Coronavirus: Nessun contagio nella Casa di Riposo di Lugagnano, grazie alla scelta di blindarla subito

Nelle case di riposo della provincia veronese si sta consumando un dramma senza precedenti: il numero dei contagi e dei decessi fra gli ospiti delle strutture è allarmante. L’emergenza coronavirus è entrata nei centri per anziani con un’aggressività disarmante, portando in pochi giorni ad una situazione non soltanto preoccupante ma propriamente drammatica.

In questo quadro terribile, la Papa Giovanni Paolo II di Lugagnano rappresenta una felice eccezione: ad oggi non c’è nessun caso di contagio. E la speranza è che il virus continui a non entrare.

Probabilmente, su questo ha inciso la decisione lungimirante di sospendere le visite di parenti e visitatori, presa già all’inizio del mese scorso dal Sindaco di Sona Gianluigi Mazzi e dalla coordinatrice della struttura Laura Ceresini: il 6 marzo, due giorni dopo il primo caso di positività al virus registrato nel territorio sonese, la casa di riposo della frazione è stata blindata agli esterni. Da allora, gli unici a poter entrare sono i dipendenti, sottoposti quotidianamente al monitoraggio delle condizioni di salute.

“Quello del Sindaco è stato un po’ un istintoafferma l’Assessore ai servizi sociali Monia Cimichellae devo dire che abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. È andato tutto dritto. Per ora nella casa di riposo di Lugagnano non ci sono problemi e, incrociando le dita, speriamo che continui ad andare tutto bene”.

Lo ripete anche la coordinatrice: “Ho paura a dirlo troppo ad alta voce, ma sì: tutto sta procedendo al meglio e la speranza è di continuare così. Anche il personale è tranquillo, siamo una squadra e cerchiamo di sopperire alla mancanza dei familiari. Il clima è buono: pensavamo che ci sarebbe stato un contraccolpo più forte per gli ospiti, invece ci stanno stupendo per come stanno reagendo”.

Ovviamente, c’è la malinconia: gli anziani della Papa Giovanni Paolo II sentono molto la mancanza dei loro parenti, che non vedono ormai da settimane, ma gli operatori si stanno facendo in quattro per riuscire a far sentire loro la vicinanza delle persone care.

Ed è stato così che le tecnologie di comunicazione hanno fatto capolino anche tra gli anziani, che si sono ormai abituati a vedere i loro familiari attraverso uno schermo. “Skype è gettonatissimospiega la dottoressa Ceresini abbiamo aperto le chiamate in due fasce orarie, quando gli ospiti non dormono o non mangiano: indicativamente dalle 10 alle 11.30 e dalle 15.30 alle 17, ma quando vediamo sul computer chiamate perse arrivate in altri orari richiamiamo. Cerchiamo di supportare gli anziani nell’utilizzo di questo mezzo con cui hanno imparato a familiarizzare: loro sanno che è un telefono speciale, dove non solo ci si sente ma anche ci si vede”. Ed è arrivato anche un tablet, su cui sarà installato WhatsApp per le videochiamate: sarà un canale comunicativo in più che si aggiungerà a quello di Skype già attivo.

Il personale in servizio è composto da una cinquantina di persone: ci sono diversi professionisti che, ogni giorno, si prendono cura dei quaranta anziani ospitati, lavorando affinché nella struttura vi sia un clima positivo.  E, in questi giorni difficili, sono state intensificate le attività di animazione.

Decidere di chiudere la struttura ai visitatori non è stato facile, anche perché si prevedeva che agli ospiti sarebbe mancato molto il contatto con i familiari; ma questa decisione è stata necessaria per proteggere la loro salute.

“Per fortuna – dice la coordinatrice Ceresini – c’è una bellissima collaborazione con l’amministrazione. Ci siamo trovati ad affrontare una situazione che non ha precedenti. Io ho apprezzato che fin da subito la linea del sindaco Mazzi sia stata quella della rigidità. Questo ha aiutato anche noi a far capire ai familiari che la situazione non era da prendere sottogamba”.

E la comprensione dei familiari è stata massima: “Tutti i parenti hanno capito il motivo per cui sono stati imposti questi divieti. Siamo una struttura piccola e il clima è molto familiare: abbiamo pochi ospiti e questo ci consente di avere una particolare attenzione anche per i parenti, che in questo periodo difficile quotidianamente ci ringraziano e ci mandano pensieri di vicinanza”.

Uno dei cartelli apparsi nella casa di riposo di Lugagnano.

Poi, la dottoressa Ceresini aggiunge: “Nella bruttezza di quello che stiamo passando abbiamo riscoperto tanta bellezza: nel lavoro dei dipendenti, nella vicinanza dei familiari, e nella resilienza degli anziani, che hanno risorse che ci stanno meravigliando”. Ma gli ospiti cosa sanno di quello che c’è fuori? “Hanno capito che ‘c’è una brutta influenza’, qualcuno chiede se è tornata la Spagnola. Ma hanno preso la situazione meglio di noi, perché ricordano tempi ben più duri, compresi i coprifuoco della guerra”, spiega la coordinatrice.

Il personale in ingresso viene ovviamente monitorato: la misurazione della temperatura è diventata il rito di entrata di tutti i dipendenti, che prima di iniziare a lavorare si cambiano i vestiti e indossano mascherine e guanti. E per tutti loro il controllo è massimo: la temperatura viene tenuta monitorata anche a casa e al primo sintomo sospetto, fosse anche dovuto a una semplice allergia, l’impegno è quello di stare a casa e contattare il medico curante per una valutazione. L’imperativo che guida l’agire del personale è chiaro: meglio un’attenzione in più che una in meno.

E la coordinatrice spiega anche quanto la sua vita sia cambiata: “Solo casa e lavoro, non mi sento tranquilla a fare altro per la paura di portare qualcosa dentro il centro. L’attenzione è altissima: si cerca di vivere molto protetti, evitando contesti di rischio. Scherzando, ma non troppo, dico che alla fine di questa emergenza andremo tutti in terapia, da tanto che stiamo diventando compulsivi nel lavaggio delle mani. Cerchiamo di mettere in campo tutte le conoscenze e le competenze su come proteggerci che ci derivano dalla nostra formazione”.

In questa battaglia, è fondamentale non sentirsi soli. Ed è per questo che, nei giorni scorsi, il Sindaco Mazzi, insieme alla Polizia Locale e alla Protezione Civile, ha voluto portare un segnale di vicinanza davanti alla casa di riposo, con l’inno nazionale in sottofondo e una grande commozione nel cuore.

“Per noi è stato importantissimo. Gesti come questo aiutano a tenere a mente che questa non è una battaglia che combatte solo chi sta qua dentro, ma che c’è una rete”, commenta la coordinatrice.

E anche la casa di riposo sta dando un contributo per l’esterno: dalla cucina della struttura, la Cir (Cooperativa italiana ristorazione) prepara i pasti a domicilio per gli anziani in difficoltà del territorio che vengono segnalati dai servizi sociali. Il pensiero della coordinatrice della Papa Giovanni Paolo II va anche ai colleghi di altri centri, che stanno vivendo un vero e proprio dramma: “Anche altre strutture della nostra cooperativa, la Coopselios, sono state duramente colpite in Emilia Romagna e in Lombardia. Questi colleghi hanno tutta la nostra ammirazione e la nostra solidarietà. Mandiamo messaggi di vicinanza, ma sappiamo che hanno bisogno di altri aiuti”.

Fra le pareti della casa di riposo di Lugagnano, giorno dopo giorno, i dipendenti cercano di mantenere positivo il proprio umore e quello degli anziani, anche con messaggi incoraggianti scritti sulle bacheche. L’obiettivo è quello di tenere il virus fuori e di accendere i sorrisi dentro, anche con gesti semplici: “Scusi, la devo lasciare perché abbiamo ordinato pane e mortadella per tirare su il morale”, mi saluta la coordinatrice alla fine dell’intervista.

E io metto giù il telefono sorridendo a mia volta: questo spaccato di quotidianità che ha concluso la telefonata mi fa riflettere su quanto, a maggior ragione in un momento come questo, l’aver cura si esprima anche attraverso piccoli gesti, quelli capaci di far sentire all’altro che il suo stare bene è sempre al centro delle nostre attenzioni.

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