Covid a Sona. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “Dopo la pandemia dovremo ripensare la progettazione degli spazi pubblici”

Questa settimana, l’intervista del sabato viene pubblicata in concomitanza con l’uscita del nuovo Baco cartaceo, la cui copertina è dedicata al Sindaco Gianluigi Mazzi, simbolo della gestione dell’emergenza nel territorio sonese. Durante i mesi più difficili dell’epidemia, abbiamo affidato alla sua voce il resoconto sulla situazione locale, e anche oggi torniamo a intervistarlo per l’aggiornamento settimanale.

Sindaco, partiamo dai numeri dei contagi. Alcune settimane fa, le previsioni, che lei stesso riportava anche nelle interviste al Baco, dicevano che di lì a poco la curva avrebbe dovuto appiattirsi e poi iniziare a scendere. Invece, non è stato così e i numeri restano alti, ieri avevamo 193 positivi. Cosa è successo?

Nel frattempo, sono stati introdotti i test rapidi effettuati dai medici di base, che hanno una grande capillarità sul territorio e una relazione diretta con tanti cittadini. È aumentato il numero di tamponi, e i risultati hanno sballato le previsioni. Va detto comunque che molti sono asintomatici o hanno sintomi lievi.

Quali sono i contesti di maggior contagio?

Quelli dove c’è tanta gente, dove si riuniscono più persone. Ad esempio, le strutture sanitarie, dove, nonostante ci siano le necessarie misure di sicurezza, si può essere in diversi in una sala d’attesa o in coda per il pagamento del ticket. Ma anche i momenti del dopo scuola, quando i ragazzi, a cui pur va riconosciuto il merito di essere per lo più rispettosi delle regole, si ritrovano insieme a chiacchierare. E poi ci sono i contagi che avvengono a livello domestico, dove magari gli anziani sono protetti ma sono contagiati dai familiari che arrivano dall’esterno. Quando per uno scambio di affetto si abbassa la guardia, quello è il momento del contagio.

Cosa pensa della discussione sui Comuni aperti o chiusi nei giorni del 25 e 26 dicembre e del primo gennaio?

Avevo già dichiarato che secondo me si tratta di una misura molto restrittiva ma immagino che sia stata decisa sulla base dei dati della situazione attuale. Quindi, se le motivazioni di questa decisione erano fondate su valutazioni oggettive, ritengo sbagliato che ora il Governo faccia un passo indietro cedendo al populismo.

Qual è il clima emotivo generale che si respira oggi, secondo lei?

L’emergenza ha messo a nudo tante fragilità personali e sociali, ma anche istituzionali e politiche. Io penso che se ne possa uscire con una forza maggiore, anche se a volte sento che questa situazione ha creato una esasperazione della cattiveria sui social ma non solo. È vero che ci sono state anche tante privazioni, pure di tipo economico, ad esempio per chi basava la propria economia domestica su un equilibrio fragile fra lavoro stagionale e disoccupazione. Ma io vedo anche la forza delle persone, e spero che vi sia la voglia della ripartenza, una ripartenza studiata a tavolino sulla base delle capacità che ciascuno pensa di poter mettere in campo per ricostruire il proprio futuro. Ma l’emergenza ha portato alla necessità di rivedere i piani anche ad un livello più ampio: io stesso come Sindaco dovrò rivedere completamente la progettazione degli spazi pubblici; e questa esperienza che stiamo vivendo porterà anche alla revisione del piano socio-sanitario regionale.

Ci sono persone che hanno perso il lavoro e ci sono invece aziende che ne hanno molto.

Alcuni settori stanno infatti lavorando molto più di prima, hanno amplificato l’attività e aumentato il fatturato. Ecco, se queste aziende hanno bisogno di dipendenti, io le invito a cercare collaboratori “a chilometro zero”, cioè a prevedere l’assunzione di concittadini. A questo scopo, c’è lo sportello “Lavoro Qui” sul sito del Comune, ma se vogliono possono anche scrivermi, e io posso favorire l’incontro fra la domanda e l’offerta.

Qualche tempo fa, proprio in un’intervista rilasciata al Baco, aveva lanciato la proposta di utilizzare il tempo trascorso in casa per sistemare le foto. Come prosegue lei con questa sua iniziativa? Qualche altra idea, avvicinandoci al Natale?

Io ho iniziato a sistemare le foto, ma non ho ancora finito, perché ne ho parecchie. Però, questa settimana mi è venuta anche un’altra idea. Per Natale, facciamo una sorpresa ai nostri cari e scriviamo loro una bella lettera. Invece di mandare gli auguri attraverso un semplice messaggio, che magari è freddo oppure frutto di un “inoltra” o di un copia-incolla, mettiamoci lì e scriviamo, anche se magari non siamo più abituati a farlo. E se qualche cittadino vuole scrivere una lettera anche a me, mi fa piacere.

La copertina del numero 108 del Baco (foto Mario Pachera, grafica Agnese Bonetti)

È uscito oggi il nuovo numero del Baco, con la sua foto in copertina. Cosa ne pensa?

Non posso dire che sia stata una sorpresa, perché mi era stato chiesto di posare per la foto e il motivo mi era stato spiegato dal Direttore. Ora che ho il giornale tra le mani, in me c’è un contrasto: da una parte, non amo troppo la notorietà, perché ho una timidezza di fondo, e dedicarmi una copertina mi sembra esagerato; dall’altra parte, sento che mi viene riconosciuta, anche da parte di molti miei concittadini, la capacità di gestire l’emergenza, e questo mi fa molto piacere. Ho voluto essere un punto saldo per la comunità, anche per rasserenare gli animi, soprattutto nella prima ondata, quando la privazione della libertà durante il lockdown aveva disorientato molto le persone, poiché un’esperienza di questo tipo non era mai stata vissuta. Va detto comunque che non ho fatto tutto da solo, ci sono state tante persone che mi hanno aiutato. Una cosa che mi ha fatto sorridere è che in questi giorni è stata resa nota la copertina del Time: tanti amici si sono accorti di questa concomitanza e mi hanno scritto con ironia ma, devo dire, anche riconoscendomi dei meriti. Questa copertina mi dà però anche l’occasione di dire una cosa che sento importante: nel momento in cui vesti il ruolo di primo cittadino, quello è un vestito che devi portare sempre bene. Non si nasce Sindaco, e si deve imparare a farlo. Ma quando lo si diventa, occorre ricordare che si è una figura di riferimento. Ecco, in questa copertina io mi trovo vestito da Sindaco.

Ma nella copertina la vediamo vestito in camicia e felpa! Scusi, sono uscita dalla sua metafora, che è molto chiara, e mi sono permessa di ironizzare un po’.

Nella foto, così vestito sono proprio io. La giacca e la cravatta sono quel qualcosa in più che porto nei momenti ufficiali, però io sono come mi vedete in copertina: devo avere il collo libero, le costrizioni al collo le porto con difficoltà!

Federica Valbusa
Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura da quando era bambina. Da ottobre 2020 è Vicedirettore del Baco, per cui scrive da quando aveva 17 anni. Laureata in Scienze filosofiche all’Università San Raffaele di Milano, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Scienze dell’educazione e della formazione continua all’Università di Verona, dove ora insegna. È giornalista pubblicista, iscritta all’Ordine dei giornalisti del Veneto, e ha collaborato per dieci anni con il quotidiano L’Arena, come corrispondente per il territorio sonese.