Siamo ricaduti nella piena emergenza e la situazione nel nostro territorio è peggiorata come numero di contagi, le libertà personali si stanno riducendo sempre di più nella speranza di limitare i danni.

In questa guerra siamo di fronte a esempi di altruismo e di coraggio eccezionali, singoli cittadini, associazioni, gruppi di vario impegno sociale a cui si accompagna la voce dell’Amministrazione locale con il primo cittadino che nelle varie interviste al Baco incoraggia la comunità a resistere ed evidenzia i servizi che il Comune offre per le situazioni difficili di cittadini e famiglie.

Certamente è un’ottima cosa, ma forse in questo momento servirebbe anche un maggior sforzo corale nell’educazione a questo nuovo modello di comportamenti.

Viviamo tutti con disagio, e anche con un po’ di paura, le varie norme imposte dall’emergenza perché le definiamo spesso con termini che sentiamo nemici e quindi ci pongono spesso sulla difensiva o addirittura le respingiamo anziché farle proprie come sistema di vita, pur temporaneo come speriamo.

Ho apprezzato nell’ultima intervista del Sindaco chiarire il termine “coprifuoco”, espressione bruttissima che è difficile fare propria. Si tratta di un termine, come altri in questi tempi, che fa parte di un linguaggio arcaico ma soprattutto poco educativo soprattutto verso i cosiddetti millennial.

Mi permetto di esprimere due indicazioni per quanti sono alla guida della nostra comunità, visto che con questa emergenza dovremo purtroppo convivere a lungo.

Il primo è chiedere messaggi di incoraggiamento, come si dovrebbe fare con una comunità impaurita. Molti leader hanno avuto positivi ritorni da un messaggio forte alla propria gente, con termini diversi dalla parola “coprifuoco” ma che comprendano immagini del tipo “coraggio ce la faremo”.

Potrebbero essere parole d’ordine più ascoltate anche dai giovani, spesso ribelli, che vivono con difficoltà le regole imposte dalla emergenza.

Il secondo suggerimento è quella di creare una task force informatica di giovani volontari per dare un sostegno alle persone e alle famiglie, e sono tante, che maneggiano poco gli strumenti informatici o che addirittura, e sono molti, di questi strumenti sono addirittura sprovvisti.

C’è una generazione che è nata con il computer in mano e una generazione, la mia, che con grande fatica cerca di navigare a slalom fra i social e fra le comunicazioni informatiche con le istituzioni, eppure dal medico, come per dialogare con gli uffici comunali e così via con gli altri servizi di cui la comunità ha bisogno.

Credo sia importante costruire e guidare su questo aspetto il sostegno alla nostra comunità.

Sono molte le cose da fare, ed il Sindaco Mazzi tenga sempre ben presente – come a noi sembra che stia facendo – l’importanza ed il valore del suo ruolo di guida per la nostra comunità, anche e soprattutto in tempi di tempesta come questi.

Le sue parole, oltre che le sue scelte, possono fare la differenza tra una comunità solo spaventata ed una comunità che invece lavora assieme per il futuro.