Covid e adolescenti: Fuggire dall’alienazione del presente reinventandosi la quotidianità

“Caro virus ti scrivo, così mi distraggo un po’…”, così inizia la canzone rivisitata di Gianmario Ligas, amico di Lucio Dalla, uno dei più conosciuti cantautori italiani.

Una lettera indirizzata non più ad un amico lontano, bensì al Covid-19, come se questo fosse diventato parte di ognuno di noi, qualcuno con cui ci relazioniamo da più di un anno. Eh sì, perché grazie a lui le relazioni umane si sono così ridimensionate da azzerarsi.

Lo sanno bene i giovani che, non potendo incontrarsi per parlare e trascorrere del tempo assieme ai loro coetanei, hanno pensato di tornare a scrivere. Certo, non li si può pensare tutti alle prese con carta colorata sulla scrivania e francobolli nel cassetto, ma la tendenza dei ragazzi di oggi è proprio quella di scoprire delle passioni che, finora, avevano tenuto a distanza.

La scrittura, infatti, assieme alla pittura e la scultura, permette di dare sfogo ai disagi dell’animo, sempre più visibili a causa della pandemia ancora in atto. Ad oggi, infatti, sembra che gli adolescenti evidenzino sintomatologie quali la perdita di fiducia in loro stessi e nel futuro, con la conseguente manifestazione di episodi di forte stress. Ragazzi forniti di ogni mezzo tecnologico a loro disposizione, capaci di adattarsi a questa nuova realtà ma, ciò nonostante, soli. L’unica alternativa possibile è stata quella di reinventarsi una quotidianità, facendo emergere delle risorse inaspettate.

“L’isolamento è stato davvero difficile per i ragazzi come meafferma Vanessa Falsarolo, studentessa al primo anno della scuola secondaria di primo grado “Virgilio” –, abbiamo dovuto rinunciare al piacere di uscire con gli amici, di fare gite in compagnia, di giocare all’aria aperta tutti assieme. Abbiamo rinunciato a molte cose: dalle gite scolastiche, alle uscite sul territorio, ma anche alle attività di gruppo, ai laboratori e a giochi di squadra. Tutto questo ci è costata fatica, il timore del contagio è ancora presente e dobbiamo sempre fare attenzione a igienizzarci bene le mani, o a non avvicinarci troppo alle persone. Ci mancano gli abbracci, le strette di mano tra amici, ma anche le carezze dei nonni o dei parenti. Siamo più annoiati, la DAD non è stata facile, i nostri professori ce l’hanno messa tutta per trasmetterci positività, sono stati comprensivi e più volte ci hanno rincuorato, ma non è servito a molto. Così abbiamo ricorso alla tecnologia per sentirci meno distanti, facciamo lunghe telefonate, o videochiamate, e ci scriviamo tutti i giorni perché, anche se siamo tornati in presenza, non è più come prima. I pomeriggi e il fine settimana stiamo a casa con mamma e papà, a volte si litiga, a volte ci si annoia, ma altre volte, invece, si condividono dei momenti che prima non si condividevano. Abbiamo riscoperto i giochi di società e la sera ci piace guardare la televisione tutti assieme, ho iniziato ad appassionarmi alla pittura e ascolto molta musica”.

E’ questo il ritratto degli adolescenti di oggi: ragazzi che hanno riscoperto i valori tradizionali dello stare insieme, per fuggire dalla paura del presente, una paura che silenziosamente trascina i giovani in uno stato di ansia e depressione letali per la psiche. Si tratta di una realtà, a tratti ancora surreale, che si riscontra in una percentuale fin troppo alta di ragazzi.

Quale la possibile soluzione? Insegnare che nella vita si può incappare in momenti di fragilità e di smarrimento, ma questo non vuol dire che tutto è perduto. Diamo tempo al tempo, mostriamoci disponibili all’ascolto reciproco e sfruttiamo i nostri talenti per ritrovare una nuova serenità.