Coronavirus: le Ordinanze del Sindaco di queste settimane hanno precedenti nella storia di Sona. Come la delibera “pane e latte” degli anni Cinquanta

Mai come ai nostri giorni, e purtroppo per un evento tragico come il contagio da coronavirus, è comparso con tanta frequenza il termine “Ordinanza” sui media.

Le Ordinanze sono i provvedimenti con forza di legge, che impongono determinati comportamenti ai cittadini. Motivazione, ragionevolezza e proporzionalità sono i termini che definiscono i confini dell’intervento di un Amministratore pubblico in materia di ordinanze “contingibili ed urgenti” e sono anche virtù civiche che dovrebbero indirizzare in ogni occasione l’operato di un Amministratore locale.

Le ordinanze sindacali possono riguardare materia relativa ad un problema locale, oppure materia di interesse generale. Nel primo caso il Sindaco agisce in qualità di Capo dell’Amministrazione, nel secondo quale Ufficiale del Governo, su disposizioni che vengono impartite dalla Prefettura e dai Ministero romani.

In queste ultime settimane i Sindaci, compreso quello di Sona, sono stati messi a dura prova, avendo dovuto emanare continue e assai complesse ordinanze ed attivarsi per controllare che venissero rispettate.

Non intendiamo con questo articolo approfondire l’argomento ordinanze bensì, seguendo il percorso della storia locale, dimostrare come la vita dei Sindaci, con o senza ordinanze, non è mai stato facile.

Iniziamo presentando un’ordinanza curiosa, quando il Comune di Sona era ancora parte del Regno Lombardo–Veneto. Il 24 giugno 1866, giorno della battaglia di Custoza durante la III guerra di Indipendenza, il Comune di Sona inviò un “ordine” al “Signor Zocatelli GioBatta di S. Giorggio” (sic) del seguente tenore: “Siete requisito con carro e bovi il giorno 24 ore 4 pomeridiane per tradurre feriti dal campo di battaglia a Verona e ritorno il giorno 26.” Un servizio di ambulanza certamente non all’altezza del compito!

Dopo l’annessione al Regno d’Italia, per molti anni, ai Sindaci venne richiesto di svolgere molteplici compiti burocratici, oggi delegati alla Polizia, ai Carabinieri ed alla Magistratura e, pertanto, il Comune divenne un crocevia di segnalazioni e petizioni. I Sindaci dovettero attivarsi con iniziative che ai nostri giorni sembrano, oltre che inusuali, non pertinenti al ruolo di un Amministratore locale.

Dovevano rilasciare informazioni sulla buona condotta dei propri concittadini e rilasciare certificazioni le più svariate, ricevere denunce di reati o presunti tali e comunicazioni dovute per legge, nonché monitorare il lavoro minorile, segnalare il verificarsi di agitazioni operaie, provvedere a trasporti carcerari e molto altro.

Alcuni esempi chiariscono quanto particolari fossero i poteri di un Sindaco.

Una lettera del 10 Gennaio 1867, a firma del Reggente dell’Ufficio di Sicurezza della Provincia di Verona, chiese al Sindaco di “ragguagliarmi sulla condotta, carattere e fama di Franza GiòBatta e sulla di lui condizione civile ed economica, avendo il medesimo chiesto di stabilirsi in questa città. Farà un cenno sugli eventuali pregiudizi penali di cui fosse affetto”.

Il 4 marzo 1873 Placido Pellegrini segnalò al Sindaco: “Mi affretto di parteciparle, per quelle misure che troverà del caso, che nella notte del tre al quattro marzo corrente ad opera di mali intenzionati furono escavati e quindi asportati dal fondo di mia proprietà in Contrada Borghe del Comune di Sona n° 6 gelsi testè impiantati sul fondo stesso…”.

Pancera Luigi di San Giorgio segnalò il 6 novembre 1886 che nell’Osteria condotta da Troiani Rosa in località Segradi “viene tenuto il giuoco della Bella mora, quantunque proibito non solo di giorno ma anche di notte anche dopo l’orario di chiusura, perfino a mattina”.

Il 14 maggio 1890 Ferrari Ezechiele si presentò al Sindaco per rilasciare, in modo, formale la seguente dichiarazione-denuncia: “Stamane alle ore 10 ho veduto passare davanti alla mia abitazione il Sig.Vicentini Dr. Guglielmo medico condotto del Comune e siccome molte sono le dicerie che corrono contro lo stesso e cioè di relazioni amorose con la Contessa Marchesa Pindemonte ed avendo presso la Contessa una mia figlia a servizio ho creduto bene seguire il medico per accertarmi con i miei occhi incontrandomi con lo stesso lo vidi avvicinarsi con un cortello e dirmi volete farmi la spia, vi masso e poi soggiunge scamperete poco…”. Va segnalato conto che la signora in questione era la moglie di un Assessore in carica, che sarà nominato Sindaco tre anni dopo.

Luigia Casella di Oliosi, con altri, scrisse al Sindaco il 23 ottobre del 1890 per segnalare che “nella Famiglia Sartori, lavoranti del Conte Giusti, una vecchia madre di 70-80 anni veniva dalla perfida nuora maltrattata e costretta a vivere sotto il portico nel cortile stesso e dormire sul nudo pagliericcio, senza lenzuola e coperte con scarsissimo cibo consistente in pezzi di polenta fredda. Lei che è padre amoroso non sarà sordo alla nostra voce di verità e quanto prima vorrà porre termine a questo dramma che si sta volgendo nel suo Comune”.

Il Tenente Comandante la Tenenza di Verona con lettera del 29 settembre del 1884 chiese al Sindaco di Sona: “Prego la cortesia della S.V. a farmi avere una dichiarazione della distanza esistente fra Sona e S. Pietro Incariano”. Puntualmente il Sindaco rispose che “la distanza era di km. 12 e mt. 600”. Quale la ragione della “certificazione” di un Sindaco, probabilmente per un rimborso spese? Valeva più di quella di un Ufficiale dei Carabinieri?

Il Sindaco il 9 settembre del 1891 emise un’ordinanza che così dispose: “È proibito sulle strade pubbliche e nell’interno dell’abitato e sue adiacenze di questo territorio comunale il giuoco delle barelle senza specifica autorizzazione municipale”.

Il 20 gennaio del 1886 la Cancelleria dl Tribunale Civile e Correzionale d Verona scrisse al Comune: “Prevengo la S.V. che a mezzo dell’Arma dei Carabinieri le sarà recapitata una zappa senza manico relativa al processo per furto in danno di Rinaldi Arcangelo ed interesso la di Lei compiacenza a disporre per la consegna della stessa a Turata Luigi fu Giuseppe di codesto Comune, trasmettendomi a tempo debito il relativo verbale”.

La Cancelleria del Tribunale di Verona in data 26 settembre 1886 segnalò al Sindaco che “avendo l’Illustrissimo Sig. Giudice Istruttore, dichiarato il non luogo a procedere per il furto di due sacchi di grano in danno di Salazzari Francesco detto Rolando, fu Luigi, di anni 56 carrettiere di Lugagnano di Sona, ordinando la restituzione di un sacco repertato e sequestrato così richiedo la compiacenza della S.V. avvisare il Salazzari medesimo a recarsi in un giorno di suo comodo per ricevere in consegna il suddetto sacco”.

Il 28 maggio del 1890 i Carabinieri Reali di Bussolengo segnalano al Sindaco “di aver scoperto gli autori del furto di foglie di gelso avvenuto nella notte del 18 andante a danno di Ferro Giacomo di Palazzolo”.

Anche i Parroci talvolta invocarono l’intervento del Sindaco. Il Parroco di Sona il 26 maggio 1903 scrisse una lettera al Sindaco per denunciare il “libertinaggio” della gioventù dell’epoca con queste parole. “Mi giungono continuamente lamenti di genitori (poveri genitori peraltro) di Sona e di Palazzolo che i loro figli passano parecchie notti in una delle due bettole di Mancalacqua, ove danzano allegramente con quelle ragazze protraendo il turpe divertimento fino alla mattina e tornano poi a casa snervati e affranti. Là i RR. Carabinieri non si fanno mai vedere; e sì che basterebbero anche rare visite per far sempre caccia.” E proseguì poi così: “Pensare che anche Mancalacqua, benché alquanto discosta dai centri, non è esente dall’osservanza delle leggi e regolamenti; e neppure furono quei genitori e quelle ragazze da Dio dispensati gli uni dal custodire le vergini figlie, le altre dal conservare il contegno necessario alla loro età e sesso”. E rivolse un accorato appello al Sindaco affinché prendesse iniziative per porre rimedio alla situazione.

Dopo il termine della Prima Guerra Mondiale le condizioni economiche del Paese erano tragiche. Come conseguenza due nuove emergenze pesarono sulle spalle dei Sindaci, quelle del lavoro e delle violenze politiche. Coloro che restavano senza occupazione, perché stagionali in agricoltura, o che dovevano rientrare dall’Estero per l’esaurimento di fonti di lavoro per emigranti, richiedevano interventi diretti alle amministrazioni comunali, scarse di mezzi economici e carenti in organizzazione burocratica. Il rischio per i Sindaci, nel caso di risposte insufficienti, era l’innestarsi di moti di protesta, con conseguenti problemi di ordine pubblico.

Anche a Sona la mancanza di lavoro fu sentita, come testimoniano i tumulti sedati con l’intervento della forza pubblica a Palazzolo nel 1921. La situazione per un periodo fu così tesa che talvolta il Consiglio comunale si tenne a Verona per evitare pesanti contestazioni di piazza.

La situazione si aggravò a tal punto che il Sindaco nel 1922 dette le dimissioni e, come conseguenza, si aprì la strada all’arrivo del Commissario e quindi del Podestà.

In ogni caso la vita quotidiana continuò anche in tempi così complicati e coinvolsero il ruolo del Sindaco in materia soprattutto sanitaria. Ecco alcune ordinanze del periodo.

Il 10 febbraio 1921 nei confronti di Gerard Gerardo: “Rendere più igieniche le case già di proprietà Cortese” e nella stessa data una per Fiorini Ugo “Fornire di concimaia la tenuta casa Barbarago onde evitare l’infiltrazione di acqua lurida nel pozzo vicino”.

Il 10 settembre 1922 “in Palazzolo devono essere puliti tutti i letamai esistenti, ed allontanati quelli che verranno designati dall’Ufficiale Sanitario. Le immondizie e gli escrementi dovranno essere giornalmente allontanati dall’abitato. Per attingere acqua ai pozzi pubblici gli abitanti dovranno usare soltanto i secchi posti dal Municipio, allo scopo di non diffondere malattie infettive. Le famiglie degli ammalati dovranno osservare scrupolosamente le norme igieniche prescritte dall’Ufficiale Sanitario. I contravventori saranno puniti con multa di L. 50 salvo le maggiori pene”.

Le informazioni che abbiamo forniscono un’idea di come non è stato mai facile, in ogni epoca, sedere sullo scranno di Sindaco ritenuto dal cittadino, prima e talvolta ultima istanza di riferimento civico. E’ sicuramente uno di quei ruoli di servizio alla Comunità nel quale gli oneri e le responsabilità sono superiori agli onori, ed ai nostri giorni, come poche altre volte nei tempi passati.

Chiudiamo con una curiosità molto d’attualità. In questi giorni i Sindaci sono alle prese con la distribuzione di buoni per l’acquisto di alimentari. La storia si ripete sempre.

Nel mandato 1950-1955, Sindaco Giovanni Ledro (nella foto sopra davanti alla Parrocchia di San Giorgio assieme al Parroco don Castello ed altri), in una situazione di pesante povertà, l’Amministrazione comunale dovette intervenire per aiutare famiglie bisognose. Il Comune aveva poco meno di settemila abitanti ed il 20% delle famiglie non pagava, per povertà, l’Imposta di famiglia. Il bilancio comunale metteva a disposizione dell’assistenza pubblica il 15% delle entrate. A chi era inserito nell’elenco dei poveri venivano forniti i medicinali, che all’epoca non erano gratuiti, e beni di sostentamento alimentare.

Per evitare usi impropri di quanto veniva elargito, chi riceveva dalla farmacia comunale il medicinale, doveva passare dal Comune per farsi rompere l’involucro e renderlo non “barattabile”.

Per quanto riguarda gli alimentari il Consiglio comunale assunse la delibera “pane e latte” rilasciando buoni per l’acquisto di questi due prodotti vitali per la sopravvivenza delle famiglie bisognose (l’alcolismo nelle nostre zone era molto diffuso). I negozi di alimentari che erano piccoli e numerosi divennero assegnatari di quote di forniture alimentari per conto del Comune alle famiglie indigenti.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

Related posts