Crisi dell’amministrazione Gardoni a Valeggio sul Mincio. I dimissionari: “Ma quale fulmine a ciel sereno?”

In questi giorni stiamo raccontando la profonda crisi politica che sta vivendo l’amministrazione comunale di Valeggio del sindaco Alessandro Gardoni. Crisi che è deflagrata pubblicamente lo scorso 23 novembre con la comunicazione del vicesindaco Marco dal Forno, dell’assessore Veronica Paon e del presidente del consiglio Cesare Menini inviata al sindaco, al segretario comunale e a tutti i consiglieri, ad oggetto “rinuncia ai ruoli di Vicesindaco e di Assessori con contestuale riconsegna dalle deleghe conferite e dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio Comunale”.

Atto successivo sono state il 4 dicembre le dimissioni dei quattro consiglieri fuoriusciti dalla maggioranza – Dal Forno, Paon, Menini e Remelli – unitamente a quelle dei cinque consiglieri dell’opposizione, che portano alla decadenza del consiglio comunale di Valeggio.

Durante e dopo questi accadimenti durissimi ed amari sono stati i commenti del sindaco Gardoni, che ha parlato tra le altre cose di “dimissioni che vanno oltre la dialettica politica e le sensibilità di ognuno e che sono esclusivamente caratterizzate da egoismo, individualismo e miopia”.

Arriva in queste ore al Baco la replica proprio di Marco Dal Forno, Alessandro Remelli, Veronica Paon e Cesare Menini, che intendono rendere pubblica anche attraverso le nostre colonne la loro posizione.

“Per indole non siamo abituati a colpi di testa o gesti clamorosi, però quando la corda diventa troppo tesa, si può spezzare. Partiamo dal principio, chi ci conosce sa della nostra passione per Valeggio e i suoi abitanti, con dispiacere e amarezza, nei giorni scorsi, giovedì 23 novembre, alcuni di noi hanno rassegnato le dimissioni da assessori e presidente del consiglio, in seguito lunedì 4 dicembre abbiamo rassegnato le dimissioni da consiglieri comunali”, esordiscono i quattro.

“Un fulmine a ciel sereno? Sicuramente è comodo spiegare o vedere la questione in questo modo. Ma non è proprio così, da parecchio tempo ci sentiamo impotenti e disarmati di fronte al diffuso malcontento, anche se ora viene dimenticato o peggio negato, che serpeggia tra i concittadini per l’operato dell’Amministrazione Comunale, impossibilitati ad agire all’interno della stessa perché non coinvolti, inascoltati e lasciati ai margini delle decisioni al punto che la figura di assessore viene utilizzata solo come capro espiatorio, per nascondere ai cittadini il vero colpevole della situazione – proseguono Marco Dal Forno, Alessandro Remelli, Veronica Paon e Cesare Menini -. Tanti gli esempi che si possono fare, la gestione ordinaria del territorio sempre carente, in affanno e insoddisfacente, il bilancio da approvare con un atto di fede perché né condiviso né discusso come sarebbe consuetudine nelle amministrazioni, i progetti urbanistici da adottare sempre senza un confronto collegiale preventivo, la nuova scuola il cui progetto abbiamo potuto vedere in appena dieci (10) minuti, tempo che non è stato concesso per la nuova casa di riposo, rimasta avvolta nel mistero di cui non è consentito sapere niente, il progetto di restauro e la destinazione finale di Villa Zamboni non pervenuto, la decisione sul progetto di riqualificazione dell’illuminazione pubblica andato avanti senza avere dettagli per quattro anni e poi comunicato ai consiglieri con una e-mail, come non abbiamo gradito il trattamento riservato dal sindaco a chi prima di noi ha lasciato gli incarichi in settembre a seguito del pretestuoso quanto ingiustificato ritiro della delega di funzione principale ai servizi”.

“In sintesi – spiegano i quattro – le decisioni erano comunicate ma non discusse come dovrebbe avvenire in democrazia e nell’amministrazione di un Comune e della sua comunità, questo ci ha posto anche in una situazione difficile con tutti quei concittadini che chiedevano informazioni per partecipare alla vita attiva del Paese e a cui non potevamo dare risposte perché noi stessi non le avevamo. Nonostante questo, per senso di responsabilità abbiamo sostento e votato le delibere di Consiglio Comunale e di Giunta oltre l’immaginabile, attirandoci anche le critiche di qualche cittadino. Ma adesso basta, il troppo stroppia, non c’era piu la fiducia nel sindaco e nel suo operato, non potevamo far ancora finta di niente davanti all’ennesimo bilancio da votare a scatola chiusa che andava a compromettere le capacità di spesa del 2024, non potevamo accettare che mancassero ancora risorse per la gestione ordinaria del territorio, non potevamo pensare di operare delle scelte urbanistiche all’ultimo momento senza un percorso condiviso. Insomma la misura ci è parsa colma e questo ci ha spinti a rassegnare le nostre dimissioni come ViceSindaco, Assessori e Presidente del Consiglio Comunale, rinunciando a incarichi e indennità, per sentirci liberi di affrontare le questioni avendo come unica bussola il bene del nostro paese e dei suoi abitanti”.

“A questo punto il sindaco non aveva più la maggioranza in Consiglio Comunale. Poteva decidere di prendere atto della situazione, sentire i capigruppo delle minoranze e cercare di evitare lo scioglimento del Consiglio, ma non lo ha fatto cercando di passare come vittima. Vista la situazione, dopo aver avuto l’ennesima riprova delle posizioni del sindaco, non aveva più alcun senso proseguire e per questo siamo arrivati all’ultimo atto delle dimissioni anche dalla carica di consiglieri – proseguono -. Il paese non è abbandonato. Il commissario, già nominato nella persona del vice prefetto vicario Lucrezia Anna Maria Loizzo, garantisce tutti i servizi esistenti, non comporta maggiori costi per i cittadini, non rallenta opere o progetti già in corso, evita promesse elettorali. Per quanto riguarda il bilancio 2024 che non sarà approvato a dicembre, vorremmo sommessamente ricordare che quello 2023 è stato approvato lo scorso luglio, sette (7) mesi dopo la fatidica soglia di dicembre 2022″.

“Abbiamo cercato di spiegare le motivazioni che ci hanno portato a compiere questi passi ma ci rendiamo conto che non è sufficiente. Per questo motivo siamo a disposizione di tutti i cittadini per spiegare più in dettaglio, anche davanti ad un caffè, le nostre scelte che ribadiamo non sono state un fulmine a ciel sereno e tanto meno dettate da interessi personali come abbiamo dimostrato con il nostro comportamento in questi anni. Ci sta a cuore Valeggio – concludono Marco Dal Forno, Alessandro Remelli, Veronica Paon e Cesare Menini – e riteniamo che, in questa situazione, la nostra sia la scelta più opportuna per il futuro del nostro paese. Valeggio merita altro”.

La Redazione
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