Covid a Sona. L’intervista del sabato al sindaco Mazzi: “E’ stato un Natale difficile, ma quanta solidarietà”

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Nel sabato di Santo Stefano, mentre tutta l’Italia è in zona rossa, anche il sindaco di Sona Gianluigi Mazzi (nella foto di Mario Pachera) è casa, rispettoso delle limitazioni imposte dall’ultimo decreto nazionale.

Lo raggiungiamo telefonicamente per la ventesima intervista dall’inizio dell’emergenza, un’intervista che non poteva non essere incentrata su questo Natale così diverso, che entrerà drammaticamente nella storia come l’anno che sta volgendo al termine.

Sindaco, come ha passato il Natale?
Sono andato a messa a Lugagnano alle 11.15, poi pranzo ristretto in famiglia. Ho fatto molte telefonate per gli auguri natalizi e anche per qualche chiacchiera, e delle videochiamate con i parenti. Poi il pomeriggio ho riposato, perché devo ammettere che negli ultimi tempi, lavorando per tutte le scadenze di fine anno, ho accumulato parecchia stanchezza. Insomma, me ne sono stato tranquillo in casa, e così farò anche oggi.

Che auguri ha ricevuto in queste festività natalizie?
Nell’ultimo periodo ho voluto limitare molto gli incontri in presenza, quindi le persone che sono passate a fare gli auguri di persona al sindaco sono state molte meno rispetto agli anni precedenti. Ho ricevuto alcune associazioni che fanno del bene agli altri e si spendono per la comunità, e ho privilegiato le telefonate. Devo dire che, anche se le relazioni in presenza sono state molto ridotte, mi sono arrivati tantissimi auguri e questo mi ha fatto molto piacere: l’ho percepito come un segnale forte di contatto con la comunità.

Quest’anno ha spesso citato il fondamentale lavoro e impegno dei dipendenti comunali. Ha avuto modo di scambiarsi gli auguri con loro?
Il 22 dicembre ho voluto fare gli auguri a tutti i dipendenti. Ci siamo collegati online, ognuno in Comune ma dalla propria scrivania, e devo dire che questa iniziativa è riuscita benissimo. Sulle scale abbiamo messo un pensiero natalizio preparato dalla pasticceria Mainenti, ognuno poteva prenderlo e portarselo in ufficio. E abbiamo anche organizzato una lotteria online: è stato bellissimo vedere dallo schermo le espressioni di gioia di chi vinceva, e l’esultanza degli altri che erano collegati. Siamo riusciti a creare una cosa meravigliosa, che credo rimarrà nella storia. Nel mio discorso ci ho tenuto a ringraziare i dipendenti: non abbiamo mai chiuso un giorno, non abbiamo mai fatto mancare il servizio ai cittadini. Ho riconosciuto loro questo “attaccamento alla maglia”, cioè, fuor di metafora, il loro impegno per il Comune. Ho inoltre ringraziato i sei nuovi assunti del 2020, che hanno portato all’ente le loro competenze. Credo che, in questo momento così difficile, le relazioni siano cambiate, anche all’interno dell’ente comunale: abbiamo imparato ad agire modalità relazionali fatte di privazioni, ma in un certo senso più intense, perché caratterizzate dalla consapevolezza del valore dei rapporti. Quando qualcosa non è più scontato, ci si rende conto di quanto è prezioso. Inoltre, ho visto quanta passione è venuta fuori: persone che hanno fatto quel “qualcosa in più”, non perché fosse previsto contrattualmente ma perché ci tenevano. E questo atteggiamento è emerso da parte dei dipendenti, ma anche da parte di amministratori e cittadini che hanno dimostrato di avere a cuore il territorio.

E come ha fatto con la cena natalizia tradizionalmente organizzata con gli amministratori della sua squadra?
Non potendo fare la tradizionale cena, ho optato per una soluzione alternativa: ho offerto ad assessori e consiglieri un box di finger food, preparato dalla ditta “Burro e salvia”. Abbiamo aperto la scatola tutti insieme il 23 a pranzo, qualcuno dalla terrazza di Villa Trevisani, dove c’è lo spazio necessario per rispettare il distanziamento, e qualcun altro dalla propria casa. È stato un modo alternativo e simpatico per scambiarci gli auguri. Ecco, questa della “box lunch” può essere una bella idea, che dà supporto alle aziende in questo momento difficile e permette di organizzare momenti conviviali a distanza.

Questo è stato per tutti un Natale di privazioni. A lei cosa è mancato?
Le relazioni, prima di tutto: il piacere dell’abbraccio per lo scambio degli auguri, ma anche il sorriso e la stretta di mano calorosa. Ieri sera guardavo il film “Bohemian Rhapsody” e, soffermandomi sulle immagini del concerto finale, mi sono trovato a pensare che scene di questo tipo al momento non sarebbero possibili. Una riflessione come questa fa capire che le limitazioni di questi mesi sono entrate a far parte del nostro modo di pensare, ma fa anche sorgere spontaneo il confronto tra il presente e il passato: “Guarda come eravamo”, viene da dirsi. Anche ieri, a messa, mi figuravo com’era l’anno scorso: ora, vedere le persone così distanziate in una chiesa grande come quella di Lugagnano fa il suo effetto. In questo Natale mi è mancato il calore della gente, le persone intorno al presepe e davanti alla piazza con cioccolata calda e vin brulè. Mi è mancata insomma la vivacità tipica di questo periodo. Va anche detto, però, che abbiamo scoperto altri valori, come quello di vivere di più il nostro territorio, proprio per le limitazioni di movimento imposte dalla norma.

A proposito del vivere il territorio, nelle precedenti interviste aveva lanciato ai cittadini l’appello a frequentare i negozi locali per gli acquisti natalizi. Ha avuto qualche riscontro a questo riguardo?
I negozianti con cui ho parlato mi hanno detto che è andata molto bene. Io stesso mi sono recato nei nostri negozi per acquistare i regali per le persone più care, e dove ho chiesto di preparare dei cesti con i prodotti locali mi è stato detto che erano arrivati molti ordinativi. Questo mi ha dato la conferma che molti concittadini hanno fatto spesa nel nostro territorio.

Il tempo del Natale è, tradizionalmente, quello dei doni. Mai come oggi, in un momento così difficile, hanno valore anche quelli fatti alla comunità. Qualcuno ci ha pensato?
La Grande Mela ha fatto una donazione liberale importante a favore del Comune, per aiutare i cittadini in difficoltà. Il centro commerciale si è sentito “negozio” di Sona e ha voluto, in questo momento di difficoltà, dare un sostegno al territorio dove lavora. Questo sostegno si concretizzerà ad esempio in aiuti per l’approvvigionamento alimentare, per il pagamento delle bollette e per l’acquisto di materiale scolastico. Un’altra donazione importante è arrivata dalla ditta Elettro 81. E diverse famiglie hanno donato buoni alimentari, esprimendo motivazioni straordinarie a sostegno di questo loro gesto di solidarietà. Questa generosità arriva anche da persone che non hanno alcuna particolare ricchezza se non il loro stipendio, persone che hanno pensato: “Noi abbiamo avuto la fortuna di non avere per ora alcun contagio in famiglia, e per questo Natale vogliamo aiutare i concittadini in difficoltà”.

In questi giorni, le disposizioni normative sono per tutti molto restrittive. I cittadini sonesi le stanno rispettando?
Devo dire che i cittadini sono rispettosi, e devo ringraziarli per questo. Tanti, nei giorni scorsi, mi hanno chiesto quali fossero le possibilità, e ad ogni mio “no, non si può fare” mostravano di aver capito la situazione. Ieri verso le 19 sono sceso in strada davanti a casa e devo dire che in giro non c’era nessuno. Adesso il prossimo problema sarà l’ultimo dell’anno. Io so bene quanto sia importante per i giovani, e come sia difficile per loro quest’anno viverlo con tutte le limitazioni che ci sono. Molti ragazzi mi stanno contattando sui social – questo peraltro è un fatto piuttosto nuovo – e mi stanno chiedendo cosa possono fare; pure ieri, in chiesa, qualcuno mi ha fermato per chiedermi informazioni a riguardo. La mia raccomandazione è: trovatevi in pochi, state distanti, tenete la mascherina e tornate a casa prima delle 22. Io cerco di far ragionare i ragazzi sui potenziali pericoli che corrono in caso di assembramenti; si tratta di utilizzare il buon senso, perché la norma, così come è fatta, è anche facile da eludere. Nessuno verrà a controllare quante persone ci sono in casa, ma è importante capire che non bisogna esagerare perché quest’anno ci vuole attenzione.

Dalla sua prospettiva, come è vissuto dalla comunità questo periodo natalizio? Qual è il clima emotivo che si respira?
Ho raccolto alcuni commenti sconsolati: ci sono persone che non riescono a vedere la fine. Il fatto che i contagi non calino e che, anzi, sul territorio rimangano abbastanza costanti, la televisione che martella su notizie preoccupanti e la diffidenza che ora si sta purtroppo diffondendo rispetto al vaccino sono tutti elementi che contribuiscono a creare tristezza. Alcuni non vedono il 2021 come un anno risolutivo, e avrebbero bisogno di segnali concreti per tirarsi su di morale. Riguardo al vaccino, colgo l’occasione per dire che, se serve per dare un esempio e infondere fiducia, noi sindaci siamo disponibili ad essere fra i primi a farci vaccinare. Ci sono comunque anche altre persone che sono fiduciose, e che guardano al nuovo anno come a quello del riscatto.