Covid a Sona. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “Sul nostro territorio la situazione è buona, continuiamo così”

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È passato ormai un anno dall’arrivo della pandemia in Italia. A febbraio dell’anno scorso, anche a Sona si viveva un iniziale clima di allerta, che sarebbe stato destinato a trasformarsi, nel giro di poche settimane, in una situazione di preoccupazione pesante, che ha poi segnato in maniera drammatica gli ultimi mesi della nostra storia.

Abbiamo assistito alla progressiva messa a fuoco di cosa fosse e cosa provocasse il Covid-19, questo virus che ci ha travolti in maniera inaspettata, alla conseguente messa a punto di metodi diagnostici, alla completa riorganizzazione del sistema sanitario e, con l’inizio del nuovo anno, anche all’arrivo dei vaccini.

Abbiamo pianto cittadini morti, senza che i loro cari potessero salutarli di persona; abbiamo pregato per familiari ricoverati, senza che fosse possibile far loro visita, perché i reparti Covid degli ospedali sono inaccessibili; abbiamo visto i nostri anziani delle case di riposo attraverso un monitor o attraverso un vetro, rassegnandoci al non poterli abbracciare o prendere per mano. In un anno, è cambiata un’epoca. Ne parliamo con il sindaco Gianluigi Mazzi, nella ventiquattresima intervista del sabato dall’inizio dell’emergenza.

Sindaco, un anno fa si aspettava che sarebbe durata così a lungo?
No, non mi sarei mai aspettato che sarebbe durata così tanto. All’inizio della pandemia, quando il virus si diffondeva in Cina e in altri Paesi, in Italia abbiamo trattato con superficialità questa emergenza. Ricordo che, quando c’è stata la prima chiusura, le aspettative diffuse erano che sarebbe durata un paio di settimane, anche se già a noi sindaci veniva preannunciata una durata maggiore. Ma non mi sarei mai aspettato questo. E oggi mi sento di dire che vedremo gli strascichi di questa situazione sanitaria almeno fino all’inizio del 2023.

Negli ultimi tempi, a Sona il numero dei contagi si è notevolmente ridotto.
Siamo in una situazione ottimale, sia come numero di casi che come numero di ricoveri. Quello che raccomando però è di non abbassare la guardia. Dato che siamo in zona gialla, abbiamo qualche possibilità in più rispetto ad alcune settimane fa, ma ci vuole sempre attenzione: mascherina alta e distanziamento. Solo stando attenti, potremo tornare ad avere anche qualche libertà serale. I numeri preoccupanti che arrivano da altre regioni non sono oggi presenti nella nostra provincia: facciamo in modo che si rimanga in questa situazione e che le cose non peggiorino.

E, secondo lei, quando invece usciremo dalla crisi economica che è conseguita all’emergenza sanitaria?
Io penso che risentiremo della situazione economica che si è creata per i prossimi dieci anni. Alcune limitazioni per le attività dureranno anche in futuro: non sarà più possibile ammassare in uno spazio il numero di persone paganti a cui eravamo abituati in passato, verranno rivisti gli standard di capienza dei locali. Da questo punto di vista, credo che ci saranno dei cambiamenti epocali.

Dal punto di vista economico, a Sona come va?
Sono veramente preoccupato per i settori della ristorazione e del turismo. Ho avuto modo di incontrarmi con alcune realtà del territorio, e la situazione è drammatica. Il problema non riguarda più solo i posti di lavoro, ma anche il fatto che i gestori si vedono costretti ad intaccare il proprio patrimonio personale per mantenere l’attività. E questo non può andare avanti all’infinito, perché quando si arriva a un certo punto si rischia la chiusura. E pure i negozi stanno vivendo una situazione difficile. Penso anche al centro commerciale La grande mela che, a fronte di costi di gestione importanti, si trova con un numero di clienti nettamente inferiore rispetto al passato.

Come procede la campagna di vaccinazione?
Sta procedendo, ma a rilento rispetto a come era stata pianificata. A livello organizzativo ci stiamo muovendo bene, il problema è che arrivano meno dosi di quelle che erano previste. È comunque cominciata la vaccinazione degli anziani: in questi giorni stanno chiamando quelli delle classi ’40 e ’39. Ci sono stati dei malumori legati al fatto che per questa fase di vaccinazione sarebbe stata data priorità agli anziani piuttosto che alle persone disabili: questa è una affermazione delicata ed è anche complicato rispondere. Come presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 9, mi sono fatto portavoce di queste lamentele, segnalandole all’Ulss, e so che si sono già attivati per accelerare le vaccinazioni anche delle persone disabili. È stato aperto il punto vaccini di Bussolengo, che in questa fase serve anche la comunità sonese: ho avuto modo di visitarlo, e mi ha ben impressionato per l’organizzazione. L’unica criticità che mi è stata segnalata riguarda la modulistica, che non risulta di facile compilazione per gli anziani. Abbiamo candidato il palapesca di via Cesarina per la fase della vaccinazione di massa, che da previsioni dovrebbe partire a maggio, anche se io temo che si andrà più avanti. Abbiamo comunque già avanzato una manifestazione di interesse per mettere questa struttura a servizio delle vaccinazioni della popolazione di Sona e Sommacampagna.

Come è cambiato in questo anno segnato dalla pandemia il modo di amministrare?
È cambiata in modo importante la gestione del bilancio economico. E questa non è una giustificazione da amministratore che non è riuscito a fare, ma la giustificazione di un amministratore che ha scelto di spostare capitoli di spesa da una parte all’altra. A volte i cittadini non capiscono che abbiamo dovuto privilegiare aspetti legati alla situazione di emergenza, penso ad esempio ai ristori economici e agli investimenti per i dispositivi di protezione. Come i cittadini stanno vivendo in modo diverso le loro libertà e il loro lavoro, devono anche capire che pure il modo di amministrare un territorio si è modificato. Ad esempio, stiamo digitalizzando tutti i processi, cosa che fino all’anno scorso era un elemento su cui avevamo puntato, ma non certo una priorità. Invece ci siamo trovati a dover fare proprio su questo un investimento non previsto, perché in questa situazione è diventato fondamentale garantire ai cittadini uno sportello online. Inoltre, dovremo dedicare soldi per costruire spazi pubblici nuovi o rivedere quelli già esistenti per adeguarli agli standard di capienza del futuro. Un’altra cosa che mi viene in mente è che negli ultimi mesi abbiamo imparato ad apprezzare le passeggiate nel nostro territorio, quindi nei prossimi anni occorrerà rivedere anche i percorsi affinché ci sia la possibilità di muoversi agevolmente a piedi nei nostri paesi.

Lei ha parlato spesso, anche nelle interviste rilasciate al Baco, del dolore per gli anziani morti in questi mesi. Ed è difficile anche la situazione dei parenti che, a causa delle restrizioni che hanno blindato strutture ospedaliere e case di riposo, non possono dare l’ultimo saluto ai loro cari. Sappiamo che in questi giorni anche lei ha vissuto un’esperienza dolorosa…
Ho provato di persona cosa significa perdere una persona cara senza poterle essere vicino. Questa è l’atrocità più pesante, ti rende umanamente impotente. Alcuni giorni fa, ho perso la nonna, che non era positiva al Covid ma era ospitata nella casa di riposo, quindi da protocollo nessuno di noi familiari poteva entrare. È stata una grande sofferenza. Sono vicino a tutte le persone che, dall’inizio dell’emergenza, hanno vissuto questa situazione. Ti resta la sensazione che un tuo caro sia morto abbandonato; sicuramente c’era qualcuno che lo ha assistito, quindi non si tratta di un problema di assistenza, ma proprio di vicinanza familiare. Forse la sensazione è simile a quella che provavano i familiari in tempo di guerra, quando ricevevano la comunicazione che un caro era caduto, senza poter sapere esattamente cosa fosse successo.