Cuochi a Sona. Giorgio e il cosciotto di maiale: “Che soddisfazione cucinare per gli Alpini di Palazzolo”

Prosegue il percorso del Baco alla ricerca delle storie dei cuochi del nostro territorio.

Dopo aver intervistato Denis Mazzi, di Lugagnano, incontriamo Giorgio Berto, di 52 anni, di Palazzolo (nella foto di Mario Pachera). Prima ancora di sedersi al tavolino del bar, sottolinea che lui non è cuoco di professione. Complice l’attività di famiglia, dopo gli studi e alcuni lavori nei ristoranti prevalentemente con contratti a chiamata, alla fine ha deciso di lavorare nella giunteria gestita dalla madre.

“Alle superiori ho fatto la scuola alberghiera a Garda, che al tempo era l’unico istituto che terminava l’anno scolastico il 31 maggio, giusto in tempo per l’inizio della stagione. Perciò, già dopo la prima superiore, con l’inizio di giugno noi studenti venivamo messi in regola e lavoravamo per l’estate intera. La prima stagione l’ho fatta al ristorante Alla Grotta di Lazise, negli anni successivi ho lavorato a Garda, a Torri e Misano Adriatico”.

Dopo le scuole superiori, Giorgio svolge il periodo di servizio militare con gli Alpini, creando una rete di amicizie che lo portano alla sua attuale attività di volontariato.

“Da cinque anni ormai sono il cuoco della Baita degli Alpini di Palazzolo. Ad ogni ricorrenza storica, come il 4 novembre o il 25 aprile, mi occupo di far da mangiare per gli alpini e le loro famiglie, per un totale di circa un centinaio di persone. È una attività che mi dà molte soddisfazioni, sia nel momento stesso della preparazione, che della progettazione e della ricerca delle materie prime. Talvolta inizio anche una settimana prima della ricorrenza a scrivere il menù e pianificare quanto cibo comprare. Ho dei venditori di fiducia, certe volte arrivo fino nel mantovano per procurarmi la carne”.

Nonostante i ristoranti citati sopra trattino prevalentemente il pesce, Giorgio predilige la cottura della carne. Il suo piatto forte è il cosciotto di maiale.

“Sono particolarmente affezionato ai secondi di carne. Mi piace cucinarla al barbeque, ma soprattutto mi piace molto la cottura al forno. Cerco anche di sperimentare qualche tecnica nuova, ma anche tagli diversi, magari cercando spunti dalla cucina sudamericana che primeggia in questo specifico ambito della cucina. Infatti, da qualche anno ho comprato un bel forno a legna. Da quando ce l’ho in casa consumo più legna per cucinare che non per riscaldare la casa in inverno!”.

Giorgio dunque cucina in famiglia, per gli amici e per gli alpini, sempre con grande trasporto.

“Quando si prepara un pasto intero, composto da più portate, per così tante persone è praticamente impossibile accontentare i gusti di tutti. Inevitabilmente ci si espone al giudizio degli altri. Tuttavia, quando l’obiettivo è quello di creare un bel momento di convivialità, la critica del singolo perde di rilevanza rispetto alla soddisfazione che ti da sfamare tanta gente che trascorre una bella serata in compagnia. L’importante è non temere il giudizio ma farne un’occasione per cucinare meglio la volta successiva. I complimenti in ogni caso arrivano, e danno soddisfazione, ma mai come quelli che mi fa mio figlio quando preferisce mangiare a casa piuttosto che andare al ristorante!”.

D’altronde, le migliori soddisfazioni ci arrivano dalle persone a cui vogliamo bene, persone per le quali, quando cuciniamo, mettiamo tutto il nostro amore e la voglia di trasmettere la passione.

“Se mio figlio dovesse scegliere di intraprendere la strada della cucina ne sarei più che fiero. Già ora, che ha 12 anni, cerco di coinvolgerlo quando cucino per trasmettergli la mia passione e ciò che ho imparato. Se dovessi dargli un consiglio gli direi di non stare mai fermo, di farsi prendere dalla curiosità e dalla voglia di imparare da qualsiasi persona incontrasse nel suo percorso formativo. Si impara sempre: da chi lavora bene, ma anche da chi lavora male. Ma prima di comprendere cosa non va fatto, bisogna avere una preparazione buona e soprattutto una propria idea di cucina. E ciò arriva viaggiando, scoprendo. L’importante è non fermarsi mai, e continuare a cambiare punto di vista”.