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Con questa intervista al Sindaco di Sona Gianluigi Mazzi, la diciannovesima dall’inizio dell’emergenza, entriamo con le sue parole nella settimana di Natale.

Mentre l’ordinanza regionale e il decreto del governo stanno facendo discutere, non possiamo che registrare una certezza da tutti condivisa: saranno festività completamente diverse da quelle a cui eravamo abituati. Travolti dalla seconda ondata di coronavirus, continuiamo a vivere una situazione difficilissima, sul piano sanitario, economico e sociale. Con il primo cittadino facciamo il punto della situazione, per arrivare infine a chiedergli quali sono i suoi auguri natalizi.

In questi giorni è stata varata una nuova ordinanza regionale, seguita poi da un decreto del governo. Come commenta questi documenti e le misure in essi contenute?

Sommando il decreto del governo con l’ordinanza regionale, devo dire che abbiamo raggiunto il massimo livello di “italianità normativa”.  Mi dispiace dirlo, ma quando si fanno le norme bisogna anche stare attenti a farle rispettare. Chi fa la norma si deve mettere nei panni di chi deve fare i controlli e sanzionare nei casi di mancato rispetto. E, oggi come oggi, vi sono diverse difficoltà in questo senso. Come si fa a verificare che una persona sta effettivamente andando dalla parrucchiera, come magari dichiara al momento del controllo? Se qualcuno viene fermato nel tardo pomeriggio, e dice che sta tornando dal ristorante in cui era entrato prima delle 14 per un pranzo che poi si è prolungato, come si fa ad accertare che racconta il vero? Se l’italiano medio avesse rispetto delle norme, come succedeva all’inizio della pandemia quando c’era la paura, il controllo servirebbe per trovare le eccezioni. Adesso, invece, non si tratta tanto di trovare le eccezioni, perché c’è il rischio che ci sia pieno di “furbetti”. In Italia, quando esce una norma si pensa subito a come aggirarla. Nei giorni di zona rossa, ad esempio, si può far visita solo ad un parente o a un amico. Come verifichiamo, quando fermiamo un cittadino, che quello da cui sta andando sia il primo parente? Fare le norme cedendo al populismo significa generare dei “mostri normativi”, che poi risulta difficile applicare.

Già nelle scorse settimane lamentava la poca chiarezza dei provvedimenti regionali e nazionali.

Quello della mancanza di chiarezza resta un problema. Quando si va troppo nel dettaglio, per accontentare qualche categoria e qualche settore, poi si creano delle difficoltà. Ad esempio, io mi trovo a dover spiegare a un fedele che oggi alle 18 può spostarsi in un altro Comune per andare dalla parrucchiera ma non per andare a messa. I Sindaci vengono interrogati dai cittadini su quello che si può o non si può fare, e devo dire che ieri sera quando ancora si attendevano chiarimenti su come incrociare la normativa regionale e quella del governo [oggi è stato chiarito che la prima sarà in vigore fino al 23 dicembre mentre dal 24 varrà solo quella nazionale, ndr] alcune risposte non sono riuscito a darle.

Quale sarebbe stata secondo lei la posizione da prendere?

Mi dispiace dirlo, perché sicuramente una posizione come quella che sto esplicitando avrebbe avuto degli effetti pesanti su questo Natale, ma io avrei perseguito la strada della rigidità e della severità. Il Veneto, che è sempre stato giallo, si sta dimostrando la Regione con più casi. Di fronte a questa situazione, penso che l’unica soluzione sia l’isolamento. Rispetto alla scorsa primavera, le ultime norme mi sembrano un po’ troppo “personalizzate”, seguono indicazioni politiche piuttosto che sanitarie. Voglio proprio vedere cosa succederà nell’ambito dei vaccini: durante la prima ondata, a fronte di un’emergenza mondiale, il lockdown è stato imposto, mentre ora si concederà alle persone la libertà di scegliere se vaccinarsi o meno? Mi sembra che le due cose siano un po’ in contrasto. Riguardo alle ultime norme, mi sembra che sia Zaia che Conte abbiano un po’ ceduto, venendo meno a quella rigidità che io invece avevo sempre apprezzato, e credo che lo abbiano fatto per la motivazione populista di cercare di piacere a tutti.

Abbiamo già parlato della solitudine di tanti anziani. Cosa state facendo per aiutarli?

Con l’Assessore Cimichella, stiamo potenziando gli interventi nell’ambito del sociale. Non c’è solo un problema di solitudine, ma abbiamo capito che stando in casa e senza la possibilità di relazionarsi si invecchia anche maggiormente. Stiamo facendo più telefonate, abbiamo promosso l’iniziativa di portare il pranzo di Natale agli anziani che vivono da soli, prevedremo momenti in cui andare a suonare i loro campanelli, con il coinvolgimento della Protezione civile o delle associazioni, per creare delle possibilità relazionali, che diano un po’ di energia a queste persone. La generazione più anziana è stata decimata da questo virus, chi resiste a casa deve poter avere occasioni di dialogo. Io invito familiari e amici di concittadini anziani a fare una telefonata o a presentarsi sotto casa per una chiacchierata dal balcone. Dimostriamo la vicinanza non solo a parole, ma con gesti di cuore.

Come ha vissuto l’ultimo periodo e come trascorrerà le festività natalizie?

È stato un periodo molto impegnativo, in cui ho dovuto gestire un’attività maggiore rispetto a quella della prima ondata. Allora, tutta l’attenzione era posta in modo esclusivo sul problema dell’emergenza sanitaria, mentre in questi ultimi tempi, essendo il Veneto rimasto zona gialla, il lavoro è stato concentrato su diversi fronti. Peraltro, ho chiesto di non ricevere più nessuno personalmente, ma di privilegiare con me il contatto telefonico. Mi trovo infatti in continuazione richieste di cittadini che vogliono incontrare il Sindaco di persona. Io ho dovuto evidenziare a qualcuno che se non ricevo in presenza è proprio per una questione di sicurezza, per la mia incolumità e quella altrui, perché ritengo che occorra evitare di continuare a passare da una parte all’altra per futili motivi. È come se con la seconda ondata fosse venuta meno quella paura che invece prima ci faceva sentire obbligati a chiamarci piuttosto che a incontrarci. Durante le festività, passerò qualche giorno in casa, ma sempre con il telefono e il computer a portata di mano.

Durante la scorsa intervista aveva lanciato l’idea della lettera con gli auguri natalizi. Nel frattempo, lei ne ha ricevuta qualcuna?

Ne ho ricevute tre, molto belle: due scritte a mano e una al computer. Esprimono la tristezza di certe situazioni personali o familiari legate a questo periodo d’emergenza, ma anche la gioia di poter condividere questi pensieri con il Sindaco. Sono per me anche una sorpresa, perché in sette anni non avevo mai ricevuto gli auguri di Natale in questo modo.

E lei ha concretizzato la sua proposta? Ha scritto qualcosa a qualche persona cara?

Ho scritto più biglietti di auguri del solito, utilizzando il servizio postale per spedirli. Da buon grafico, sono convinto che toccare la carta sia una sensazione unica, quindi prediligo gli auguri cartacei a quelli via e-mail. Ecco, a proposito della carta, un’idea per i regali di Natale può essere proprio quella di tornare al cartaceo: regaliamo anche qualche bel libro, qualche abbonamento a un quotidiano.

E, per concludere, qual è il suo augurio ai cittadini per questo Natale?

È un Natale che, come tutto quest’anno, rimarrà nella storia, e noi siamo parte di questa storia. Fra cento anni ci saranno libri che racconteranno quello che è stato fatto e quello che non è stato fatto. Il 2020 ci ha portato a scoprire situazioni e sensazioni che le generazioni del dopoguerra non avevano mai vissuto. Il mio augurio è che questo Natale possa permetterci di impostare un futuro migliore, attraverso una riflessione arricchita anche dell’esperienza del Covid. Io sono un eterno ottimista, cerco di trovare la positività in ogni cosa: visto che ci saranno diversi giorni in cui non potremo uscire dal nostro territorio, invito i miei concittadini ad entrare in tutti i negozi del nostro Comune in cui non erano mai entrati prima. Diamo un segnale di aiuto vero alle nostre attività commerciali e artigianali. Inoltre, facciamoci anche un dono di natura personale, a noi stessi e agli altri: proviamo a cambiare un po’ la nostra sensibilità, sentendoci maggiormente coinvolti nella vita comunitaria. Purtroppo, il 2021 non sarà un anno facile, perché continuerà l’emergenza del Covid e, risolta quella, ci saranno grandi problemi di lavoro, con licenziamenti e disoccupazione. Il nostro sguardo deve quindi puntare già al 2022. In questo momento però è importante essere parte attiva nel promuovere un miglioramento della situazione: non c’è bisogno solo di norme, ma anche di un cambiamento comportamentale, alimentato dal senso civico e di responsabilità.