Da Spadolini ad Ugo Foscolo, da Manzoni ai due Graziani: Citazioni e diatribe storiche in consiglio comunale di Sona

Abituati da più di venticinque anni a seguire consigli comunali a Sona che sul piano dell’approfondimento culturale lasciano spesso magre soddisfazioni (non per colpa degli interpreti, sia chiaro, ma perché le materie amministrative consentono usualmente ben pochi voli pindarici), ha sicuramente stupito la seduta dello scorso 26 giugno, soprattutto quando la discussione si è concentrata sul dedicare o meno una strada a Silvio Berlusconi.

Il tema di fondo, tutto politico, era l’imbarazzo di una parte della maggioranza, quella costituita da Forza Italia, nel non saper bene come maneggiare una materia che rischiava di diventare incandescente considerando quanto risulti sempre divisiva la figura del Cavaliere. Se ne è usciti con una sorta di compromesso e facendo argine soprattutto su un divieto burocratico (la necessità che siano passati dieci anni dalla morte), che è risultato molto utile. Ma non è di questo che vogliamo parlare.

Gli interventi dei tanti che hanno preso la parola, dai banchi della maggioranza come dagli scranni della minoranza, hanno riempito il dibattito di una serie di citazioni e riferimenti talmente eterogenei ed inaspettati che meritano di essere messi in fila.

Innanzitutto, il primo cittadino. Per portare legna al proprio ragionamento sul fatto che, prima ancora di Berlusconi, sono molti i politici illustri che meriterebbero di essere menzionati nelle vie sonesi, il sindaco Dalla Valentina ha citato quattro esponenti della Prima Repubblica. Per quanto lo conosciamo non pensiamo che i quattro costituiscano il pantheon dei suoi riferimenti politici (la cosa sarebbe parecchio curiosa considerando che si tratta di un repubblicano, di un democristiano, di un comunista e del segretario del Movimento Sociale) ma piuttosto una sorta di par condicio storico-politica. Che però è risultata particolarmente interessante.

Per il sindaco, infatti, prima di Berlusconi andrebbe ricordato innanzitutto Giovanni Spadolini, grande esponente Repubblicano, tra le tante cose direttore del Corriere della Sera e presidente del Consiglio. Un vero intellettuale, di immensa cultura e di idee chiare, mortificato nella fase finale della sua parabola politica proprio da Berlusconi che gli negò la presidenza del Senato, e che in un’occasione ebbe a dire che “non ci può essere Italia unita senza il fondamento di Garibaldi. La leggenda garibaldina è, in realtà, il solo filo nazionale della nostra storia moderna”.

Con lui Dalla Valentina cita Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, il politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della repubblica, IL democristiano per eccellenza, figura enorme e sicuramente divisiva. Un monumento al potere e a come si gestisce e si conserva. Uno degli infiniti aneddoti che lo riguardano racconta infatti che quando ogni mattina accompagnava Aldo Moro in chiesa, mentre Moro si inginocchiava ad un banco per parlare con Dio, lui si fermava in canonica per parlare con il prete.

Quindi Enrico Berlinguer, segretario del Partico Comunista Italiano. Uomo politicamente centrale del secondo dopoguerra italiano, ebbe un ruolo importante nel movimento comunista internazionale con l’avvio di un processo di distanziamento dall’Unione Sovietica. Enzo Biagi il giorno del suo funerale, che fu un gigantesco evento di popolo, scrisse di una vecchia intervista che gli aveva rilasciato Berlinguer, uomo notoriamente molto schivo. “Mi ripeté – raccontò Biagi – un vecchio discorso, sulle dittature che si sono instaurate nell’Est: ‘Non esiste nessun partito che, per definizione, sia alieno dal prendere tutto il potere. Noi chiediamo una leale intesa con gli altri, e non posso dire Dio sa che sono sincero’. Obiettai: ‘Perchè no?’. ‘Perchè non sono credente’. ‘Sua moglie lo è?’. ‘Sì, lei crede’. ‘E i suoi quattro figli sono battezzati?’. ‘Non mi va di parlare di loro, che devono restar fuori, devono poter fare, liberamente, le loro scelte, senza alcun pregiudizio’.

Quarto personaggio citato dal sindaco Dalla Valentina è Giorgio Almirante, altra figura controversa, funzionario del regime fascista durante la Repubblica Sociale, deputato dal 1948 fino alla sua morte, tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano di cui fu anche segretario. Un uomo dalla rettitudine personale assoluta e dalle posizioni forti, anche se quasi sempre controcorrente e urticanti per un Paese che usciva da una dittatura e da una guerra devastante: “La destra o è coraggio o non è, è libertà o non è, è nazione o non è, così vi dico adesso, la destra o è Europa o non è. E vi dico qualcosa di più: l’Europa o va a destra o non si fa”.

Inedito poi, proseguendo nella carrellata del menù offerto dal dibattito che si è tenuto in consiglio comunale, il confronto tra il sindaco Gianfranco Dalla Valentina e l’ex sindaco Gianluigi Mazzi sulla figura (anzi sulle figure) del Generale Graziani.

L’ex sindaco ed ora consigliere di opposizione Mazzi, infatti, per sostenere la tesi che già in passato si erano dedicate vie a figure storicamente divisive cita via Generale Rodolfo Graziani a Lugagnano. Ufficiale del Regio Esercito nella Prima Guerra Mondiale, il suo ruolo in Libia nella guerra dal 1921 al 1931 e i suoi metodi brutali gli valsero il soprannome di “macellaio del Fezzan”. Successivamente, per come condusse la guerra in Etiopia nel 1936-1937, Rodolfo Graziani fu definito criminale di guerra dalle Nazioni Unite.

A fargli il controcanto è, come si diceva, il sindaco Dalla Valentina, spiegando che il Graziani eternato a Lugagnano non è Rodolfo ma bensì Andrea. Il quale, nato a Bardolino, Generale pure lui nella Prima Guerra Mondiale e a Caporetto, è considerato il Graziani “buono”. Nel dopoguerra ebbe incarichi importanti sul nostro territorio tra i quali la presidenza del Consorzio di Bonifica. Tanto che in quella veste sul finire del 1928 arrivò a Lugagnano e, dall’alto del terrazzino della casa d’angolo con la strada che porta a Bussolengo, illustrò l’imminente conclusione del progetto per esortare i proprietari di fondi agricoli a realizzare delle canalette di irrigazione e ad aderire al “Consorzio di Irrigazione San Massimo–Lugagnano di Sona–Sommacampagna–Bussolengo”. Nella foto sopra si vede proprio il Generale Andrea Graziani in uno scatto di gruppo in corte Beccarie.

Ma non si esaurisce certo qui il vorticoso rincorrersi consigliare di citazioni culturali ed excursus storici. E’ infatti il consigliere Carlo Antonio Mazzola a scomodare, per perorare la causa di Berlusconi, due autentici mostri sacri della letteratura italiana. Prima Ugo Foscolo, con una citazione altissima al valore della memoria tratta dalla poesia Dei Sepolcri che, accostata all’ex presidente del consiglio, diventa assolutamente memorabile. E poi Alessandro Manzoni, con una declamazione ad alta voce della chiusura dell’ode 5 maggio (“Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar”) che, sicuramente, resterà negli annali del consiglio comunale di Sona.

Finita qui? Macché. Nel mezzo, altri interventi in consiglio comunale si sono spinti infatti a ragionare, a vario titolo e con accenti differenti, sulla figura della grande dirigente d’azienda Marisa Bellisario, sulla madre della Repubblica e prima donna ministro Tina Anselmi e su illustri imprenditori italiani quali Enrico Mattei, Camillo Olivetti e Pietro Ferrero. Pure il povero Camillo Benso, conte di Cavour è stato tirato dentro, un po’ a fatica, nelle faccende sonesi.

Che dire in conclusione? Sicuramente che dopo tanto esordio attendiamo con una certa motivata curiosità le prossime sedute.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.