Cosa chiedere da Sona al nuovo anno?

Difficile scrivere qualcosa di ponderato in questo punto di passaggio tra due anni così complessi. Da una parte sta il 2021, che con il 2020 ha rappresentato il periodo più difficile per l’Italia, e anche per Sona, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dall’altra il 2022, che è talmente gravido di speranze ed uguali timori da costituire un’immensa incognita, oggi in questo primo gennaio di chiaroscuri a tinte forti.

Come siamo arrivati a questo inizio anno? Meglio dello scorso, questo va detto subito. L’evidente impatto dei vaccini e la scelta dell’introduzione del green pass, che si è dimostrata vincente ed infatti ci copia mezza Europa, ci hanno concesso delle festività più serene e una libertà quasi totale, nonostante la grande preoccupazione per le aggressive varianti del virus ed il forte aumento di positivi.

Ma non basta, ovviamente. Viviamo ancora in piena emergenza, lo testimoniano i nuovi provvedimenti del governo. Ed è un’emergenza che ci colpisce su tutti i fronti. Su quello economico, con una ripresa che i dati certificano come importante – ne ha parlato qualche giorno fa anche la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen – ma che poi sul territorio fatica ancora a mettere i piedi a terra. Sul fronte sociale, con tante famiglie che anche a Sona pagano l’onda lunga della pandemia, che ha costretto in ginocchio tanti dei nostri cittadini.

Un’emergenza che continua a colpire duramente il fronte della scuola, dove si vive alla giornata proprio a causa del problema dei positivi che rischiano in ogni momento di mandare in quarantena le nostre classi, come è accaduto in maniera dolorosa tra novembre e dicembre a Palazzolo. E il ritorno in classe del 10 gennaio si presenta già più complesso che mai.

Un’emergenza che batte ancora duro anche sul fronte della nostra socialità, che ci costringe quotidianamente a mascherine, distanziamenti, attenzione estrema ogni volta che pranziamo con qualcuno, che andiamo al cinema, che entriamo in un negozio, che facciamo sport, che lavoriamo.

Una pandemia, pertanto, nella quale siamo ancora pienamente immersi. Cosa chiedere quindi da Sona al nuovo anno?

Alcune cose non dipendono certamente solo da noi. Uscire dalla pandemia richiede infatti, oltre alla responsabilità personale di ciascuno, soprattutto uno sforzo mondiale per portare il vaccino dove non esiste. Fino a quando non verrà vaccinata l’Africa non si potrà parlare di emergenza pienamente superata, per dire. E anche la grande economia ci passa ovviamente sopra la testa, servono scelte a livello governativo ponderate e di prospettiva che poi arrivino a dispiegare i propri effetti anche nelle nostre case, nei nostri lavori e nelle nostre attività economiche.

Ma sicuramentre qualcosa spetta di fare e di essere anche direttamente a noi, cittadini di Sona.

Nel XVIII secolo gli italiani hanno perso l’appuntamento forse più decisivo della recente storia occidentale, l’Illuminismo: soltanto la scoperta dell’America ebbe conseguenze così enormi, ma noi avevamo perso anche quell’evento, benché ne fossimo stati protagonisti. Il Seicento è stato, dunque, il vero punto di svolta: da allora non abbiamo più ritrovato lo slancio creativo che ci aveva portati ad avere una posizione assolutamente dominante nell’economia, nell’arte, nella cultura. L’Italia è rimasta sempre ricca di geniali anticipatori e pionieri, ma senza che da allora quel genio si trasformasse più in una forza collettiva.

Quello che possiamo portare in dote a Sona è il ritrovare proprio questa forza collettiva che ci permetta di unirci, come comunità, in una condivisione di obiettivi e di sforzi. Che non vuol dire pensiero unico, ma che significa il dovere per ciascuno di noi di diventare portatori di un contributo sia concreto che intellettuale al nostro territorio. Servono idee, serve voglia di fare, serve impegno. Serve che i sonesi sappiano riconoscersi come appartenenti alla medesima comunità.

Sona può tornare ad essere, perché è già successo nella sua lunga storia, un esempio di come sentirsi “e pluribus unum”, dai molti uno, come dicevano i romani.

Tutti però, in questo 2022 che si apre oggi, dobbiamo fare la nostra parte: i cittadini e le famiglie nel riscoprire assieme spazi di incontro e condivisione, le associazioni ed i gruppi nel lavorare per ricreare una rete di vera cooperazione, la politica nell’andare oltre troppe beghe da cortile per tornare ad essere motore di elaborazione di idee per la buona amministrazione del territorio, le parrocchie nell’insistere nel grande lavoro di welfare reale e l’opinione pubblica nel raccontare e dare voce ad una comunità che ha bisogno di ritrovarsi.

Dai molti, uno. Da oggi, ci dobbiamo provare.