Coronavirus. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “Dobbiamo resistere, è il momento decisivo. Ringrazio i cittadini per l’impegno”

In questo tempo che sembra rallentato, finisce un’altra settimana pesantissima. A Sona le persone contagiate da quest’incubo che ci ha completamente stravolto la vita, costringendoci a vederla con un altro sguardo, sono ad oggi trentasei. E, purtroppo, il Comune piange anche la prima vittima.

Dentro questo dramma, che ha già assunto contorni epocali, l’associazionismo e il volontariato sono in prima linea, per dare il loro importante contributo: è infatti iniziata proprio in questi giorni la consegna delle mascherine, che vede impegnati cittadini che, ancora una volta, e a maggior ragione adesso che ce n’è così bisogno, mettono il loro tempo e le loro energie a servizio della comunità.

Anche questa settimana, come abbiamo fatto nelle due precedenti, intervistiamo il sindaco Gianluigi Mazzi, per chiedergli un aggiornamento sulla difficile situazione che anche nel nostro territorio stiamo vivendo.

Ci sono famiglie che vivono questi giorni con apprensione perché hanno un caro ammalato, magari in ospedale. Ci sono persone che sono risultate positive al coronavirus e che stanno affrontando in prima persona questo incubo, e altre che sono in isolamento con il timore di veder manifestarsi, da un giorno all’altro, i sintomi della malattia. Si sente di mandare una parola di conforto a questi cittadini?

Innanzitutto, devo dire che noi Sindaci riceviamo ogni giorno l’elenco aggiornato con i cittadini risultati positivi al coronavirus, ma non sappiamo quale sia la loro situazione: se sono in isolamento a casa o se sono in ospedale. Anche se più volte abbiamo chiesto di avere maggiori informazioni, abbiamo solo i loro nomi, che ovviamente manteniamo riservati, e nient’altro. Non ci vengono forniti nemmeno i contatti di chi è in quarantena, e invece sarebbe importante che li avessimo per capire se possiamo fare qualcosa per essere di supporto. In questi giorni, ho avuto modo di intervenire personalmente per capire, per conto di qualche famiglia, dove fosse ricoverato un parente e come stesse. Purtroppo, anche per il grande carico di lavoro che hanno i sanitari in questo periodo, capita che una volta che le persone entrano in ospedale manchino le informazioni alle famiglie. Quindi, chi ha bisogno di una mano per avere qualche informazione in più può contattarmi, e io mi attiverò per fare quello che posso. Mi sento anche di dire che bisogna trovare il modo di vivere questo momento con un certo ottimismo. Ci sono tante morti, ma ci sono anche tante guarigioni. La situazione è grave, ma quello che deve far pensare positivo è che ci sono una forza di volontà e una forza operativa impressionanti. Medici, infermieri e volontari della protezione civile impegnati in prima linea, a cui va il nostro grazie. Tutta l’organizzazione che si è attivata per fronteggiare questa emergenza sta rispondendo nel migliore dei modi. Ci sono stati dei problemi di partenza, perché la situazione era assolutamente inaspettata, ma ora si sta operando nel migliore dei modi.

L’emergenza coronavirus, con le misure restrittive necessarie per contenerla, sta portando ad un’altra emergenza, quella della solitudine. Che incide in maniera pesante sulla vita di tante persone. Anche a Sona, ci sono centinaia di cittadini, molti dei quali anziani, che vivono da soli. Cosa state facendo come amministrazione per queste persone? E cosa si può fare, nel rispetto delle regole, per aiutare un parente o un amico che sta sopportando da solo il peso emotivo di una situazione così pesante?

Chiamando al numero che abbiamo attivato per l’emergenza, c’è la possibilità di essere messi in contatto con uno psicologo. Ci sono inoltre volontari che possono alleggerire un po’ le preoccupazioni, anche solo facendo la spesa alle persone sole, per farle sentire un po’ meglio. Inoltre, penso a quanto è fondamentale in questo momento quello che chiamo il “welfare di corte”, rappresentato dalla presenza dei condomini e dei vicini. Mantenendo le distanze di sicurezza, ci sono gesti che diventano veramente importanti: parlarsi alle finestre, affacciarsi ai giardini. Invito tutti coloro che abitano vicino a persone sole e in difficoltà a trasmettere la loro presenza. Siamo sempre stati troppo riservati, timorosi di risultare invadenti. Adesso è il momento di far sentire che ci siamo. Poi, per le situazioni più difficili ci sono i nostri servizi sociali. In questi giorni, anche noi abbiamo iniziato a telefonare i cittadini che vivono da soli: subito si stupiscono, perché non era mai capitato che qualcuno li chiamasse per conto dell’amministrazione, poi una volta che capiscono che non è uno scherzo, iniziano a chiacchierare, si raccontano. Noi cerchiamo di capire come stanno, se va tutto bene. Purtroppo non abbiamo i numeri di tutti, non è sempre facile reperirli.

È passata una settimana dopo l’ultima ordinanza comunale che ha disposto restrizioni ancora più restrittive rispetto a quelle che già c’erano. Come si stanno comportando i cittadini? Vengono registrate molte infrazioni?

Abbiamo superato il problema della superficialità dimostrata da alcuni all’inizio, e devo dire che adesso i cittadini stanno rispondendo bene alle misure restrittive che abbiamo purtroppo dovuto mettere in campo. Abbiamo avuto qualche segnalazione relativa al mancato rispetto delle distanze all’ingresso dei supermercati, ma quando abbiamo verificato con le forze dell’ordine abbiamo invece riscontrato che tutto funzionava conformemente alle regole. Sono stati fatti interventi in alcuni negozi, per chiarire le disposizioni che vanno seguite. Gli alimentari del territorio chiedono di chiudere e di fare solo consegne a domicilio, ma li ho invitati a tenere duro e a resistere, tenendo aperto almeno per una parte della giornata: chi infatti non ha dimestichezza con la spesa per telefono o online ha bisogno di potersi recare nei negozi. Certo, invito i cittadini a limitare le uscite per la spesa: so che c’è chi esce tre volte al giorno. Se la regola è quella di stare a casa, anche la spesa deve essere fatta evitando spostamenti troppo frequenti.

Il territorio sonese ha una tradizione di associazionismo e di volontariato importante. Cosa stanno facendo in questi giorni drammatici associazioni e volontari sonesi? Qual è il contributo che stanno dando con il loro impegno in prima linea?

C’è una sinergia meravigliosa tra Protezione Civile e Comune. E ci sono gli Alpini che stanno ci hanno dato una mano nel confezionamento e nella distribuzione delle mascherine. E ancora ci sono una serie di volontari che si sono detti disponibili a dare una mano, e che chiameremo se ce ne sarà bisogno.  Vanno inoltre citate le aziende che stanno dando il loro supporto: la Leaderform che ha prodotto per noi a un prezzo di favore 20 mila mascherine da distribuire ai cittadini, che vanno ad aggiungersi alle 18 mila arrivate dalla Regione; altre mascherine ci sono state regalate dal tomaificio Giarola di Palazzolo, mentre la Devidet di Pastrengo ha donato dei disinfettanti.

Queste ultime settimane hanno stravolto non solo il nostro modo di vivere ma anche il nostro modo di guardare alla vita. Cosa è cambiando per il Sindaco, nella sua esperienza quotidiana, nella sua percezione del ruolo che ricopre, nel suo sentire il presente e nel suo pensare al domani?

Siamo in un momento di emergenza sanitaria e, di conseguenza, la responsabilità del Sindaco, che è la massima autorità sanitaria locale, è elevatissima. Mi sento addosso un ruolo importante, e lo sto portando avanti con una squadra di amministratori, dipendenti comunali e volontari che sta funzionando al meglio. Ricevo delle e-mail dove vengo attaccato per le mie ordinanze giudicate troppo restrittive, che secondo alcuni toglierebbero libertà alla persona. Io rispondo che ci tengo di più alla vita. Se oggi devo agire in questo modo, lo faccio perché ho un mandato dal Prefetto e dal Governo. La situazione difficile che viviamo mi rende molto triste, ma al tempo stesso mi sento positivo perché ho una grande comunità che sta rispondendo bene, quindi non mi abbatto.  Passo tutto il giorno al telefono, a dare indicazioni. Forse posso dire che in questo momento di emergenza è venuto un po’ meno il ruolo democratico, e sta avendo la prevalenza quello decisionale. Del resto, in queste situazioni serve qualcuno che decida. Spero che i contagi si fermino, e che queste restrizioni così pesanti abbiano effetti positivi. Va tenuto conto del fatto che c’è un problema di sfasamento dei tempi sui dati che vediamo adesso, perché sono quelli dei tamponi fatti una settimana fa. Io sto aspettando che la curva scenda, perché credo che questa potrà essere la prima grande iniezione di positività, un sole che potrà riaccendersi nell’animo di tutti. Quello che percepisco è che il troppo tempo a casa ci sta portando un po’ di tristezza. Ci vorrebbe davvero un po’ di luce, e credo che la riduzione dei numeri possa avere un effetto positivo in questo senso.

Quanto dureranno ancora queste misure così restrittive? Si può fare una previsione su quando, anche lentamente, la stretta si potrà allentare, o è ancora troppo presto?

In tanti mi chiedono quali sono i tempi. Io penso che, anche se arriveremo a vedere la luce un po’ prima, solo dopo Pasqua avremo indicatori chiari sui tempi che ci vorranno per tornare quasi alla normalità. Dico quasi, perché non sarà più come prima. Anche nel nostro modo di vivere.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.

Federica Valbusa

About Federica Valbusa

Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena.

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