Coronavirus a Sona: Un’amara riflessione su come “gli eroi degli ospedali” siano tornati a subire arroganza ed insulti

Sono passati oramai quattro mesi dallo scoppio dell’epidemia causata dal virus SARS-CoV-2 e, dopo un susseguirsi di fasi più o meno drammatiche, l’unica costante a mio avviso è solo una: il genere umano non cambia mai.

Ripenso ai primi mesi, a come tutti fossimo spaventati, terrorizzati. Ogni giorno cattive notizie, contagi in aumento e morti, una condanna per gli anziani del nostro paese, paesi deserti, negozi chiusi, le forze militari a Bergamo, le bare che scorrevano ancora ed ancora davanti ai nostri occhi come un temporale senza fine, il primo contagiato a Sona, una tragedia inarrestabile.

Medici, infermieri, operatori socio sanitari sono solo alcune delle figure che hanno contribuito a mantenere in piedi la sanità italiana, ma certo non dobbiamo ringraziare tanta parte del mondo politico. No, si è speculato sulla sanità per anni ed anni e la dimostrazione l’abbiamo avuta quando per necessità sono stati riaperti molti degli ospedali pubblici chiusi o declassati perché politicamente svantaggiosi.

Ecco perciò, in quei giorni di tragedia, apparire raffigurazioni di medici e infermieri come se fossero angeli, con ali e areole da corredo. Piegati nella lotta contro il virus, ma eroi nel saperlo affrontare tutti i giorni e in alcuni casi anche sconfiggerlo. Così erano descritti quasi con un coro unanime. Mai la figura dei professionisti sanitari è stata esaltata così tanto.

Ripenso a questi momenti con molta amarezza. Nessun medico e nessun infermiere ha mai preteso tanto, è il loro lavoro e lo eseguono come chiunque. Non servono beatificazioni popolari e ringraziamenti plateali, serve riconoscere il loro lavoro per quello che è, con le tutele che meritano e le garanzie che spettano.

E se per mesi sono stati al centro della cronaca come eroi, ben presto purtroppo – come ci raccontano le cronache – sono tornati alla considerazione che hanno sempre avuto, trattati con arroganza e prepotenza. Per molti italiani il concetto di approccio alla sanità è semplicemente quello di pretendere, pretendere senza criterio.

I medici di base sono letteralmente assediati nei loro ambulatori, i Pronto Soccorso – dopo la paura coronavirus – sono tornati ad essere colmi di persone che vi accedono, di nuovo, in maniera inappropriata e con la pretesa di ottenere all’istante non ciò che è prescritto dai professionisti che vi lavorano ma ciò che si ritiene di dover ottenere in base a propri misteriosi convincimenti.

Perché durante la quarantena questo non è accaduto? Perché durante la quarantena nessuno si sentiva male, nessuno si recava in Pronto Soccorso e si lamentava dei tempi di attesa? Le persone avevano paura ad entrare in ospedale e adesso? Pensiamo che il virus sia completamente estinto? Pensiamo che non ci siano altre malattie infettive potenzialmente mortali? Crediamo che, ad esempio, le meningiti, di cui in passato si è parlato molto e ora invece non vengono nemmeno menzionate, siano scomparse definitivamente? L’ospedale è sicuramente l’ambiente più sicuro se ci dovesse succedere qualcosa, ma crediamo veramente che sia un bene accedervi sempre e comunque, anche quando si potrebbe tranquillamente rivolgersi al proprio medico di base oppure addirittura in farmacia?

Sono un’infermiera di pronto soccorso da ormai tre anni e posso garantire che, insieme ai miei colleghi, medici, infermieri ed operatori socio sanitari, siamo tornati ad essere, agli occhi della gente, persone che comunque sia svolgono il loro lavoro male. E questo perché non soddisfiamo all’istante richieste assurde, facciamo attendere; siamo sgarbati, maleducati, aridi e privi di umanità. Ogni giorno, purtroppo, registriamo critiche e minacce, ogni giorno attraverso uno sportello ci vengono urlate le peggior cose che si riassumono principalmente nel nostro essere “incapaci e incompetenti”. Ogni giorno dobbiamo rimanere in silenzio per evitare denunce perché tutti, a quanto pare, hanno un avvocato pronto all’uso.

Se l’emergenza Covid, o una qualsiasi altra emergenza sanitaria, dovesse ripresentarsi (e nessuno ovviamente se lo augura) pensate bene a chi vi dovrete rivolgere: se agli angeli o ai demoni che voi stessi dipingete a seconda delle vostre egoistiche necessità. Il genere umano non cambia mai. O forse sì, peggiora.

Giorgia Adami

About Giorgia Adami

Nata a Bussolengo il 4 aprile 1994, risiede a Lugagnano. Infermiera di Pronto Soccorso alla Clinica Pederzoli di Peschiera del Garda, collabora con Il Baco da Seta dalla primavera del 2013.

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