Coronavirus a Sona: proteggiamo la fragilità dei nostri anziani. E aiutiamoli, adesso

Vita da anziani, i più soli in questi giorni, anche a Sona facili bersagli del virus Covid-19 perché più fragili. Lo sottolineano le cronache con freddezza e, purtroppo, lo confermano le statistiche e il ritrovarsi tra i numeri maggiori delle vittime che questo virus sta mietendo non deve essere semplice.

Eppure è proprio la loro fragilità che dovremmo proteggere, come un bene prezioso dal valore inestimabile.

Soprattutto adesso, in questo difficile momento, che fa sembrare la vita quotidiana come qualcosa di lontano. Tutti in allerta perché la prevenzione al contagio ci porta a mantenere le distanze, dalla scuola, dal lavoro, dallo sport, dal divertimento e tra di noi.

E per gli anziani questa distanza è sicuramente più gravosa perché loro hanno bisogno di affetto e di attenzioni e di svago proprio per riempire le loro giornate, non di certo di aumentare il loro senso di emarginazione.

Invece oggi si sentono dire di uscire il meno possibile dalle loro case e di evitare baci a abbracci. Se sono in casa di cura non possono ricevere visite. Se si permettevano una serata di briscola ora non possono perché non è possibile riunirsi in luoghi chiusi. Nemmeno a messa possono andare.

Se una vita più asociale è inevitabile come può non aumentare la loro malinconia? Per aiutarli forse sta a noi più giovani vedere quella malinconia in modo diverso. Forse sta a noi riconoscere quella malinconia come quel leggero fatalismo che viene con l’età ma che nasconde la loro grande forza d’animo. La tolleranza che contraddistingue gli anziani è la loro migliore arma di difesa contro questo periodo di isolamento forzato. Quindi non sottovalutiamoli ma non dobbiamo di certo dimenticare che restano comunque i più bisognosi di aiuti pratici: la consegna della spesa, delle medicine, dei giornali.

Dove non arriva il sistema sociale possiamo arrivare noi, con un semplice occhio di riguardo. Possiamo fare la spesa per l’anziano vicino, passare in farmacia o in posta per suo conto, preparare una torta e portargliene una fetta. E ovviamente dobbiamo far comunque sentire più presente la nostra vicinanza. Una telefonata in più, affettuosi messaggi lasciati con dei biglietti (così si possono rileggere al bisogno). E se la distanza è incolmabile, come per le visite dei parenti ai centri di ricovero, si possono organizzare delle video chiamate.

Per questo mi raccomando, laviamoci le mani e manteniamo due metri di distanza, evitiamo i luoghi affollati e rimandiamo i viaggi, ma facciamo in modo che il contenimento della propagazione di questo virus non ci tolga l’umanità.

Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.