Cristina, Carlo e un’amicizia che nasce in una casa famiglia: Un film presentato a Venezia racconta la loro storia

La storia che sto per raccontare assomiglia alla trama di un film, ma non lo è, o meglio, una parte di questa storia è entrata nella pellicola di un film. Ma andiamo per gradi.

Vivo a Lugagnano in un quartiere nuovo, in continua espansione. Quando venni ad abitare nella nuova casa altre abitazioni erano in fase di costruzione, nel giro di tre anni la via si è popolata di famiglie, di giovani coppie e di qualche amico di vecchia data. Fortunatamente ci siamo trovati tutti in sintonia, siamo diventati una piccola comunità dove non mancano feste e ritrovi, insomma siamo diventati amici.

Cristina Raspini è una di queste persone, mamma di due fantastici ragazzi, amante degli animali e del mare, con una sensibilità così spiccata che si può vedere attraverso le immagini che riesce a catturare con l’obbiettivo delle fotografie che ama fare. È proprio una foto che pubblica su un canale social che da il via a questa storia.

Il post, condiviso da Cristina sul suo profilo, ritrae Cristina accanto a Carlo Olmo, il quale racconta la storia della loro amicizia ritrovata dopo 50 anni, delle sorprese che la vita riserva e di un film che lui stesso ha prodotto che parla della sua vita.

Ma chi è Carlo Olmo? Un benefattore, un avvocato, un maestro di arti marziali, un orfano, tutto questo e molto altro. Ha ricevuto l’onorificenza per il suo impegno durante la prima fase della pandemia quando, grazie ai suoi legami con la Cina, riesce a reperire mascherine e presidi medici che dona a chiunque ne avesse bisogno, dagli ospedali alle ASL alle forze dell’ordine ai privati cittadini. Per la sua generosità e il suo continuo impegno diventa un personaggio internazionale, conosciuto grazie anche a Massimo Gramellini che ne parla nella sua trasmissione RAI “Buonasera” e forse è proprio in quell’occasione che Carlo si convince a raccontare la sua storia facendola diventare un film.

Inizia così la storia di Carlo, 15 giorni dopo la nascita viene abbandonato dalla madre e cresce in un orfanotrofio vicino a Mantova. Alcuni bambini vengono trasferiti in una casa famiglia a Santa Margherita Ligure, Carlo fa parte di questo gruppo, è qui che conosce Cristina.

Si incontrano, hanno circa 6 anni e diventano amici inseparabili, quasi fratelli. Trascorrono insieme un anno, poi Carlo ha la fortuna di essere adottato da una famiglia di Vercelli e lascia per sempre la casa famiglia. Ma questa amicizia segna così tanto Carlo che la vuole raccontare nel suo film.

Chiedo a Cristina come hanno fatto a ritrovarsi. Cristina mi racconta che gli anni più sereni della sua difficile infanzia li ha passati proprio a Santa Margherita Ligure; le educatrici che la seguivano sono state la sua famiglia e con loro ha sempre mantenuto i contatti anche dopo aver lasciato la casa. Sono state loro in una delle consuete telefonate a chiederle di cercare Carlo.

Cristina già in passato aveva provato ma il cognome con cui Cristina lo aveva conosciuto non dava nessun risultato. Dopo l’adozione Carlo lo aveva cambiato ma lei non poteva saperlo. E’ un’educatrice che le fornisce il cognome corretto e quando finalmente riesce a trovarlo ecco che succede un altro grattacapo. Inizia a scrivergli su messenger, il canale messaggi di Facebook, e mentre Cristina è felice di averlo ritrovato dopo così tanto tempo, dall’altra parte trova una persona diffidente che la riempie di domande per accertarsi della sua vera identità. Cristina risponde ad ogni domanda con entusiasmo ma non capisce il motivo di tanta perplessità, arriva a pensare di aver sbagliato persona e glielo scrive pure, non capisce perché il suo amico d’infanzia sia così scettico.

Finalmente Carlo dopo l’ennesima prova la riconosce e spiega a Cristina che nell’ultimo periodo si erano fatte avanti delle donne che sostenevano di essere “lei”, forse per cercare notorietà. Cristina non capisce. Non conosce la vita che ha avuto Carlo dopo l’adozione, non ha seguito quello che ha fatto durante la pandemia e non sa nemmeno che sta per presentare un film.

Viene a scoprire così che proprio lei, Cristina, ha una parte nel film. Una piccola attrice di nome Layra interpreta la piccola Cristina di un tempo, un pezzo della loro vita passata insieme, quell’unico anno che ha segnato così tanto quest’uomo da raccontarlo nel suo film.

Lo scorso settembre si è tenuta a Venezia la 78esima edizione della Mostra internazionale dell’arte cinematografica. All’interno dello spazio International Starlight Cinema Award dell’ente nazionale Fondazione dello spettacolo dedicato alle opere che affrontano temi quali l’impegno sociale, è stato premiato il film “Lupo Bianco”, un lungometraggio che ripercorre l’esistenza del filantropo piemontese, avvocato e maestro di arti marziali, da quando è rimasto orfano fino all’onorificenza consegnata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, di Cavaliere Bianco della Repubblica Italiana al merito per aver permesso di salvare migliaia di vite al tempo del Coronavirus.

E’ a Venezia che finalmente Cristina e Carlo possono riabbracciarsi dopo 50 anni. Cristina viene invitata al red carpet per la presentazione del film. Arrivata in stazione Carlo è lì ad aspettarla. Cristina mi racconta essere stato un momento toccante e incredibile. Ha modo di conoscere tutte le persone che fanno parte del film e hanno contribuito alla sceneggiatura. Sono due giorni impegnativi per l’eccessiva carica emotiva, ma indimenticabili.

Il momento dell’incontro in stazione tra Carlo e Cristina. Sopra, Cristina con Carlo e con lo staff del film al momento della premiazione a Venezia.

La storia di Cristina ha incuriosito molta gente e molti giornali si sono interessati e hanno scritto di lei e Carlo, persino Maurizio Costanzo è rimasto colpito dal loro incontro dopo cinquant’anni anni, e ne ha parlato in un’intervista su Radio 101 all’interno del programma “La storia siete voi”.

Le chiedo come la fa sentire tutto questo. “Felicissima ma piango ogni volta che leggo o ascolto qualcosa che mi manda Carlo”.

Il 7 novembre scorso sei stata ospite a Borgo Vercelli dove si è tenuta la “prima” nazionale del film Lupo Bianco, l’uscita nelle sale è programmata per quest’anno. Come descriveresti quel giorno? “Indimenticabile. Un’emozione così forte da lasciarmi senza fiato con il cuore pieno di gioia. Un’esperienza che rimarrà impressa nella memoria come un segno indelebile che fa bene all’anima. Ho conosciuto delle persone speciali che faranno sempre parte di me. La vita ti toglie e la vita ti dà. Sono felice, ho ritrovato un vecchio amico che ha fatto del bene la sua missione e amici nuovi che ringrazio”.

Ringrazio Cristina per la serata che abbiamo trascorso insieme, per le sue confidenze davanti a un piatto caldo, per aver ripercorso un periodo della sua vita che non è semplice raccontare. Un percorso che l’ha resa quella che è: una donna forte con un grande cuore ed una grande sensibilità.

L’incontro tra Cristina e la piccola attrice che la interpreta nel film “Lupo bianco”.
Lorella Zanini
Nata nel 1975 residente da sempre a Lugagnano, ultima figlia di una famiglia “rumorosa” composta da 5 fratelli, forse per questo mi trovo a mio agio dove c’è compagnia e allegria. Assistente e segretaria in uno studio odontoiatrico da oltre 25 anni. Amo tutti gli animali e detesto chi li maltratta. Adoro leggere, ascoltare musica e andare ai concerti. Sono dinamica e mi piace provare ogni genere di sport, dal paracadutismo allo yoga che pratico da anni. Ho un debole per le persone che si mettono in discussione.