Cosa mi hanno insegnato le ragazze iraniane. E non solo loro

Credo che non avrei mai tagliato una ciocca dei miei capelli, perché forse non ho il coraggio. Ma l’ho visto fare come gesto di ribellione dopo l’uccisione di Mahsa Amini, più di un mese fa.

Tagliarsi i capelli, nei paesi di religione islamica, è un segno di lutto. E oggi che Internet ci aiuta a raggiungere qualsiasi parte del mondo, si sono diffusi moltissimi video di protesta di questo tipo, anche da parte di donne non iraniane, non islamiche, che si sono filmate mentre si tagliavano una ciocca o addirittura tutti i capelli con una forbice.

Questa storia e queste immagini mi hanno fatto capire che forse ho sottovalutato il potere del coraggio e della forza di alcune donne che vivono in contesti politici, culturali e religiosi diversi dal mio. Ho capito il forte senso di solidarietà e appoggio sociale, nonché la determinazione nello schierarsi contro autorità forti e repressive.

La forza di essere donne, insieme, contro le rigidità sociali, prendendosi carico di numerosi rischi. Il gesto di tagliarsi i capelli, di per sé, non è particolarmente rivoluzionario, ma serve a ricordare che nel mondo la femminilità è ancora troppo spesso incasellata, frenata e sottoposta a regole sociali.

Noi donne con i nostri capelli veniamo spesso etichettate: o perché sono corti, “da maschiaccio”, o perché sono lunghi e crespi e siamo sciatte, o perché li tingiamo di colori particolari, e quindi diventiamo “punk” o semplicemente strane.

Il messaggio delle donne iraniane è provare a dire basta a queste imposizioni; ma devo dire che per quanto apprezzi il coraggio di quel gesto, mi è capitato di pensare: “Speriamo che non subiscano pesanti conseguenze”. Anche se probabilmente è così. Io avrei paura.

Ad ogni protesta vengono uccisi dei civili: qualche giorno fa Nasrin Ghadri, dottoranda curda di 35 anni, è stata uccisa dalla polizia con diverse manganellate in testa, solo perché stava manifestando con altri studenti contro il suo governo rigido, chiuso, soffocante.

E mi domando, di nuovo, cosa significhi morire in questo modo, per una libertà che dalle nostre parti sembra (o sembrava) sottintesa.

Non sono però solo le donne a manifestare: anche tanti giovani uomini e ragazzi sono al loro fianco e fanno sentire in qualche modo la propria vicinanza e la propria voce. Gli uomini non si tagliano i capelli ma tolgono forzatamente il turbante dei Mullah, cultori delle scienze religiose musulmane. Si stanno diffondendo infatti sempre più video in cui i ragazzi avvicinano da dietro i Mullah, con un colpo scaraventano a terra il loro turbante e scappano. Il tutto viene condiviso sui social.

Questi video sembrano, a me, quasi paradossali: nonostante questo gesto il Mullah tace, raccoglie il proprio cappello, se lo rimette in testa, e tacendo prosegue la propria camminata. Ecco, forse sarebbe più nelle mie corde andare a togliere il cappello ai Mullah.
Ma come donna, effettivamente, potrei farlo? Verrei punita? Cosa ne sarebbe di me? E come potrei in altro modo far sentire la mia voce, se esistesse questa libertà?

Nata nel 94 sotto il segno del Toro con ascendente Leone, ho lo stesso cognome del Comune dove risiedo. Sembra una barzelletta. Penso che si possa scrivere e parlare di tutto, basta non prendersi troppo sul serio.