Coronavirus a Sona. Proseguiamo l’analisi di cosa sia e di come funzioni l’app “Immuni”

Quando deve essere realizzata una procedura informatica, la prima cosa che si deve fare è cercare di capire “chi” “fa cosa” e “quando”. Per realizzare lo schema che segue, quindi, abbiamo pensato di immedesimarci nella persona che deve progettare il sistema e, tenuto conto delle informazioni in nostro possesso, abbiamo provato a costruire un “flusso di dati” logico che possa servire allo scopo.

Il presente approfondimento vuole offrire un secondo punto di vista relativamente al tema dell’App Immuni di cui tanto si sta parlando.

Non sappiamo se quello che vi presentiamo è il sistema logico utilizzato per realizzare l’applicazione. Però sappiamo che costruendo questo schema e osservandolo nel suo insieme, riusciamo a renderci conto di quello che si sta progettando ed anche riusciamo a far emergere le criticità e i punti che potrebbero creare difficoltà. Siamo anche consapevoli di non possedere la “scienza esatta” e che è sempre dall’insieme delle idee che nascono le migliorie e i suggerimenti da far conoscere a chi ci dovrebbe aiutare nel nostro vivere quotidiano.

Non solo. Non possiamo sapere se siamo riusciti ad individuare tutte le difficoltà e/o le opportunità che ci fornirebbe questa nuova App, però, ancora una volta, sappiamo con certezza che ognuno di voi, con un po’ di applicazione, può “migliorare” il sistema, dove, per “migliorare” intendiamo proporre osservazioni, muovere obiezioni, esprimere dubbi… Tranquilli, noi non realizzeremo la App in questione.

Siamo anche consapevoli che la lettura di questo documento non è particolarmente agevole e quindi è necessario un piccolo sforzo e un momento di applicazione; peraltro ognuno può scegliere se partire dal grafico oppure se passare direttamente alle “avvertenze” o alle “criticità”. Però, manca mai che anche grazie alle vostre considerazioni, qualcuno, più in alto di noi, possa rendersi conto di quello che questa App potrebbe comportare se venisse istallata massivamente.

Il tutto, come sempre, con lo spirito del miglioramento delle reciproche conoscenze e della condivisione del “bene comune” che è il nostro vivere in comunità.

Legenda

Dispositivo persona A
È il dispositivo (generalmente un telefonino) in possesso di una persona che NON è ancora stata contagiata dal Virus.

Dispositivo persona B
È il dispositivo (generalmente un telefonino) in possesso di una persona che è risultata POSITIVA ad un tampone eseguito per verificare la presenza del Virus.

Se sul dispositivo della persona A e sul dispositivo della persona B è installata la App Immuni, i due dispositivi sono sempre in contatto quando si trovano nel raggio di azione del Bluetooth.

Giorno N, Giorno N+5, Giorno N+10
Rappresenta lo scorrere del tempo; ad esempio, se il giorno N è il 10 Maggio, il giorno N+5 è il 15 Maggio e il giorno N+10 è il 20 Maggio.

Se una persona risulta contagiata il giorno 20 Maggio, il periodo precedente (dal 10 al 20 Maggio) è il periodo durante il quale detta persona avrebbe potuto infettare altre persone. Il periodo dal 10 maggio al 20 Maggio è il periodo che il servizio Immuni monitorizza per verificare i contatti avvenuti fra i diversi dispositivi.

Punto 1
È il punto dal quale si attiva il servizio Immuni per l’invio di messaggi di alert, in realtà, da quando l’App viene installata, il sistema è sempre attivo e funziona in modo invisibile, il punto 1 del grafico evidenzia il momento in cui la procedura inizia ad operare visivamente anche al proprietario del dispositivo.

Avvertenze

(1) Come è formato il codice, in questa fase, è irrilevante.

(2) Non ci è chiaro se per il servizio sia sufficiente l’uso del codice o serva anche qualche altro dato in più, come, ad esempio, il numero di cellulare; in linea teorica non è previsto fornire dati più o meno sensibili.

(3) Non è chiaro se insieme al codice utilizzato per questo scopo, il dispositivo invia al server Immuni e ai dispositivi contattati anche altri dati relativi, ad esempio, l’ubicazione, l’ora, ecc.

(4) In linea teorica il dispositivo sul quale è installata l’applicazione dovrebbe sempre essere in funzione e quindi emettere continuamente codici, questo perché il dispositivo non sa se si trova nel raggio di 10 metri da un altro dispositivo attivo – potrebbe essere che il dispositivo accelera l’emissione di codici quando avverte la ricezione di un altro codice identificativo.

(5) Il server riceve una risposta dal dispositivo al quale ha inviato l’alert? E se non riceve alcuna risposta, cosa fa? (ripete il tentativo di comunicazione, abbandona, avvisa i carabinieri…)

(6) Chi si intende per “Autorità sanitaria”?

(7) Il codice di sblocco potrebbe/dovrebbe essere generato mediante una specifica partizione della APP su richiesta del titolare del dispositivo, questo perché il codice di sblocco “ferma il tempo”, è come se venissero storicizzati in modo indelebile i contati che la persona ha avuto nei giorni precedenti.

Il titolare del dispositivo B decide di immettere il codice di sblocco una volta ricevuta conferma dall’autorità sanitaria.

Criticità

  • Tempo di “comunione”
    Quanto deve durare nel tempo il contatto perché questo sia considerato potenzialmente infettivo? (a nostro parere, qualsiasi scelta venga fatta è una scelta sbagliata o per troppa rigidità – il contatto di un minuto può essere troppo poco per provocare un contagio o infinitamente lungo se il contagio ha avuto luogo – in letteratura sono noti casi di contagio avvenuti tramite il passaggio di una saliera in una mensa).
  • Distanza dei dispositivi
    Se questo parametro venisse utilizzato significa che la rete Bluetooth su cui si basa l’architettura del sistema, non solo è in grado di identificare i dati trasmessi da qualsiasi dispositivo, ma è anche in grado di conoscere da quale distanza questi dati vengono trasmessi (questo, però, potrebbe essere, chiediamo, inficiato, da caratteristiche del dispositivo emittente, ad esempio per batterie scariche o per la presenza di ostacoli tra un dispositivo e l’altro, come le corsie del supermercato o le pareti dell’appartamento?).
  • Se la frequenza del contatto è un indicatore che fa scattare il messaggio di ALERT significa che viene tenuto uno storico dei contatti e degli ID dei dispositivi, altrimenti non è possibile calcolare una “frequenza” dei contatti.
  • Come vengono utilizzati i dispositivi in possesso di minorenni? Il minore, per legge, non è in grado di decidere in tutte le situazioni della vita (per esempio, non può avere la patente di guida); i dispositivi (telefonini) in possesso dei minori come vengono gestiti?
  • Lo stesso ragionamento fatto per i minori (anche se per motivi diversi) vale anche per le persone anziane che, in questo caso, sarebbero le più a rischio morte in caso di contagio (lo dicono le statistiche).
  • L’esperienza ci ha insegnato che vi sono ruoli sociali che incontrano tante persone (cassiere, uffici pubblici, infermiere, poliziotti, negozianti…); se uno di questi risultasse positivo, si è calcolato quante persone potrebbero ricevere il messaggio di alert?
  • È chiaro che se una persona è responsabile e riceve il messaggio di alert la prima cosa che fa è quella di dirlo ai familiari (figli, nonni, genitori, conviventi, ecc.). C’è quindi una possibile ricaduta “1 a n” (1 messaggio – tante persone coinvolte dal messaggio) dei messaggi di alert, che coinvolgerebbe necessariamente anche persone teoricamente estranee al contatto che ha generato il primo messaggio. Questo significa che se 1 positivo appartenente ad una delle categorie di persone ad alto “contatto sociale” genera 100 messaggi di alert per 10 giorni, le persone coinvolte non sarebbero 1000 (10 giorni x 100 contatti al giorno) ma 1000 x il numero medio dei componenti del nucleo familiare (diciamo 4?) = 1000 x 4 = 4000 persone in alert per un solo messaggio. È una situazione che potrebbe generare panico?
  • Da nessuna parte è indicata se esiste una gestione dei falsi positivi che, probabilmente, avviene a monte (cioè prima) che il sistema Immuni riceva la comunicazione della positività riscontrata.
  • Non è chiaro cosa succede e chi comunica e a chi, il caso dell’avvenuta guarigione di una persona precedentemente positivizzata. Il sistema deve prevedere questa possibilità perché, in caso contrario, se un dispositivo viene considerato potenzialmente contagioso, questo continua a esserlo fino a quando qualcuno dice al sistema che non è più vero.
  • Se un dispositivo, durante la malattia del suo utilizzatore abituale, viene utilizzato da un’altra persona, questo continua a trasmettere messaggi di alert anche se la persona positiva non si incontra con altre persone.

Piccola postilla non del tutto irrilevante, quando parliamo di dispositivi a noi viene spontaneo pensare ai telefonini, ma in realtà, qualsiasi dispositivo munito della tecnologia Bluetooth è in grado di diventare un dispositivo, in altre parole, anche le telecamere potrebbero diventare dispositivi atti a captare e trasmettere i nostri collegamenti.

Seconda postilla, sempre non del tutto irrilevante: il Coronavirus è uno dei tanti virus e batteri in circolazione, è sicuramente più nocivo di altri ma altrettanto sicuramente ve ne sono di molto più pericolosi: creiamo una App per ogni patologia?

Articolo a cura di Gianmaria Busatta e Marco Bertoncelli.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.

La Redazione

About La Redazione

Il Baco da Seta nasce del 2000. Nel 2007 sbarca on line con il sito allnews

Related posts