Coronavirus in Italia e a Sona: l’infezione economica. Un’analisi dello scenario per aziende, produttori e famiglie

Siamo entrati nel periodo della pandemia: dopo la dichiarazione apertis verbis dell’organizzazione Mondiale della Sanità, la crisi del Coronavirus sta mutando gli equilibri economico politici mondiali. Questa qualificazione, tuttavia, non cambia la valutazione della minaccia rappresentata dal virus, né le misure che l’Oms e moltissimi Paesi stanno attuando.

In Italia siamo passati dalla fase del “tutto è sotto controllo” (Giuseppe Conte il 31 gennaio), a numeri di contagi che aumentano (con intensità più o meno crescente) in continuazione. Gli effetti dei provvedimenti radicali adottati dal Governo non hanno ancora piegato la curva dei contagi, servirà del tempo. Da una parte assistiamo al rischio sempre più realistico del sovraffollamento degli ospedali e dell’insufficienza dei reparti di terapia intensiva, e del conseguente tributo di vite che il virus provoca; dall’altra a uno scenario economico tutt’altro che ottimistico.

Il prezzo che ora stiamo pagando è altissimo: i numeri rossi a doppia cifra delle Borse suonano la colonna sonora di Profondo rosso. La giornata di ieri verrà ricordata come il Giovedì nerissimo per le Borse europee. La Borsa di Milano ha chiuso a -16,92%, peggior seduta storica di sempre. La probabilità del rimbalzo non sono remote nel medio termine, ma tra la crisi innescata dal Coronavirus e la picchiata del prezzo del petrolio è difficile a dirsi. Siamo in piena fase orso. Nemmeno nel 2008 a seguito del crack di Lehman Brothers abbiamo assistito a un tonfo di simile proporzioni, in grado di bruciare 800 miliardi di capitalizzazioni sui listini continentali.

L’indice Vix, definito anche “indice della paura”, che misura la volatilità attesa nelle quotazioni dell’indice statunitense S&P500, ha toccato i 75 punti, superando di gran lunga la soglia di allerta di 65,. Una tempesta finanziaria ad altissima volatilità:

Fonte: Investing.com

Facciamo ora un focus sull’Italia e soffermiamoci sull’economia reale. Nel nostro Paese il virus ha per di più colpito le Regioni di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, che insieme rappresentano più del 40% del Pil nazionale. Ciò è visibile dal seguente grafico, realizzato da Infodata del Sole 24 Ore. Nella prima metà viene rappresentato il Pil pro capite a livello provinciale (aggiornato al 2017 e censito da Eurostat), in cui il colore azzurro rappresenta quei territori in cui il valore è sopra la media nazionale (28.700 euro), mentre l’arancione quei territori con valore inferiore. Il nostro Comune e la provincia di Verona possiedono un Pil pro capite pari a 34.000 euro, superiore alla media nazionale.

Il numero più alto di casi si registra quindi nelle province che ad oggi rappresentano il vero motore economico del nostro Paese. A fare maggiormente le spese di questa crisi internazionale sono tre settori chiave: il manifatturiero tessile, i trasporti e il turismo.

Se avvenisse una contrazione economica del 10% di Lombardia e Veneto, che da sole sono il 30% del Pil nazionale, ciò si tradurrebbe in una decrescita del 3% del Pil dell’intero Paese. A Sona, sul totale delle imprese registrate nel nostro Comune, il numero di quelle operanti nel settore manifatturiero e dell’industria supera il 30%. Il settore turistico a Sona, pur valendo circa il 5% del totale delle imprese, è il primo a essere penalizzato, con picchi di prenotazioni cancellate ovunque senza precedenti.

Un conto salatissimo sarà pagato anche dal settore agroalimentare. Pur non essendosi (effettivamente) bloccato lo spostamento delle merci, sono recentemente avvenute speculazioni sul Made in Italy, da sempre considerato un’eccellenza in tutto il mondo. Un forte contraccolpo verrà assestato anche al vino, dato che risultano bloccate le visite in cantina e i lavori in vigna per diverse aziende e annullati e rimandati fiere ed eventi aziendali.

Nonostante le ulteriori iniezioni di liquidità promesse dalle Banche centrali, il sistema si sta avvitando su se stesso, e la crisi sta divenendo strutturale: oltre alla flessione della domanda sono state tarpate le ali anche al lato dell’offerta. Un Paese che non consuma e che è fortemente limitato nella produzione ha bisogno di interventi mirati, un’assistenza economica efficace soprattutto a livello fiscale, non solo obbligazionario.

L’epidemia del Coronavirus ha diffuso in Italia il virus economico.

Come abbiamo già spiegato in un recente articolo, sono già state adottate misure economiche che valgono per tutto il territorio nazionale a favore delle micro, piccole e medie imprese anche del nostro territorio.

Il Coronavirus non è l’Apocalisse. Un Paese come il nostro ha il potenziale di rialzarsi da qualsiasi situazione, per quanto drammatica sia. La paura è un sentimento comprensibile in queste situazioni, ma senza cedere al panico irrazionale, come è avvenuto con l’assalto ai supermercati o nel picco negativo registrato dalle Borse.

La priorità rimane la tutela del bene primario, la salute, con tutti i mezzi e gli sforzi necessari. Allo stesso tempo occorrono lucidità, realismo, umiltà, razionalità e sangue freddo da parte della classe politica nazionale e locale, le uniche forze in grado di offrire gli strumenti ai cittadini per combattere l’incertezza economica e superare la fase di picco epidemico.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona sulla sezione speciale del sito del Baco.

Gianmaria Busatta
Nato nel 1994 e originario di Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di servizi. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.