Covid. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “A Sona non abbiamo situazioni critiche, ma massima attenzione a distanze e mascherine”

A mezzanotte è entrata in vigore l’ordinanza del governatore del Veneto Luca Zaia con le nuove norme per il contenimento del contagio, finalizzate soprattutto ad evitare situazioni di affollamento ed assembramento nel tempo libero. Un provvedimento seguito alle immagini dello scorso weekend, che ha visto i luoghi turistici e i centri città presi d’assalto con una leggerezza d’altri tempi, non coerente con il periodo che stiamo vivendo.

Così, mentre i veneti sono stati richiamati all’attenzione, e quindi a ricordare che la possibilità di restare in zona gialla, per quanto “plus”, o di passare ad un altro colore, cioè ad ulteriori restrizioni, dipende dal comportamento di tutti, anche a Sona ci si prepara ad un nuovo fine settimana necessariamente diverso da quello precedente. Come ogni sabato, abbiamo fatto il punto della situazione con il Sindaco Gianluigi Mazzi (nella foto di Mario Pachera), che torna a sottolineare quanto sia fondamentale in questo momento il senso civico dei cittadini.

Sindaco, facciamo un po’ di chiarezza sulla nuova ordinanza regionale: come incide sul territorio sonese? E, entrando nel concreto di ciò che molti si chiedono, cosa si può fare in questo weekend?

Questa nuova norma è stata stabilita per evitare quello che è successo domenica, con gli affollamenti in Piazza Erbe, al lago e in Lessinia. Si tratta di un provvedimento che si applica ai luoghi di grossa aggregazione, e noi a Sona non ne abbiamo come non abbiamo “vie di struscio”. È chiaro che il problema che può avere il centro di Verona o quello di altri Comuni non si verifica in paesi come i nostri, però in generale occorre avere attenzione. L’ordinanza mira anche ad evitare assembramenti agli ingressi dei bar, e su questo chiedo la collaborazione dei nostri baristi, oltre che dei clienti: va evitata la bevuta ammassati fuori o all’entrata. Per il weekend, la raccomandazione che faccio a tutti, e in particolar modo agli anziani che hanno già patologie, è di stare a casa, e uscire solo per lo stretto necessario.  Se qualcuno vuole andare a fare una passeggiata, eviti i luoghi dove c’è il rischio di assembramenti. Consiglio di privilegiare le camminate nelle strade sterrate delle Colline Moreniche che si possono percorrere senza problemi, con l’accortezza ovviamente di cambiare strada nel momento in cui ci si dovesse rendere conto che è difficile rispettare il distanziamento. Nel nostro territorio abbiamo oltre 60 chilometri di percorsi; mi impegno a mettere a disposizione le mappe, invitando i cittadini a riscoprire le nostre zone. Ci tengo però a ribadire l’importanza per gli anziani, soprattutto over 70 con patologie, di stare a casa, raccomandazione che vale non solo nei weekend ma anche negli altri giorni.

Anche nel nostro territorio non sempre le regole vengono rispettate. Com’è la situazione delle violazioni e dei controlli?

Ci sono alcuni che girano con la mascherina usata male, sul mento o sotto il labbro, e questo mi dà molto fastidio: se devono girare così, lamentando che la mascherina arreca disagio, che stiano a casa. Va detto però che, dalle verifiche che abbiamo fatto, il problema delle mascherine non è così diffuso quanto la gente segnala su Facebook: non facciamo diventare pochi casi una situazione generalizzata. Ci viene inoltre segnalato che alcuni bar di Lugagnano non rispettano le regole; quando arriva la polizia, però, trova tutto in ordine. Sarebbe veramente umiliante dover ricorrere agli agenti in borghese. Se vuole essere una sfida, alziamo anche noi il tono e diventiamo più severi, se invece i gestori vogliono bene alla comunità e vogliono bene alla professione devono stare attenti alle norme. Le regole valgono per tutti: sfidare le istituzioni non è il sistema corretto per vincere questa battaglia. Capisco che ci sono dei problemi, ma non rispettare le regole non è il modo giusto per affrontarli. Ci sono poi i giovani, a cui non si può vietare di uscire ogni tanto a prendere un’ora d’aria; chiedo però loro di evitare i grandi gruppi, e uscire solo con pochi amici indossando le mascherine e mantenendo il distanziamento. Siamo consapevoli che in questa situazione vengono privati di una parte della loro giovinezza e che vengono chiesti loro grandi sacrifici, in primo luogo quello di passare diverse ore a scuola con la mascherina, ma devono rispettare le regole per il bene di tutti. Chiedo anche la collaborazione dei genitori nello spiegare ai figli che bisogna stare a casa e che va privilegiato il contatto online.

Di fronte a una situazione di mancato rispetto delle regole verificata dalla polizia, qual è la linea? Gli agenti si limitano al richiamo bonario o viene erogata la sanzione?

Finora nel territorio non ci sono stati casi di sanzione, ma la linea è sicuramente quella di sanzionare chi non rispetta le regole. E sia chiaro che questi non vanno considerati soldi che il Comune raccoglie “per fare cassa”, come si dice a volte, perché il fatto che ci sia la necessità di procedere a queste sanzioni è un’offesa alla comunità. Occorre però smetterla di pensare che il Sindaco e la Polizia Locale siano dappertutto. Abbiamo un primo cittadino, dieci agenti, quasi 17 mila e 800 abitanti e 41 chilometri quadrati di territorio. Non si può controllare tutto, sono fondamentali il senso civico e il senso di responsabilità.

Più volte, anche nelle precedenti interviste, si è detto consapevole delle difficoltà che, in questo periodo, stanno vivendo le attività economiche. Cosa sta facendo il Comune per aiutarle?

Martedì andremo a deliberare in Giunta altri 70 mila euro, che si aggiungono ai 60 mila già previsti, per dare un aiuto economico alle attività, che possa servire per coprire le spese di sanificazione sostenute. Sono in tutto 130 mila euro, destinati a negozi, bar, ristoranti, pizzerie, e anche alle associazioni che gestiscono luoghi aggregativi. Verrà data una cifra più alta alle attività che hanno chiuso, ma verrà previsto un contributo anche per quelle che sono rimaste aperte.

Durante la prima ondata, il Comune aveva attivato il Coc (Centro operativo comunale, istituito per la gestione dell’emergenza), che aveva avuto un ruolo fondamentale per far fronte alle richieste e alle esigenze dei cittadini. Com’è la situazione ora e come si sta muovendo l’ente?

Lunedì presenteremo alla Regione la richiesta per attivare i volontari di protezione civile per la gestione telefonica delle domande dei cittadini e per la consegna di beni di prima necessità e farmaci a chi ne ha bisogno. In questo momento in cui le attività lavorative sono aperte, è chiaro che i volontari possono dare una disponibilità minore rispetto a quella che potevano dare durante il lockdown della prima ondata. In ogni caso, l’organizzazione potrebbe prevedere la gestione telefonica delle domande il mattino e il servizio di consegna in pausa pranzo. Al momento, riceviamo richieste di supporto da parte di chi vive da solo e ha una rete familiare ridotta oppure parenti in quarantena o malati.

Il Governo ha disposto la sospensione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande e le attività di ristorazione svolte da centri culturali, sociali e ricreativi a favore del proprio corpo associativo. Questa disposizione vale ovviamente anche per Sona, dove alcune associazioni hanno dovuto chiudere quei luoghi aggregativi che, per molti cittadini, rappresentavano un’opportunità conviviale. Può fare un commento in merito?

A me dispiace moltissimo, perché sono ben consapevole del valore di questi luoghi e anche perché queste attività che sono state sospese costituiscono un fondo di sostentamento per le associazioni che le gestiscono. Però queste strutture vanno chiuse, come dispone il DPCM, perché non sono propriamente dei bar, ma sono luoghi in cui si offre qualcosa da bere o da mangiare ai soci. Peraltro, si tratta di luoghi spesso frequentanti da pensionati ed anziani, quindi in questa situazione occorre innanzitutto preoccuparsi della loro salute.

L’associazionismo è sempre stato un fiore all’occhiello della comunità sonese e, durante la prima ondata, tantissimi volontari hanno mostrato una volta in più il loro impegno prezioso a favore di tutti. Com’è il rapporto fra Comune e associazioni in un momento storico così difficile?

Con il Covid il rapporto è cambiato: in generale, c’è una maggior volontà collaborativa non solo fra amministrazione e associazioni, ma anche fra le associazioni stesse. Molte associazioni si stanno adoperando per supportare il Comune, dividendosi i compiti a seconda delle loro caratteristiche specifiche. Io ho sempre detto che la fortuna di Sona è avere oltre cento associazioni, ora dico che la fortuna di Sona è avere associazioni che sanno dare il loro contributo, ricoprendo ruoli diversi, nelle situazioni di emergenza. Contemporaneamente, però, ho capito chi sposa veramente il concetto di volontariato e chi lo fa solo a favore di pochi. Ci sono infatti alcune associazioni che vivono solo di luce propria e che, ripiegate sulla passione o sull’interesse che unisce i soci, non operano a favore della comunità. Ci sono cioè gruppi che portano un contributo sociale solo nei momenti di pace, ma che nell’emergenza non si sono più fatti sentire, e questo mi dispiace molto. Ecco, mi piacerebbe che questi gruppi provassero a ripensare la loro utilità secondo un concetto più ampio, di supporto alla comunità. E non perché il Comune al momento abbia bisogno di volontari, dato che siamo ancora in una situazione controllata, ma perché sarebbe bello sapere di poter contare, in caso di necessità, su una disponibilità pensata a favore della cittadinanza; si tratta insomma di capire chi è disponibile a dare una mano, saremo poi noi a chiamare se dovesse servire.

Lei non manca mai, nelle interviste che rilascia al Baco, di fare appello al senso civico dei cittadini. Li vede migliorati in questo?

In molti cittadini il senso civico è migliorato tanto, perché hanno capito che sono parte della comunità. In alcuni, però, è peggiorato in modo grave: vedo tanta arrabbiatura nei confronti delle istituzioni, e i social stanno diventando un ricettacolo impressionante di questa rabbia. Io raccomando sempre di non esagerare, perché si rischia di farsi del male: pensiamo alle offese che leggiamo su Facebook, io non ho mai visto nell’uso delle parole una situazione peggiore di quella di adesso; ma pensiamo anche a quello che è successo dove, durante delle manifestazioni, sono stati fatti danni gravi al bene pubblico. Si tratta di uno scenario che evidenzia la mancanza del senso di comunità, e questo mi crea un enorme dispiacere.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione della pandemia Covid nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.