio in Salici nel 1842 e dal matrimonio ebbe 14 figli. Morì, ancora in carica, nel 1893 a soli 51 anni. Fra il 1873 ed il 1878 assunse anche l’incarico di sindaco di Pescantina. Fiorini fu l’artefice della costruzione, con abbellimenti, della nuova facciata della chiesa Parrocchiale di Palazzolo.

Il sindaco Achille Fiorini. Sopra, il sindaco Giacinto Zampieri.

Alla sua morte fu eletto sindaco il conte Ferdinando Sparavieri, possidente, nato a Verona nel 1845 da una nobile famiglia, conte il padre e marchesa la madre. Sposò una contessa dalla quale ebbe cinque figli e si trasferì a Sona nel 1888. Fu anche un valoroso combattente delle guerre di Indipendenza, in particolare nella Terza, quale ufficiale del Regio Esercito. Gli ultimi anni del secolo furono anni difficili a livello nazionale con gravi moti di piazza e l’assassinio del Re Umberto I, e anche Sona ne risentì. Furono anche anni però nei quali vide la luce la prima legislazione a favore del lavoro femminile e dei fanciulli. A Sona era precaria la situazione scolastica: Gli scolari delle tre classi elementari obbligatorie dovevano frequentare corsi plurimi nella stessa aula, che talvolta ospitava fino a 50 bambini.

Il sindaco Sparavieri si dimise nel settembre del 1907 per motivi di salute e gli subentrò, dopo un voto consigliare, il Cav. E. Vittorio Merighi di San Giorgio in Salici. Era nato nel vicentino nel 1857 ed aveva acquistato una proprietà terriera nella frazione, figurando come possidente. Sposò una facoltosa piemontese, registrata all’anagrafe quale “agiata”, ed ebbe due figli. Durante il suo mandato scoppiò la guerra italo-turca che portò l’Italia a conquistare la Libia. Presero parte alla guerra anche alcuni sonesi, arruolati in reparti di batterie di montagna, nel 6° Reggimento Alpini. Il Comune dovette registrare un caduto.

Il Sindaco Merighi si impegnò molto per sostenere economicamente le famiglie dei militari combattenti, raccogliendo anche fondi per chi fu espulso dalla Turchia a causa del conflitto.

Furono gli anni nei quali la competenza per la didattica scolastica passò dai Comuni allo Stato, e nacquero i patronati scolastici, con conseguente riduzione, seppure assai lenta, dell’analfabetismo. Merita una segnalazione il fratello del Merighi che fu fervente patriota a partire dal periodo universitario a Padova. Incarcerato durante il Regno Lombardo Veneto, fuggì e corse in difesa di Venezia quando nel 1848 si rivoltò contro gli austriaci. Successivamente dovette lasciare il Veneto per un lungo periodo.

La storia dei sindaci di Sona incrociò, in prima linea, anche la Prima Guerra Mondiale. Poco prima che scoppiasse, un colonnello del Regio Esercito, Cav. Temistocle Raineri, nato nel piacentino nel 1853, andò in pensione e venne ad abitare a Verona, la moglie era nata nella città scaligera, e con lei ebbe due figli. Alle elezioni dell’agosto del 1914 venne eletto sindaco di Sona e si trasferì nel capoluogo. Mantenne la carica fine al termine del mandato che, a causa della guerra in corso, fu prolungato di due anni fino all’ottobre del 1920. Il suo pregresso militare fu assai utile, vista la presenza sul territorio di militari in armi e di migliaia di prigionieri nel campo di concentramento di Lugagnano, in corte Beccarie. Morirà a Roma nell’agosto del 1921 e sarà sepolto al cimitero del Verano. Una lapide, ancora presente, nella chiesa di San Salvatore del cimitero di Sona lo segnala come “soldato e cittadino egregio agricoltore intelligente e appassionato”.

La tomba nel cimitero del Verano a Roma del sindaco Temistocle Raineri.

Nel dopoguerra in Italia, con riscontri importanti anche sul territorio comunale, iniziò il lungo travagliato periodo che portò il Paese al Regime Fascista.

Iniziò nell’ottobre del 1920 il mandato del sindaco Giacinto Zampieri di Lugagnano, professione artigiano, che era uscito dalla guerra con un danno permanente alla mano ed il grado di capitano degli Alpini. Era nato a Sona nel 1887, si sposò due volte a causa della morte della prima moglie ed ebbe tre figli con la prima e due con la seconda. Si dimise anticipatamente dalla carica di Sindaco nel 1923 e morì a Lugagnano nell’aprile del 1970. La vicenda amministrativa del sindaco Zampieri si intreccia drammaticamente con la fase degli scioperi e delle proteste di piazza in tutta Italia, per la mancanza di lavoro per i militari rientrati dalla guerra.

Anche a Sona non ebbe vita facile chi amministrò il Comune in quegli anni. Si susseguirono molti tafferugli nelle piazze ed a Palazzolo, in un’occasione, fu chiamata la forza pubblica per sedare una manifestazione di esagitati che imputavano al sindaco promesse di lavoro non soddisfatte. Alcune assemblee consigliari si dovettero tennero fuori sede per non provocare manifestazioni ostili.

Il sindaco Zampieri non fu però inoperoso. Rendendosi conto del grave momento sociale, si assunse la responsabilità di gravare l’assai precario bilancio comunale con un pesante mutuo di 60.000 Lire, convincendo il consiglio comunale ad approvare la costruzione di una strada che dalla chiesa di Santa Giustina di Palazzolo tutt’ora porta a Pastrengo, in accordo con il Comune di Bussolengo. L’assunzione di quel mutuo consentì per alcuni mesi all’amministrazione comunale di pagare salari settimanali a manovali, muratori e carrettieri di famiglie indigenti.

Minacce personali ed alcune violenze perpetrate a danno di amministratori comunali lo convinsero a lasciare l’incarico assieme a tutto il consiglio comunale, contando sul fatto che una nuova elezione avrebbe potuto cambiare il clima politico locale. Non fu così. Dal prefetto fu nominato un commissario nella persona di Gaetano Mondini, segretario della sezione del partito fascista di Castelnuovo da poco costituita.

Le nuove elezioni non furono però concesse per la ragione che le previsioni indicavano il partito popolare vincente nelle urne, evento non accettabile per l’orientamento politico che si stava formando nel Paese.

Il commissario Mondini restò in carica, quindi, per ben tre anni, fino all’aprile del 1927, quando il Regime, ormai totalitario a livello nazionale, nominò il primo podestà a Sona: Luigi Tonelato.

Tonelato era nato a Guastalla di San Giorgio in Salici nel 1889, perito enologo, tenente dei Bombardieri nel Primo Conflitto mondiale, esercitava la professione di amministratore dell’azienda agricola del conte Giusti del Giardino. Sposato, con due figli, restò in carica fino alla sua rimozione avvenuta nel 1942 per alcune divergenze con il prefetto.

Il podestà Luigi Tonelato inaugura la scuola di San Rocco.

La nomina del secondo podestà, Guglielmo Innocenti di Lugagnano, avvenne solamente dopo tre mesi, durante i quali gestì il Comune un commissario di prefettura. Il nuovo podestà Innocenti era un avvocato, nato a Verona nel 1905, che restò in carica fino al 24 settembre del 1943 quando nacque la Repubblica di Salò. Nel 1944 si trasferì a Lugagnano, dove la famiglia possedeva alcune proprietà agricole.

Il 30 settembre 1943 venne nominato commissario politico dalla prefettura repubblicana Alfonso Rinaldi, con funzioni simili quelle del podestà. Nato a Sona nel 1903, sposato con quattro figli, Rinaldi era il segretario del partito fascista comunale e resse la carica fino all’aprile del 1945. Vicenda tragica del periodo fu la Seconda Guerra Mondiale, che fece registrare a Sona 75 caduti militari e 23 civili.

Chiuso il periodo della dittatura, il titolo di sindaco venne rispolverato, anche se con una modalità anomala. Il 25 aprile 1945, infatti, il comitato di liberazione nazionale locale, composto dai partiti popolare, comunista, liberale e socialista, nominò sindaco, fino a nuove elezioni amministrative popolari, Giuseppe Manzini, meccanico comunista di San Giorgio in Salici.

Il sindaco Giuseppe Manzini.

Successivamente, il 24 marzo del 1946, alle prime elezioni libere fu eletto sindaco Giovanni Ledro sempre di San Giorgio in Salici, all’età di 44 anni. In quelle prime elezioni l’età minima per il voto fu fissata a 21 anni e furono ammesse per la prima volta le donne (le votanti a Sona furono l’86% delle elettrici). Due mesi dopo si votò anche per il referendum istituzionale e per l’assemblea costituente.

Il sindaco Ledro venne riconfermato anche nelle elezioni amministrative del 1951 e del 1956. Era nato a Castelnuovo del Garda nel 1902, da una famiglia di agricoltori. Diplomatosi perito agrario, dopo aver lavorato per due anni all’ufficio postale di Pastrengo si trasferì in Francia e quindi in Belgio. Sposatosi nel 1930, si trasferì nel Congo belga per conto di una ditta francese che stava costruendo una ferrovia.

Quando la moglie concepì il secondo figlio, nel 1934, rientrò in Italia, acquistando un terreno a San Giorgio in Salici in località Bettola (ora Betulla). Al termine dei tre mandati e fino al 1971 continuò a coltivare la porzione di terreno che l’Autostrada Milano-Verona nel 1958 non gli espropriò. Venne sepolto a Castelnuovo del Garda.

Il sindaco Ledro e il vicesindaco Tomezzoli, con le mogli, in Francia nel 1965.

Il sindaco Ledro poté contare su bilanci comunali miserevoli, perché per alcuni anni, oltre a non incamerare tasse patrimoniali da molte famiglie per una indigenza diffusa, il 40% delle entrate dovevano essere destinate all’assistenza, alla sanità (in quegli anni a carico dei Comuni), ed alla beneficenza. Tolte le spese generali, ben pochi mezzi economici potevano essere destinati alle assai carenti infrastrutture.

Nel 1960 fu eletto sindaco Carlo Scattolini, imprenditore edile di Palazzolo, che fu poi rieletto per altri due mandati fino al 1975. Il Comune aveva ormai raggiunto i 7mila abitanti.

Il sindaco Carlo Scattolini.

Dopo di lui fu eletto sindaco Renato Salvetti di Lugagnano – chi scrive questo articolo – fino al 1980. Fu sindaco di un Comune che, a seguito dell’unificazione amministrativa di Lugagnano ove risiede, raggiunse i 10mila abitanti. Fu quindi la volta del sindaco Giorgio Gatto del capoluogo, dal 1980 al 1985.

Nel 1985 venne eletto Angelo Boscaini di Lugagnano, rieletto anche in un secondo mandato, che lasciò però dopo due anni, nell’ottobre del 1992. Due eventi organizzativi si verificarono nel periodo. Dall’85 al ’90, per un solo mandato, il numero dei consiglieri comunali passò da 20 a 30 e quindi si presentarono sulla scena amministrativa locale, per l’unica volta, partiti come il Movimento Sociale Italiano, il Partito Liberale Italiano ed il Partito Repubblicano, che non ebbe consiglieri eletti.

Boscaini consegna ad un giovanissimo Riccardo Patrese la coppa per il secondo posto nella gara di go kart del 1970 a Pallazzolo (foto Tacconi)

Una curiosità: la fascia tricolore dei Sindaci passò, durante il secondo mandato di Boscaini, dal “sottopancia” alla “spalla-fianco”, come è ora.

Il secondo mandato Boscaini fu portato a termine dal sindaco Michelangelo Aldrighetti di Sona, fra l’ottobre del 1992 e l’aprile del 1995.

Nel 1995 fu eletto primo cittadino di Sona Franco Conti di Lugagnano, che però venne a mancare nel luglio del 1997. Subentrò allora nella carica, non passando dalle elezioni e quindi con la qualifica di facente funzioni, il vicesindaco Maria Rosa Morone, che restò in carica fino alle elezioni nel novembre del 1998 che assegnarono la carica al sindaco Raffaele Tomelleri di Lugagnano, fino a maggio del 2003.

Il sindaco Bonometti Flavio di Lugagnano resse il Comune dal 2003 fino all’aprile del 2008, per poi lasciare posto al sindaco Gualtiero Mazzi di Lugagnano, eletto nelle elezioni di quell’anno, resse il Comune fino a giugno del 2013.

Dall’11 giugno del 2013 è sindaco di Sona Gianluigi Mazzi di Lugagnano, che sta reggendo il Comune per un secondo mandato che terminerà nel 2023. La legge elettorale gli vieta di ricandidarsi.

Un quesito finale: Quando avremo un sindaco al femminile a Sona? Dopo l’esperienza di Maria Rosa Morone che, come detto sopra, in veste di facente funzioni resse egregiamente il Comune per più di un anno fra il 1997 ed il 1998, solamente in tre casi nostre concittadine si sono candidate, senza successo, alla carica di Sindaco. Si tratta di Annamaria Bertagnoli nel 1995 e di Emanuela Schiera nel 1995 e nel 2003, entrambe di Lugagnano.