Crisi economica e nuovi poveri: qual è la situazione a Sona?

Povertà è un concetto molto complesso, è difficile darle un significato unico ma in generale possiamo intenderla come una situazione di bisogno rispetto a ciò che nella società viene ritenuto indispensabile per sopravvivere.

La povertà  non è solamente una condizione economica ma è anche e soprattutto una condizione sociale.

La condizione delle persone che si trovano ad avere per ragioni di ordine economico un limitato, o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria, accesso a beni essenziali e primari d’importanza vitale. Non voglio parlare di povertà assoluta, cioè la situazione nella quale la carenza di risorse a disposizione dell’individuo è così profonda che la sua stessa vita è messa in pericolo, ma di povertà relativa.

La povertà di chi si sveglia ogni mattina e prega “che questo mese passi veloce e si riesca ad arrivare alla fine”. La povertà di quelle persone che non dispongono di sufficienti risorse per permettersi appieno quell’insieme di bisogni essenziali come l’alimentazione, l’alloggio, il vestiario, la salute e l’igiene. Quelle persone che navigano appena sopra o alla pari della soglia di povertà.

Mi confronto sull’argomento con il Vicesindaco di Sona Simone Caltagirone, nonché Assessore al sociale, e chiedo diretta, a Sona siamo poveri? “Non vi è alcun dubbio che in questi anni di crisi economica, che ricordiamo essere iniziata nel 2008, la povertà in Italia è aumentata in maniera esponenziale. L’indigenza, oltre a consolidarsi ulteriormente tra le fasce più deboli già colpite da situazioni di disagio sociale, ha intaccato sensibilmente anche segmenti di popolazione dove prima della crisi vigeva uno status di equilibrio economico e stabilità sociale; questa la fotografia a livello nazionale. Anche a Sona il manifestarsi di nuove segnalazioni di difficoltà economiche da parte delle famiglie, conferma il trend nazionale.”

Perché nuove? Cos’è cambiato? “La morsa della crisi economica si è trasformata per molti in emergenza sociale, causa principale: la chiusura di molte aziende del territorio e la conseguente perdita del posto di lavoro. Le famiglie monoreddito, spesso con figli minori, hanno immediatamente avvertito la situazione di disagio non riuscendo a trovare un’occupazione alternativa; ecco allora inevitabile il ricorso ai Servizi Sociali del territorio.”

Cosa state facendo in tal senso? “L’Amministrazione Comunale, coadiuvata dalle Assistenti Sociali nell’analisi della situazione e considerata la sua repentina evoluzione, ha ritenuto necessario raddoppiare già nel 2013 gli stanziamenti per i contributi alle famiglie indigenti oltre ad intervenire già due volte (2013 e 2014) con l’adesione a bandi regionali in co-finanziamento per l’inserimento, sebbene a tempo determinato, di Lavoratori di Pubblica Utilità; ciò permettendo l’introito di un minimo di reddito. Stiamo quotidianamente monitorando il territorio e le opportunità che ci vengono presentate da Stato e Regione per poter, in qualsiasi modo, migliorare le condizioni economiche delle famiglie colpite dalla crisi. Le problematiche riscontrate negli ultimi 18 mesi dai nuclei familiari del nostro territorio riguardano soprattutto la difficoltà nel pagamento delle utenze e dei canoni di locazione delle abitazioni oltre all’acquisto di beni di prima necessità. Va anche detto e riconosciuto che molte associazioni del territorio e le parrocchie si sono sempre dimostrate molto sensibili al problema, intraprendendo a loro volta iniziative – con l’ausilio di volontari – finalizzate a dare un minimo di supporto a queste persone. Le politiche sociali a livello nazionale dovrebbero essere prese in maggiore considerazione ma i continui tagli che gli Enti Locali stanno registrando negli ultimi anni, non lasciano ben sperare.”

Ne sento una di queste associazioni, il Centro Aiuto Vita di Lugagnano, e chiedo al presidente Piergiorgio Vecchini chi sono i loro poveri. “La povertà noi del Centro Aiuto Vita la vediamo e la viviamo come forma di disagio. Disagio dovuto alla difficoltà nell’affrontare queste forme di insicurezza che si sono create nella nostra società e che ha ben fotografato l’Assessore Caltagirone. Il nostro operato è rivolto alla vita nascente, dal concepimento fino ai tre anni d’età del bimbo, quindi a una piccola parte della popolazione, eppure solo nel 2014 abbiamo seguito ben 73 famiglie. Le famiglie che incontriamo ogni giorno al CAV condividono con noi l’impegno e talvolta la fatica del vivere. Un vivere fatto di bisogni materiali, economici, di difficoltà lavorative ed abitative ma non solo, tante volte sono presenti problemi di salute e sofferenza negli  affetti, disagio nel rispondere alle esigenze dei figli, soprattutto quelli che stanno crescendo. Parliamo con loro valorizzando la gioia della vita che è nata o è in arrivo, li sosteniamo con il nostro contributo per le necessità dei bimbi e per dare loro gli strumenti utili a vivere responsabilmente l’essere genitori.”.

Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.