Covid: Il rosso scuro dell’Europa e la spiegazione (semplice) di una polemica incomprensibile

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Hanno avuto recentemente risalto sui media sia l’Agenzia sui farmaci (EMA, con sede trasferita ad Amsterdam da Londra in seguito alla Brexit), la quale approva i vaccini per tutta la UE, che il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, con sede nei pressi di Stoccolma), che pubblica ogni giovedì delle mappe sull’andamento della pandemia.

Le agenzie dell’Unione europea sono organi indipendenti, specializzati, con sedi distribuite in tutti gli Stati membri dell’Unione e che hanno il compito di fornire consulenza alle istituzioni unionali e ai 27 Stati membri. Attualmente sono 33, di cui due in Italia: a Parma quella sulla sicurezza alimentare, a Torino quella sulla formazione.

L’Unione non ha competenze in materia di sanità, che in Italia sono ulteriormente lasciate al livello regionale e non statale, e il Centro ECDC fornisce consulenza specializzata sanitaria per le decisioni e le iniziative da prendere in altri ambiti, ad esempio per la libera circolazione delle persone in tutta la UE.

Sia a livello italiano che europeo non si può limitare la libera circolazione se non per motivi di sanità o di ordine pubblico e la competenza dell’Unione nel campo della libera circolazione delle persone è una realtà fin dai tempi del Mercato Comune e della CEE. Questo diritto è attualmente sancito dall’articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell’UE.

A marzo 2020 fece scalpore la chiusura repentina dei confini intraeuropei nel tentativo di difendersi dalla pandemia. La Commissione fece subito proposte per un approccio coordinato e coerente e basato sui fatti. Le statistiche e le mappe europee che in primavera erano prodotte dal Centro a livello statale sono diventate a livello regionale in autunno.

Il 13 ottobre 2020,  con l’arrivo della seconda ondata, i 27 governi UE hanno deciso di avere un approccio coordinato circa le restrizioni di movimento e hanno incaricato il Centro ECDC di produrre ogni giovedì una mappa basata sui dati regionali forniti dagli Stati ogni martedì e riguardanti tre indicatori: numero di contagi rispetto la popolazione (incidenza bisettimanale), numero di test positivi rispetto ai test eseguiti (tasso di positività) e numero di test fatti rispetto alla popolazione.

Il Centro ECDC produce sia una mappa con i tre indicatori combinati che tre altre mappe ciascuna con un solo indicatore.

Osservando le mappe più recenti si nota che l’Europa è tutta uniforme nei riguardi dell’indicatore combinato tranne Norvegia, Finlandia, Grecia, Islanda e la Danimarca centrale, mentre per i contagi rispetto la popolazione (incidenza bisettimanale) sono evidenziate con il rosso scuro le zone che nelle settimane 2 e 3 del 2021 erano sopra 500: sono l’Irlanda, quasi tutta la Spagna, la zona di Marsiglia, la Repubblica Ceca, Lituania ed Estonia, la zona di Berlino, di Bolzano, del sud della Svezia, il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia.

Un mese fa il veronese aveva 1100 contagi in 14 giorni ogni 100 mila abitanti. Una decina di giorni fa era ancora a circa 550, adesso siamo poco sopra 300, e cioè non più rosso scuro. Tutto qui. Del tutto incomprensibile (e infondata) pertanto la polemica che si è scatenata sul tema in Italia negli scorsi giorni, tra politica e media informativi.

Nel frattempo il Centro è passato a produrre carte non più con 7 ma con 5 gradazioni di colore: dagli intervalli 20-60-120-240-480-960 si è passati agli intervalli 25-50-150-500. 

Ai primi di gennaio 2021 il governo italiano aveva proposto alle Regioni (che come si è detto hanno la competenza sanitaria) di far scattare la zona rossa (secondo il sistema italiano) con un’incidenza settimanale di 250, pari ai 500 bisettimanali del sistema europeo. Le Regioni hanno bocciato la proposta e mantenuto il sistema italiano che utilizza 21 indicatori.

Se è vero che per una situazione complessa si può sempre immaginare almeno una soluzione semplice ma quasi sempre sbagliata, deve essere anche vero che pure i brevi titoli di giornale possono raccontare così poco dell’Unione Europea, delle sue agenzie e dei dati che producono, da diventare una… notizia infondata.

Per avere un aggiornamento settimanale (il giovedì) dell’andamento della pandemia a livello europeo si può navigare qui.