E’ stato un partecipato alzabandiera, con l’Inno di Mameli a riproporre le emozioni delle celebrazioni del 25 aprile vissute solo un giorno prima, a dare il via domenica 26 aprile alla Cammina Custoza. Per un giorno sulle colline moreniche la strada ha smesso di essere solo strada ed è diventata una promessa: quella di camminare insieme, senza fretta, con la polvere chiara dei sentieri e l’aria che sa già d’estate. Una promessa che ha preso corpo in una folla compatta e allegra: circa 500 persone, un numero enorme per una manifestazione che vive di territorio, gambe e volontariato.
Come si diceva, prima del via i saluti del padrone di casa, il sindaco di Sommacampagna Fabrizio Bertolaso, poi l’alzabandiera e l’Inno di Mameli: un avvio che ha il tono delle cerimonie semplici, ma dense, quelle che mettono ordine alle emozioni e ricordano perché si è lì. Subito dopo, la camminata ha preso a scorrere come un fiume: famiglie, gruppi di amici, associazioni, cappellini colorati e scarpe da trekking, tutti dentro lo stesso ritmo.
La Cammina Custoza è tornata con l’impronta organizzativa dei nove gruppi alpini della Zona Mincio – Dossobuono, Villafranca, Sommacampagna, Custoza, Caselle, Valeggio, Lugagnano, Alpo e Povegliano – in stretta collaborazione con la Proloco di Custoza. Un’alleanza che si vede nei dettagli: indicazioni chiare, punti presidiati, tempi che tengono, ristori che arrivano quando servono. A reggere la macchina, c’erano circa 100 volontari: assistenza, sicurezza, gestione dei punti di ristoro, fino al pranzo finale. Non si nota quasi mai chi lavora dietro le quinte, ma è proprio quel lavoro a rendere leggera la giornata di chi cammina.
Il percorso ha attraversato luoghi che qui sono quasi una cartolina naturale: Piazza Nuova come punto di partenza, poi tratti tra Corte Sgaripola, Santa Lucia ai Monti, Monte Mamàor, la Rustega, con discese e risalite che fanno sudare il giusto e costringono a rallentare per guardarsi attorno. “Si inizierà alle ore 8 con ritrovo in Piazza Nuova a Custoza, alle 8.30 inizierà la camminata”, aveva spiegato Claudio Perlini alla vigilia. Nella pratica, quella tabella di marcia si è trasformata in una giornata piena, attraversata da un sole che sembrava di giugno.
Le tappe di ristoro – quattro, lungo il tragitto – sono state uno dei punti forti: non solo acqua, the, qualche panino, un bel bicchiere di vino e pause, ma l’idea di una camminata “abitata”, che mette in circolo prodotti della tradizione e fa sentire, a ogni sosta, che questa non è una gara ma una piccola festa itinerante. Compreso un gustoso aperitivo prima del pranzo presso la cantina Aldo Adami. Il contributo versato dai partecipanti ha avuto un obiettivo chiaro: devolvere il ricavato alla Squadra di Protezione Civile ANA della Zona Mincio.
A colpire, però, è stata soprattutto l’atmosfera che resta addosso quando la camminata finisce: la soddisfazione diffusa, detta e ridetta tra tavoli e panchine, nelle chiacchiere del pranzo e negli ultimi metri verso l’arrivo. Perché in giornate così, tra colline e tricolore, si capisce una cosa semplice: far vivere un territorio non è uno slogan, è un’organizzazione concreta fatta di persone che aprono un gazebo, presidiano un incrocio, riempiono una brocca, e intanto costruiscono comunità passo dopo passo.
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