Coronavirus e scuola: le novità del Decreto del 6 aprile e come si sta affrontando (anche a Sona) una situazione senza precedenti

Da circa sei settimane a Sona come in tutta Italia la scuola arriva direttamente a casa, precisamente in camera, in cucina, anche in sala da pranzo o in mansarda, dove studenti con i capelli lunghi e arruffati, generalmente in tuta, si collegano in streaming per le lezioni con i loro insegnanti. Al mattino le ore iniziano con un “Come state, ragazzi?” (oltre ai “Mi sentite?” e “Aprite l’audio”), mentre i genitori passano furtivi dietro lo schermo diretti al fornello per versarsi il caffè fumante, il gatto sale sulla scrivania mostrando la coda in diretta e il fratello litiga nell’altra stanza con non so chi.

Gestire la DAD, cioè la didattica a distanza, è molto faticoso, inutile negarlo. Essa avviene generalmente tramite videoconferenza, ma anche attraverso altre modalità di tipo digitale, che sono l’unica possibilità per i bambini e i ragazzi di tutta Italia di mantenere vivo l’apprendimento, continuando a sentirsi parte di quella grande comunità educante che è la scuola.

Non è solo la sanità ad essere stata messa in crisi da questo virus implacabile e subdolo. Purtroppo anche l’istruzione sta affrontando una situazione di emergenza mai sperimentata prima, in cui improvvisamente i docenti hanno dovuto reinventarsi, da soli ed in fretta, cercando modi alternativi per fare didattica e raggiungere i loro studenti, provando a non perderne per strada nessuno. Sebbene molti insegnanti italiani non fossero formati per poter far fronte alle esigenze della didattica digitale, bisogna dire che, grazie alla buona volontà, all’entusiasmo e ancor più al senso civico, tanti di loro, anche prima che la didattica a distanza divenisse obbligatoria per decreto, hanno saputo trovare strategie valide e attivare modalità alternative efficaci per far lezione, con risultati dignitosi.

Certo, un grosso problema è quello della disponibilità di supporti informatici e di una buona connessione. La quarantena ha infatti obbligato la maggior parte delle famiglie a rimanere forzatamente a casa per cui spesso i genitori sono interessati dallo smart working e i figli contemporaneamente devono fare lezione in streaming, ma in alcune case non ci sono supporti informatici sufficienti per i genitori che lavorano e i figli che studiano a distanza. Alcuni non possono nemmeno contare sulla banda larga. Sembra assurdo, ma nell’Italia di oggi il digital divide è una sfida ancora da vincere, soprattutto nel Sud e nelle Isole. Il Covid-19 ha messo in luce un problema che esiste da tempo: alcuni giovani sono tagliati fuori dalle tecnologie digitali e non tutti sono digital literate. Non bisogna infatti dare per scontato che i nativi digitali siano naturalmente in grado di servirsi in maniera appropriata di un pc.

In ogni caso c’è anche da dire che, sebbene il virus abbia messo in evidenza i problemi di molti con la tecnologia digitale, ha inevitabilmente accelerato alcuni processi, in particolare quelli connessi con la rivoluzione digitale nel mondo dell’istruzione, obbligando un po’ tutte le parti in causa a mettersi in gioco, ad aggiornarsi, a sperimentare.

Il Coronavirus ha insegnato a tutti, docenti e discenti, ad essere un po’ più flessibili, ad avere un certo spirito di adattamento, a fare di necessità virtù. Anche gli esami alla fine della secondaria di primo grado e la Maturità subiranno modifiche a cui sarà necessario adattarsi.

Il decreto dei giorni scorsi parla infatti di due possibili scenari: se si rientrerà prima del 18 maggio l’esame del primo ciclo sarà riformulato eliminando parte delle prove, mentre quello del secondo ciclo sarà molto simile a quello degli anni scorsi, con colloquio orale, prima prova a carattere nazionale ma seconda prova creata dalla commissione, che sarà interna, col solo presidente esterno.

Se non si dovesse rientrare, allora l’esame di terza media e la Maturità saranno davvero molto diversi. Si parla di esame light perché si tratterebbe solo di un colloquio orale a distanza e per il primo ciclo di una tesina.

Per gli altri studenti, dalla prima alla quarta, il decreto parla di ammissione alla classe successiva per tutti, prevedendo tuttavia il prossimo anno scolastico dei momenti di recupero degli apprendimenti. Questo perché una dei più grandi nodi ancora da sciogliere della didattica a distanza è quello della trasparenza in fase di valutazione e il decreto per ora non ha dato indicazioni precise. Tuttavia gli insegnanti si stanno arrangiando, cercando di far leva sul buon senso, verificando per quanto possibile gli apprendimenti per dare un senso al loro lavoro e a quello dei ragazzi.

Alcuni di loro all’inizio avevano esultato di fronte alla chiusura degli istituti scolastici, perché sembrava un paradiso prolungare le vacanze di carnevale. Ora si stanno però accorgendo a caro prezzo che quello che stiamo vivendo non ha proprio le sembianze di una vacanza e che le nuove tecnologie sono affascinanti ma niente può sostituire la lezione in presenza e che tutto sommato alzarsi all’alba e prendere il bus per recarsi a scuola non era poi tanto male. Alcuni rimpiangono persino il prof. che entra con il pacco delle verifiche appena sfornate dalla fotocopiatrice o il compagno di banco antipatico che non suggerisce mai. Anche agli insegnanti manca la scuola vera, quella fatta di ore scandite dalla campanella, di giustificazioni improbabili e assenze strategiche, di interrogazioni in cui si respira l’ansia e risate che vanno a stemperarla, di schiamazzi alla ricreazione e LIM malfunzionanti che fanno rimpiangere la lavagna di ardesia.

Passerà anche questa e forse ci renderemo un po’ tutti conto che la scuola è un pilastro essenziale della società. Investire in sanità ed istruzione è fondamentale perché se si risparmia su di esse si finisce per pagarla cara tutti quanti. Il Coronavirus ce lo sta insegnando. Cerchiamo di imparare la lezione.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.