Coronavirus a Sona: è stato un primo maggio amaro per moltissimi lavoratori

Ieri, primo maggio 2020, per moltissimi nostri concittadini è stata una Festa dei lavoratori vissuta con uno spirito diverso in confronto agli anni scorsi, sicuramente più amaro rispetto all’iniziativa originaria.

Nata a Parigi durante il congresso della Seconda Internazionale del 1889, l’idea era di indire una grande manifestazione al fine di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore. La scelta della data fa riferimento al primo maggio di tre anni prima, in cui avvenne la rivolta di Haymarket, in cui persero la vita undici persone.

L’idea scavalcò i confini nazionali e divenne una giornata tradizionale in molti altri Paesi, tra cui l’Italia. Durante il ventennio fascista la Festa dei lavoratori confluì nel 21 aprile, data leggendaria attribuibile alla fondazione nel 753 a. C. di Roma. A partire dal 1947 è diventata ufficialmente festa nazionale il primo maggio.

E nel 1948 entra in vigore la nostra Costituzione. Rispolveriamo il primo comma dell’Articolo 1:

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Primo diritto fondamentale, antecedente per ordine ma al pari degli altri diritti alla libertà, alla proprietà e alla vita. Un diritto, anzi, il diritto più citato da tutti i politici. Quante volte si è sentito parlare di ambiziosi piani, decreti, interventi per “creare nuovi posti di lavoro”? E quante volte questi sono stati disattesi?

Il fatto di considerare il lavoro come un diritto innato identifica lo Stato in quel ruolo imprenditoriale avente l’etica di riconoscere e garantire questo diritto ai suoi lavoratori. Ma anche (e soprattutto) di constatare che il lavoro è frutto di un processo economico in cui gli attori principali sono gli individui, i quali devono (e hanno il diritto di) essere messi nelle condizioni di fare impresa.

Si veda, come esempio, la (ri)costruzione del nuovo ponte di Genova sul Polcevera il 28 aprile scorso: grazie al cosiddetto decreto-Genova, convertito in legge il 15 novembre 2018, dopo 77 modifiche, sono stati superati tutti quegli ostacoli che di solito genera la burocrazia italiana, nonostante fosse in corso una complessa inchiesta della magistratura e tutte le limitazioni causate dalla crisi del Coronavirus.

Scatto del Ponte di Genova in occasione della posa in opera dell’ultima campata

È un fatto da segnare sul taccuino come un memento significativo per lo scenario presente e futuro anche a Sona: dove possibile abbassare i muri dei labirinti burocratici, derogare e vigilare, progettare e concludere il lavoro con pragmatismo permette di centrare l’obiettivo.

Tra fase uno, (uno e mezzo) e due la percezione è che si stia facendo il contrario rispetto a quanto fatto a Genova. I sintomi del virus economico si stanno percependo: il paziente ha chiesto la tachipirina già due mesi fa; eppure, vuoi per il ritardo nell’assunzione vuoi per lo status di gravità incipiente, una sola compressa rischia di non essere più sufficiente.