Coronavirus: il vuoto dei positivi a Sona che si riempie di speranza

Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta! Con oggi 24 giugno il barattolo dei positivi a Sona è finalmente vuoto, si è svuotato, come si sono svuotati gli scaffali dei nostri supermercati che ci offrivano il lievito di birra. Zero nuovi positivi, zero contagiosi, zero… vuoto! Festeggiamo!

Vuoto, come i ripiani delle farmacie che avevano finito le mascherine e vuoto come le mensole dalle quali si potevano prendere i guanti in lattice, quegli stessi guanti che oggi troviamo qua e la per le strade di Sona! Festeggiamo! Il contenitore dei contagiosi è vuoto! Vuoto!

Vuota è una bottiglia tappata immersa in un oceano, se non si riesce a togliere il tappo l’oceano non può entrare, il problema è: in quale oceano è immersa la bottiglia? Siamo immersi in un oceano di prospettive o in uno stagno di social, di Facebook, di Tik Tok e luoghi comuni?

Il vuoto non è mai sopra, è sempre sotto e poi può essere a rendere o a perdere, il vuoto non puoi prestarlo, noleggiarlo, subaffittarlo…  o prenderlo a nolo, il vuoto se ce l’hai ti tocca tenertelo perché è difficile anche da vendere.

Il vasetto è vuoto! Si è svuotato… Vuoto, vuoto come il lenzuolo di un fantasma che è passato in tre mesi dal suo essere etereo, ad essere un imbonitore di folle e creatore di slogan, ad essere zombi. Come è zombi la retorica pubblicità cui ci tocca assistere impotenti in questi giorni di quasi allegria!

È vuota la giornata in cui non hai niente da fare ed è vuota la giornata in cui fai solo cose che non vorresti fare o fai esattamente le cose che dovresti fare. Vuoto è chi non ha un ideale, vuoto è chi non ha un pensiero che non va oltre alla pancia, vuoto è l’uomo che non ha più prospettive. Il vuoto non è come il colore che esiste solo se può rimandarti un pizzico di luce, il vuoto esiste anche quando si dorme.

Il portafoglio vuoto è triste. Compagna del vuoto è la solitudine, la tristezza è una sua amica intima, la morte non può sopportarlo! Il vuoto è un desiderio che quando si avvera non c’è niente.

Il Covid-19 non ama il vuoto, il Covid-19 preferisce i luoghi affollati, pieni di gente, zeppi di folla, come le piazze dei nostri paesi che si riempivano di maree festanti e che quest’anno respireranno il vuoto.

Vuoto! Svuotare non è come riempire, ci si mette molto di meno ma il risultato è sicuro. Svuotare una cantina è come rivivere il proprio passato o scoprire quello di chi ti è stato accanto per tanti anni e ora se ne è andato. Girare a vuoto è come entrare in un vortice, cadere in caduta libera, stare sulla tromba delle scale a testa in giù e vedere il vuoto e sapere che il vuoto avrà fine, perché ogni vortice è come un cono: un punto d’arrivo c’è sempre. E parlare a vuoto è peggio di non dire niente.

Vuoto è un barattolo di marmellata dimenticato vicino a un formicaio, vuoto è un bicchiere di Nutella lasciato solo nell’aula di una scuola elementare quando ancora i ragazzi potevano entrare e giocare liberamente, vuota è una damigiana finita nelle mani sbagliate. Il vuoto è tra le sbarre, vuota è una voliera senza più uccelli, vuoto è un alveare senza api, una tana senza lo scoiattolo, un nido senza una rondine… vuoto è un corpo senza un’anima. Uno spazio vuoto è la camera di un vulcano che si riempie di lava e poi scoppia, il vuoto è ciò che resta al posto della bomba che è scoppiata.

Ma allora, perché oggi siamo felici della nostra scatola vuota?

Perché anche il vuoto serve, perché senza di lui non avremmo le casse armoniche; una chitarra tiene alte le corde sul castelletto ma queste suonerebbero a vuoto se non ci fosse un vuoto dove le note possono vibrare. Il vuoto e il legno della chitarra formano un duo inseparabile; l’uno non può esistere senza l’altro e questo vale anche per i violini, per le viole, per i violoncelli e per tanti altri oggetti e strumenti musicali che funzionano assieme… come una comunità che abbiamo imparato che può esistere grazie ai suoi vuoti.

Oggi, allora, che il barattolo del Covid si è svuotato, abbiamo un motivo in più per assaporare anche il vuoto!

Marco Bertoncelli

About Marco Bertoncelli

Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.

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