Coronavirus: Luca di Lugagnano ed il Giro d’Italia (in casa) per i suoi studenti di scienze motorie

Come realizzare il Giro d’Italia in casa in tempo di quarantena? Sembra il titolo di un tutorial su YouTube ed invece è la realtà. Si tratta di un’iniziativa lanciata alla scuola Braida di Verona dal docente di scienze motorie Luca Gallizioli (nella foto), 29 anni, nostro compaesano residente a Lugagnano.

In questi giorni il video di presentazione del progetto, diffuso sulla piattaforma di Facebook, ha catturato la nostra attenzione e non potevamo non condividere con i nostri lettori questa iniziativa originale e coinvolgente. Ma facciamo un passo indietro e conosciamo meglio Luca.

Da quanto sei insegnante di scienze motorie presso la scuola Braida?

Dopo aver conseguito la laurea triennale e magistrale di Scienze Motorie cinque anni fa, sono entrato a far parte del corpo docenti della scuola occupandomi di ragazzi di varie fasce d’età: scuola materna, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado. Otto classi in totale, una sezione per ogni annata.

Raccontaci del progetto Giro d’Italia. Da dove nasce?

A differenza dei miei colleghi di lettere e materie scientifiche, la mia disciplina verte su quello che è l’aspetto del movimento e dell’esecuzione di tecniche sportive impossibili da attuare attraverso piattaforme informatiche. Sono quindi arrivato alla conclusione di dover progettare qualcosa di creativo che permettesse ai ragazzi, quelli delle tre sezioni della scuola secondaria di primo grado, di muoversi liberamente all’interno della propria casa con un obiettivo finale: il traguardo del Giro.

In cosa consiste quindi?

Si tratta di ricreare il Giro d’Italia 2020 che sarebbe dovuto partire da Budapest, per poi percorrere tutta la penisola italiana fino ad arrivare a Sestriere in Piemonte per un totale di 21 tappe. Il percorso contava una lunghezza di 3579,8 Km. Ho pensato quindi di trasformare questi chilometri in passi. Considerando che il passo di un ragazzo di età compresa tra gli undici e i quattordici anni è di circa 60 cm il calcolo finale risultava di quasi 6 milioni di passi. La sfida lanciata ai miei alunni è stata quella di arrivare a ricoprire con i propri passi tutte le tappe del Giro fino a raggiungere la meta finale.

In che modo gli alunni segnano i passi e come vi confrontate?

A ciascuno è stata lasciata carta bianca sulla misurazione dei passi. Mi spiego meglio: ogni ragazzo può decidere di segnare giornalmente i passi compiuti tramite dispositivi elettronici come orologi conta passi o applicazioni dello smartphone, oppure possono contare a voce i propri passi e segnarli su un pezzo di carta. Ogni settimana, il lunedì precisamente, ciascuno studente invia tramite mail o screenshot dell’applicazione i propri passi e il giorno dopo mi occupo personalmente di inviare un feedback.

Ovvero?

Alla fine di ogni settimana sommo i passi di tutti i ragazzi, li trasformo in chilometri e calcolo a che punto del Giro d’Italia sono arrivati segnalando le tappe raggiunte (immagini sotto). Nella prima settimana i ragazzi sono riusciti a totalizzare quasi 600 km raggiungendo la quinta tappa del giro. Ad oggi abbiamo raggiunto la nona, stanno davvero andando alla grande!

Qual è lo scopo del Giro d’Italia?

Quello di offrire agli studenti una motivazione valida per non stare sempre fermi a casa durante questo periodo di quarantena e soprattutto allontanarli un po’ da ciò che per loro è diventata quotidianità: lo schermo del computer, tablet, telefono e televisione. Indipendentemente dal fatto che si trovino in un appartamento ristretto o in una villa con giardino, sono tutti obbligati a muoversi e a collezionare più passi possibile. Ogni giorno deve essere una sfida. Credo che in un momento storico come questo dove ogni cosa, anche la scuola, porta all’utilizzo di apparecchi informatici, sia importante per i nostri ragazzi ritagliarsi dei momenti lontano da tutto questo. Devono essere costantemente stimolati per evitare che si impigriscano troppo.

Come hanno risposto ad oggi gli studenti?

Devo dire che la maggior parte di loro ha accolto con entusiasmo la mia proposta e credo si stiano anche divertendo ad eseguirla. Ogni giorno cercano di migliorare la propria performance e la sfida è solo ed esclusivamente con sé stessi. Per scelta ho evitato di dar vita ad una competizione tra loro, in nessun report che invio con i dati raccolti segnalo chi e quanti passi ha fatto. Diventerebbe controproducente e porterebbe i ragazzi a falsare i risultati. Mi fido di loro e di quello che mi comunicano. Il mio augurio è quello che possano prendere questo progetto come spunto per migliorarsi giornalmente sia fisicamente, ma anche mentalmente. Nello sport non conta solo la forza fisica, ma anche e soprattutto quella mentale. E se sono forti psicologicamente possono superare meglio momenti come questi.

Per quanto riguarda le valutazioni scritte e orali? Come vengono svolte?

Prediligiamo ovviamente le interrogazioni orali in quanto più vere e facili da realizzare. Si programmano quindi videochiamate con due o più studenti alla volta, mai uno solo per una questione di tutela e legalità sia loro che nostra come insegnanti. Così facendo riusciamo ad ottenere il numero necessario di voti per raggiungere un giudizio finale al termine dell’anno scolastico. Per quanto sia già stato deciso che tutti verranno promossi, vogliamo che i nostri studenti siano spinti a fare del loro meglio e ad ottenere i migliori risultati possibili. Ad essere onesti sto raccogliendo valutazioni molto positive anche da chi, come corpo docenti, non ci saremmo aspettati. Forse un lato positivo a questa quarantena riusciremo a trovarla (ride).

Com’è cambiato il rapporto docente-studente in questo momento storico?

Per quanto riguarda la nostra scuola in particolare direi non molto. Alla base del nostro insegnamento c’è un principio fondamentale e imprescindibile, quello della tutoria.

Spiegaci meglio di cosa si tratta?

Nasce dal concetto latino di tutor o tutore che indica la persona incaricata e responsabile dell’educazione e didattica dell’individuo tutelato. È quindi non solo insegnante, ma anche un individuo super partes aperto a confronti di qualsiasi tipo. Questo sia per lo studente sia per la sua famiglia. Nel mio caso ho la responsabilità di cinque studenti e delle loro famiglie. Ogni settimana mi preoccupo di trovare del tempo per avere un colloquio privato con lo studente e di capire se ci sono problematiche di genere scolastico o sociale all’interno della classe. Il ragazzo è libero di esprimersi e di chiedere consigli e questo rapporto che da una parte sembra amichevole, torna ad essere neutro all’interno poi della classe. Non viene mai persa la propria autorità e gli studenti ci rispettano come loro docenti. Quindi per rispondere alla domanda di prima direi che l’unica cosa che è cambiata è la forma con il quale svolgiamo i colloqui. Non più di persona, ma tramite un computer.

Nuovi progetti in arrivo?

La scuola nella quale lavoro è molto “sul pezzo” e si sta attivando in diversi modi per garantire la miglior didattica possibile. Anche in previsione di un inizio anno scolastico ostico. Giorno per giorno valutiamo il da farsi e lavoriamo al meglio per i nostri studenti.

Giorgia Adami

About Giorgia Adami

Nata a Bussolengo il 4 aprile 1994, risiede a Lugagnano. Infermiera di Pronto Soccorso alla Clinica Pederzoli di Peschiera del Garda, collabora con Il Baco da Seta dalla primavera del 2013.

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