Covid a Sona. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “La situazione migliora ma serve attenzione. E sulla crisi di governo…”

La fine di gennaio porta finalmente alla comunità sonese reali motivazioni di sollievo e speranza: negli ultimi giorni i contagi hanno subito un calo drastico, tanto che ieri i positivi registrati nel territorio erano 30, un numero ben lontano dagli apici preoccupanti raggiunti nei mesi scorsi; inoltre, è iniziata la somministrazione dei vaccini che, progressivamente, dopo questa prima fase, andrà a coinvolgere una fetta sempre maggiore di popolazione, fino a quando si arriverà alla vaccinazione su larga scala, per la quale si stanno già iniziando a programmare i centri di riferimento.

Altra notizia positiva, diretta conseguenza del miglioramento della situazione sanitaria, è che da lunedì torneremo in zona gialla: una condizione che ci consentirà maggiori possibilità di movimento e di relazione, ma che continuerà comunque a richiedere grande attenzione da parte di tutti.

Una novità della settimana che sta finendo è la nomina del sindaco di Sona Gianluigi Mazzi a presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 9, che coinvolge tutti e 98 i primi cittadini del veronese; un ruolo importante, che diventerà operativo da lunedì primo febbraio e che porterà Mazzi ad assumere una posizione di coordinamento strategico anche per la gestione dell’emergenza. Per l’intervista del sabato, iniziamo proprio da questo.

Sindaco, ci parli del nuovo ruolo che ha assunto e dei compiti della Conferenza dei sindaci.
Tutti i sindaci del veronese sono coinvolti nella Conferenza dei sindaci dell’Ulss 9, che è divisa in Distretti, fra cui il Distretto 4 di cui io ero presidente. Dal primo febbraio sostituirò il sindaco di Nogara Flavio Massimo Pasini alla guida della Conferenza, lavorando in continuità di intenti con chi mi ha preceduto. Compito fondamentale di questo organo è quello di esprimere i bisogni socio-sanitari di tutte le comunità amministrate, lavorando in relazione diretta con l’Ulss. Si opera soprattutto nell’ambito sociale, che è quello finanziato dai Comuni, mentre si viene coinvolti nell’ambito sanitario soprattutto per i temi relativi agli ospedali, al recupero delle strutture e alla logistica. In questo momento ci stiamo occupando anche del problema della carenza dei medici di base in alcune comunità. La Conferenza ha insomma una competenza politica di manifestazione dei fabbisogni e degli interessi del territorio. Uno dei miei primi incarichi è quello di raccogliere le disponibilità dei Comuni per la predisposizione dei centri vaccini che, quando inizierà la vaccinazione massiva, serviranno delle macro-aree territoriali. Si parla di macro-aree perché questi centri dovranno essere raggiungibili dai cittadini di più Comuni. Uno, ad esempio, potrebbe essere il palapesca di via Cesarina, che potrebbe essere il centro di riferimento per i Comuni di Sona e Sommacampagna.

Com’è la situazione dei contagi nel nostro territorio?
C’è stata una riduzione significativa. La comunità sonese ha risposto bene alle ultime restrizioni. I controlli sulle uscite dopo le 22 hanno fatto registrare che questa norma è stata in generale ben rispettata dai cittadini. Se mi è venuto il dubbio che qualcuno si sia incontrato di nascosto durante le festività, devo dire che a un certo punto i cittadini hanno capito e l’impegno ad evitare i contatti ha permesso una riduzione dei contagi. Oggi i tamponi vengono fatti in misura impressionante: parliamo di un’area di verifica notevolmente ampia, tuttavia i numeri sono in calo. Dicevo che la norma del “coprifuoco” è stata in generale ben rispettata, ma c’è un’eccezione significativa che mi ha preoccupato.

Cioè?
Dalla raccolta di informazioni, come filmati delle telecamere di sorveglianza e testimonianze di cittadini, seguita al drammatico episodio di San Giorgio in Salici (un diciottenne, salito con un coetaneo sul sottotetto della chiesa, è precipitato nella navata centrale, salvandosi miracolosamente dopo un volo di quindici metri, ndr), abbiamo scoperto che alcuni ragazzi della compagnia di cui fanno parte i due coinvolti nella bravata, in quei giorni, sono stati visti girare per il paese anche dopo le 22. Mi chiedo perché in quel momento quei giovani non abbiano capito la serietà del problema sanitario e quindi l’importanza di non andare in giro, mi chiedo perché le famiglie e le istituzioni non siano riuscite a trasmettere il pericolo di questa situazione. La stragrande maggioranza dei ragazzi ha sofferto in casa, senza poter vedere il fidanzato o la fidanzata e senza poter vivere appieno l’adolescenza. Perché il Covid non ha invece preoccupato quei giovani di San Giorgio? C’è stato un problema di trasmissione o di ricezione del messaggio di pericolo, in ogni caso si è trattato di un cortocircuito comunicativo di cui sono molto dispiaciuto.

Nelle scorse settimane, aveva destato molta preoccupazione la notizia dei focolai nella casa di riposo di Lugagnano e nella Comunità alloggio “Giubileo 2000” di Palazzolo. Com’è ora la situazione?
Purtroppo, i decessi per Covid in casa di riposo sono arrivati a nove. Negli ultimi giorni, si è comunque ridotto il numero dei positivi e, anche nel centro di Palazzolo, la situazione si sta normalizzando. A breve partiranno i vaccini nella casa di riposo, cominciando da coloro che sono già negativi per poi procedere, più avanti, alla vaccinazione di coloro che nel frattempo si saranno negativizzati. Arriveranno poi le somministrazioni anche nella struttura di Palazzolo.

Lunedì anche le scuole superiori riapriranno in presenza. Qual è la sua posizione in merito?
Questo sarà un altro test, ma secondo me la risposta sarà buona. I ragazzi hanno bisogno di andare a scuola, e auspico che quanto prima la didattica in presenza passi dal cinquanta per cento, con cui ripartirà lunedì, al cento per cento. Siamo pronti per affrontare questa situazione: scuole e trasporti sono organizzati. E saranno ovviamente fondamentali anche comportamento e distanziamento da parte dei ragazzi. Raccomando oltretutto ai genitori di non mandare a tutti i costi a scuola un ragazzo che non sta bene: se ha qualche sintomo, teniamolo a casa. Se manteniamo alti questi livelli di attenzione, avremo valori di contagio sicuramente molto più bassi rispetto ai momenti più critici.

Da lunedì torniamo anche in zona gialla. Qual è il suo commento in merito?
Non trasformiamo questa opportunità nell’“apertura delle gabbie”. Cioè, mi auguro che domenica prossima non ci sia di nuovo il pienone, come successo altre volte, in montagna o al lago. Comportiamoci da persone responsabili, che hanno capito la lezione. Serve una gradualità, perché altrimenti il rischio è che si ricreino le condizioni per ritornare chiusi nelle nostre abitazioni. Invito quindi i cittadini a cogliere il ritorno in zona gialla come un’opportunità per recuperare energia per se stessi e per dare energia all’economia, ma a farlo con coscienza. È l’occasione di far vedere il nostro senso civico: sarebbe bello iniziare ad essere orgogliosi di averlo e dimostrare alla comunità che lo abbiamo. L’esempio è il miglior insegnamento che possiamo dare alle persone che ci circondano. E, entrando nel concreto dei comportamenti che possiamo avere, se uno va in un posto e trova il pienone, giri la macchina e torni a casa o vada altrove.

C’è qualcosa che le manca in particolare della libertà pre-Covid?
Una delle cose che mi mancano è l’aperitivo. Ho scoperto quanto valore abbia questo momento conviviale con gli amici, tra il lavoro e la cena. Pensavo fosse solo una delle tante abitudini, ma nel momento in cui è venuta a mancarmi ne ho riscoperto il valore. Per qualcun altro potrebbe essere il pranzo della domenica o la colazione con caffè e pasticcini. Ecco, ora che torniamo in zona gialla, evitiamo però di tornare a incontrarci tutti nello stesso posto. Sarebbe drammatico ritrovarsi tutti a bere l’aperitivo senza attenzione. Occorre gradualità anche nel tornare a queste libertà.

Per chiudere, una riflessione sulla crisi di governo. Quali sono i pensieri con cui assiste agli eventi politici nazionali di questi giorni?
Io auspico che chi andrà al governo consideri importante il ruolo territoriale dei sindaci. Le figure politiche che amministrano i Comuni hanno una conoscenza precisa delle diverse situazioni locali, e questa conoscenza territoriale permetterà di promuovere in maniera più rapida la ripartenza. Dobbiamo convivere con la necessità che i valori di contagio rimangano bassi, che le vaccinazioni proseguano e che l’economia riparta. E per la ripartenza dell’economia non serve solo ed esclusivamente l’erogazione di contributi: questa è una modalità che funziona nei periodi emergenziali, ma adesso occorrerà che riparta il mercato, che riparta la domanda, e perché questo avvenga occorre che la gente ricominci ad avere quelle possibilità che erano state messe da parte per l’applicazione severa e giusta delle restrizioni. Ora però serve una altrettanto severa e giusta applicazione dei sistemi di ripartenza. Non basta più, ad esempio, che l’imprenditore si reinventi organizzandosi con la pizza d’asporto, ma occorre riportare la gente a mangiare la pizza, sempre ovviamente nel rispetto di tutte le necessarie attenzioni. Serve cioè un’iniezione di fiducia economica, e chi conosce il territorio ne è consapevole. Chi fa ragionamenti solo dall’alto, senza la conoscenza precisa delle realtà locali, rischia di dare pochi soldi a tutti o di darne a chi ne ha meno bisogno di altri. Noi sindaci invece sappiamo esattamente chi ne più bisogno e chi meno, chi ha lavorato e chi non ha lavorato. Noi abbiamo il quadro preciso della situazione economica dei nostri territori.