Per un Sindaco gestire un’emergenza significa mantenere una lucidità costante e un’attenzione continua: approvare provvedimenti, convocare riunioni, attivare servizi, interpretare numeri, dare indicazioni, comunicare informazioni. Giornate estremamente lunghe, con impegni che riempiono un’agenda fittissima e altri che si inseriscono imprevisti.

Succede anche durante le interviste che pubblichiamo il sabato: nel corso della chiamata, a cui Gianluigi Mazzi risponde dal cellulare, il telefono del suo ufficio in Municipio suona diverse volte e, altre ancora, si sente bussare alla sua porta. Interrompiamo, mi mette in attesa il tempo che gli serve per dare una risposta o comunicare una disposizione, poi riprendiamo.

Fin dall’inizio, la sua gestione dell’emergenza è stata quella di un Sindaco determinato e risoluto, che ha saputo essere un punto fermo per la sua comunità, anche cercando di mantenere accesa la speranza nei momenti di maggior preoccupazione e di maggior sconforto. In questo profilo, a cui il primo cittadino ci ha abituati anche durante le interviste, oggi fa breccia la commozione: quella per una comunità, la sua comunità, forte ma ferita, che piange alcuni cittadini deceduti a causa del Covid e si frammenta nel dramma della solitudine degli anziani, che per essere protetti soffrono la distanza dai parenti o che, purtroppo, si trovano a piangere un coniuge senza averlo potuto salutare un’ultima volta e senza i propri cari a dar loro il sostegno di un abbraccio.

E, mentre parla di questo, per la prima volta, in questa quindicesima intervista dall’inizio dell’emergenza, la gola del Sindaco si annoda e la sua voce fatica ad uscire.

Sindaco, Lei non manca mai di sottolineare il valore di memorie viventi che hanno i nostri anziani. Nel corso del suo mandato, ha partecipato più volte ai compleanni di cittadini particolarmente longevi, e ha anche dichiarato che presenziare a queste cerimonie è uno dei compiti più belli di un sindaco, in rappresentanza della comunità. Ora in Italia questo virus sta spegnendo le vite di moltissimi anziani.

Se ne va la memoria delle nostre comunità, quella fatta di storie personali ed esperienze vissute. Stiamo perdendo velocemente tanti anziani e, anche a Sona, stiamo accusando il colpo. Magari non tutti muoiono per il Covid, ma per questo virus vengono ricoverati, viene loro diagnosticata una polmonite bilaterale, e non tornano più a casa. Lo dico con un nodo alla gola, mi piange il cuore.

E molti anziani si trovano oggi a vivere il dramma della solitudine.

Penso alle persone più deboli, che spesso incontravamo per strada da sole e a cui dedicavamo il tempo di un saluto, troppo indaffarati per fermarci a fare due chiacchiere con loro. Il mio pensiero va a tutti quegli anziani che si erano ritagliati nella comunità un posto silente ma presente, a cui ora vengono a mancare contatti e relazioni. Io nei giorni scorsi ho chiamato una signora appena rimasta vedova, che è a casa e non può vedere nessuno. Ho cercato di trasmetterle un po’ di ottimismo, ma non è facile: in una situazione così, mi mancavano le parole. Non aver potuto salutare per l’ultima volta un coniuge che è morto in ospedale da solo è dolorosissimo, ma è il secondo dolore, quello che si consuma nella solitudine che viene dopo, a fare più male: le persone si trovano a dover piangere da sole la morte di qualcuno, senza poter avere nessuno vicino, senza poter ricevere il sostegno di un abbraccio. Io ho voluto coinvolgere i servizi sociali, affinché le persone che in questo momento vivono il dramma della solitudine possano contare sul supporto telefonico del Comune, ma chiedo anche ai cittadini di mantenere le relazioni telefoniche con chi oggi sta vivendo situazioni di difficoltà. Che si sia parenti o amici di vecchia data, prendiamo in mano il telefono e facciamo una chiamata ai nostri anziani. Non un semplice messaggio, ma una telefonata: prendiamoci qualche minuto in più per fare una chiacchierata, che può essere importante per aiutare a sconfiggere un po’ la solitudine. E stiamo vicino a chi ha perso un proprio caro: in un momento in cui non si può andare al funerale, perché le celebrazioni sono limitate nel numero di presenze, usiamo il telefono, che ci permette comunque di avere una relazione.

Molti nostri concittadini hanno un proprio caro nella casa di riposo di Lugagnano. Com’è la situazione là?

Io devo ringraziare tutto il personale della struttura di Lugagnano, perché hanno salvato i nostri anziani e tuttora continuano a tenerli protetti. Ho chiesto però di fare un ulteriore sforzo per aprire delle finestre virtuali sull’esterno, e rendere possibili maggiori relazioni, per quanto a distanza, con i parenti. Non solo non viene più consentita la relazione “dietro al vetro” (NdR era stato infatti creato uno spazio con due barriere di plexiglass per consentire di vedersi), ma si stanno riducendo anche le videochiamate ai familiari. Io capisco le difficoltà, ma a nome della comunità ho invitato il direttore a cercare delle soluzioni perché aumentino le relazioni online. Per facilitare questo, il Comune può mettere a disposizione risorse o un contributo economico. Gli ospiti della casa di riposo sono anziani che spesso hanno patologie, per i quali la relazione è linfa per vivere.

Anche i bambini e i ragazzi stanno pagando un costo alto, perché si trovano a vedere drasticamente ridotte le opportunità di relazione che sono fondamentali per la loro crescita.

La raccomandazione che viene fatta alle scuole e che so essere seguita è che si faccia attenzione al rispetto dei protocolli, ma anche che venga salvaguardata per i bambini la possibilità di mantenere delle forme relazionali che, ovviamente in assoluta protezione, permettano loro di non percepire troppo questa situazione come una privazione di qualcosa di importante. Stiamo pensando a qualche iniziativa per Santa Lucia e Natale per far sentire ai bambini la nostra vicinanza: anche se stiamo vivendo una situazione difficile, vogliamo far sentire ai più piccoli che loro sono importantissimi, sono il nostro futuro. Adolescenti e giovani stanno soffrendo moltissimo in questo momento, perché devono rinunciare a quelle occasioni conviviali che sono fondamentali per loro. Confido che possano trovare nel digitale delle opportunità di contatto, che possano consentire loro di mantenere i legami.

In questo momento così difficile, il Comune può contare sui suoi dipendenti. Come stanno lavorando?

Stanno operando al cento per cento, consentendo di gestire nel migliore dei modi una situazione molto complicata. Si alternano con la presenza fisica, ma garantiscono una continuità nell’iter operativo. Stanno seguendo noi amministratori nelle attività progettuali e realizzative, e stanno supportando il territorio per ridurre il più possibile le difficoltà e trasformare sempre più in modalità online i servizi del Comune.

Con il coprifuoco alla 22 e le attività lavorative ridotte, c’è molto più tempo da passare a casa. Secondo lei come può essere valorizzato questo tempo? Lei cosa fa alla sera, quando gli impegni della giornata si concludono e, come tutti, non può uscire?

È l’occasione per fare ordine negli spazi che abbiamo trascurato e, vorrei dirlo perché ci ho pensato di recente, per mettere a posto le fotografie. Continuiamo a farne con i cellulari, ma non le stampiamo mai, e a volte non le scarichiamo nemmeno. Non abbiamo più gli album che c’erano una volta, stanno venendo meno questi contenitori della nostra memoria. In futuro riguardare le fotografie che avremo sistemato darà una soddisfazione meravigliosa. Quando alle 22 finisco la mia giornata, perché quella è l’ora in cui terminano le ultime videoconferenze, anche io mi dedico a questo: per ora le sto scaricando, poi le stamperò.

E il Natale come si festeggerà? 

In Giunta abbiamo discusso se prevedere le luminarie oppure no: da una parte ci può essere contestato che buttiamo via i soldi in questo momento, dall’altra parte però darebbero un segnale di luce, nella speranza della ripartenza. Abbiamo quindi optato per questo secondo pensiero, e abbiamo deciso di fare questo investimento. I dati dicono che la curva dei contagi si sta appiattendo e fra una settimana, dieci giorni, si dovrebbe vedere un’inversione di tendenza, quindi a Natale si dovrebbe poter registrare un miglioramento della situazione. Al di là di come potranno essere organizzate le cene, quello che è davvero importante è saper trarre dallo spirito natalizio un incitamento alla ripartenza, non solo personale ma anche economica: occorre essere convinti che supereremo questo momento difficile e che avremo la creatività per recuperare. I grandi successi nascono nei momenti più difficili: ho saputo che molti bar hanno rivisto il loro modello organizzativo e molti negozi si sono attivati con le consegne a domicilio. Insisto su questo, perché guardare il bicchiere mezzo vuoto non è l’unica soluzione che abbiamo davanti. Anche se non siamo in lockdown, è come se lo stessimo comunque vivendo, non perché ci è stato imposto ma perché lo percepiamo soggettivamente: si consuma meno, si spende meno. Cerchiamo di invece recuperare un po’ di entusiasmo e un po’ di ottimismo per Natale. E, per i regali natalizi, andiamo ad acquistare nei negozi locali, per dare una mano al nostro territorio.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione della pandemia Covid nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.