Coronavirus a Sona. L’intervista del sabato al Sindaco Mazzi: “Non bisogna mettere davanti l’economia alla salute, ma è importante che i due aspetti convivano”

All’alba della pienezza della cosiddetta “fase due”, che da lunedì prossimo segnerà la riapertura di molte attività economiche e restituirà la possibilità di incontrare anche gli amici, intervistiamo il Sindaco Gianluigi Mazzi per la decima volta dall’inizio dell’emergenza coronavirus nel territorio sonese.

E, finalmente, cominciamo a scrivere quella pagina di storia locale che, per oltre due mesi, abbiamo atteso: la pagina della ripartenza vera, con il ritorno a una quotidianità che, anche se non sarà la normalità a cui eravamo abituati, ci consentirà comunque di tornare ad assaporare molto di ciò che a lungo ci è mancato.

L’epidemia non è finita e, anche nel territorio sonese, ci sono ancora cittadini positivi al virus; per questo, pur attraversata da una ventata di ottimismo, la nostra comunità deve saper vivere questa nuova fase con grande senso di responsabilità. Il Sindaco Mazzi ci spiega qual è la situazione attuale, ma anche cosa ci aspetta a partire da lunedì e come si sta pianificando il prossimo futuro.

Sindaco, il numero dei contagi nel territorio sonese sta diminuendo drasticamente, giorno dopo giorno. Iniziamo da questo dato positivo, che dà una bella iniezione di speranza.

È così, e sono davvero contento di questo. Non bisogna però dimenticare che in qualsiasi momento si può tornare ai tempi più bui. Determinante è il nostro buon senso, come ho già avuto modo di dire più volte. Abbiamo vissuto la quarantena e abbiamo capito che è una dura prova. La consapevolezza di quello che abbiamo passato deve accompagnare il nostro modo di vivere adesso la quotidianità. È ora di riaprire, ma occorre che ciascuno dimostri senso di responsabilità e senso di comunità. Una notizia positiva arriva dalla casa di riposo di Lugagnano: sono stati effettuati nuovamente i tamponi e, ancora una volta, sono tutti negativi. Ieri anche io, come gli altri sindaci del veronese e dieci persone fra amministratori e dipendenti del Comune, mi sono sottoposto al test sierologico: negativo.

Lunedì riaprono molte attività economiche, fra cui parrucchieri, centri estetici, ristoranti e bar, cosa che lei aveva già auspicato nelle ultime interviste rilasciate al Baco. Sappiamo quindi che condivide questa decisione di anticipare le ripartenze rispetto a quanto era stato inizialmente previsto dal governo. Ma come si sente al riguardo? È preoccupato o tranquillo?

Non bisogna mettere davanti l’economia alla salute, ma è importante che ripresa economica e attenzione alla salute convivano: si può garantire la salute, mantenendo il distanziamento e adottando forme di protezione, ma si può anche lavorare, perché questa è una necessità fondamentale. Noi Sindaci, ma anche i Governatori regionali, abbiamo più volte espresso il bisogno di ripartire e, parlando da un’area geografica che è stata duramente colpita dall’emergenza, abbiamo coscienza di quello che stiamo dicendo. Ho avuto modo di parlare con i gestori dei locali che non vedono l’ora di riaprire, e ho detto loro che sono fondamentali perché hanno un ruolo sociale importante. In questo momento, c’è tanta voglia di reincontrarsi: più aumenta il distanziamento sociale, più aumenta il desiderio di socializzazione, ma è fondamentale che nei luoghi dove le persone si incontrano ci sia particolare attenzione. Occorre buon senso. È necessario ripartire nel rispetto delle norme, anche se questo significherà magari qualche attesa in più e qualche cliente in meno. Quindi, no non sono preoccupato per le riaperture ma occorre che ciascun cittadino si comporti come parte di una comunità, altrimenti rischia di fare malanni che pagheranno tutti.

Che supporto può dare il Comune per favorire la ripartenza delle attività economiche?

Martedì abbiamo deliberato la possibilità di fare richiesta di spazi gratuiti per i plateatici, fino a una dimensione pari al 50 per cento della grandezza del locale. Fino a dicembre 2021 la concessione degli spazi è gratuita. Questo porterà a sacrificare un po’ di spazio pubblico, ma è per una causa fondamentale.

Ci saranno controlli sul rispetto delle norme da parte delle attività economiche che riapriranno?

Certo, saranno fondamentali, e non solo da parte della Polizia Locale, ma anche delle altre forze dell’ordine. Ricordo che c’è una responsabilità penale nel caso in cui venga accertato che in un locale c’è stato un principio di contagio dovuto al mancato rispetto delle norme. Invito tutti a non scherzare su questo aspetto. Mi sento inoltre di fare una raccomandazione sull’asporto, che fino a lunedì è ancora l’unica possibilità per alcune attività: asporto significa che si preleva il prodotto e si va da un’altra parte, non che si rimane a consumarlo davanti all’ingresso. Su questo la responsabilità è sia dei gestori che dei cittadini.

La prossima settimana riaprono anche a Sona le chiese per le celebrazioni comunitarie. Come si pone il Comune rispetto a questo?

I volontari della nostra Protezione civile hanno dato disponibilità a controllare gli ingressi e le uscite delle chiese per le messe del 23 e 24 maggio, oltre che per formare i volontari delle parrocchie sulle linee guida che è necessario seguire. Io a dire il vero avrei aspettato ancora un po’ ad aprire i luoghi di culto, perché penso che si poteva continuare ancora con le messe in streaming e con la preghiera in chiesa ma in forma privata. Però, nell’ambito delle riaperture di questo periodo, ci sta anche questa decisione. E da cristiano accolgo anche io il ritorno alle celebrazioni. Ai Parroci però chiedo la massima responsabilità, e i controlli necessari affinché non sia proprio la chiesa a diventare un luogo di contagio. Invito i fedeli, una volta usciti dalla messa, ad andare a casa, e a non fermarsi sul sagrato a parlare. Occorre infatti evitare vicinanze e assembramenti non solo dentro ma anche fuori.

Quali sono invece le prospettive di riapertura dei servizi educativi e delle scuole del territorio?

Gli asili nidi verranno riaperti appena sarà possibile, anche perché offrono un servizio fondamentale per le famiglie con bambini piccoli in cui entrambi i genitori lavorano. Abbiamo già fatto alcuni incontri con i gestori, così come con le associazioni che si occupano delle fattorie didattiche e di progetti di aiuto compiti. È quasi tutto pronto: stiamo aspettando le direttive nazionali ma siamo sul pezzo. Per le scuole dell’infanzia al momento non abbiamo invece indicazioni di riapertura e ormai è certo che le scuole primarie e secondarie non riapriranno prima di settembre. Vorrei cogliere l’occasione per fare un elogio agli insegnanti che con la didattica a distanza stanno facendo un ottimo lavoro. A loro va il nostro ringraziamento.

Il Baco ha più volte sollevato il problema della gestione familiare estiva, dato che i grest non potranno più accogliere il numero di bambini e ragazzi degli anni precedenti. Alcuni giorni fa, in un’intervista rilasciata a Gianmaria Busatta del Baco, il Consigliere di minoranza Flavio Bonometti ha dichiarato che “l’amministrazione dovrebbe far propria un’ottica di massima prudenza, e lasciare la responsabilità dei figli alla famiglia”. Lei cosa pensa in merito? E come si sta muovendo il Comune?

Io penso invece che anche le istituzioni debbano fare la propria parte e, quindi, che l’Amministrazione debba adoperarsi affinché venga garantito un supporto alle famiglie. Certo, il Comune da solo non può farcela, e per questo motivo è importantissima la collaborazione stretta con l’Ulss. Però, in questo momento il Comune deve essere un punto di riferimento per le famiglie del territorio. Se viene lasciata da sola, la famiglia può incorrere nel rischio di non trovare nessuno a cui appoggiarsi in questa situazione difficile. La mia posizione, quindi, è che è necessario che ci sia una regia territoriale, poi ovviamente ogni famiglia è libera di fare le scelte che ritiene migliori. Per quanto riguarda le iniziative di accoglienza estiva, il comitato della Conferenza dei sindaci del Distretto 4 dell’Ulss 9 ha deliberato una bozza di documento, che dà tutte le indicazioni per l’organizzazione. In tale documento vengono sottolineati il ruolo di governance che il Comune deve ricoprire nel territorio al fine di fare rete con tutte le risorse disponibili e il ruolo del Servizio Educativo Territoriale (SET) che diventa partner tecnico con il Comune nell’organizzazione delle attività estive. Per quanto riguarda il numero dei destinatari, saranno bambini e ragazzi che hanno frequentato dalla prima elementare alla terza media. Ciascun centro estivo potrà accogliere fino a un massimo di 50 partecipanti, ma le attività dovranno essere organizzate in piccoli gruppi, da cinque per i bambini dai 6 ai 9 anni e da otto per i ragazzi dai 10 ai 13 anni; ciascun gruppo avrà uno o due operatori di riferimento. Ovviamente, dovranno essere rispettate tutte le misure di protezione e sarà garantita la vigilanza sanitaria. Per rendere operativa questa bozza di documento, stiamo aspettando di conoscere i dettagli del protocollo regionale, che stando a quanto ha detto Zaia ieri sembra essere pronto.

Continua la solidarietà dei cittadini, che è stata fondamentale per supportare l’organizzazione attivata per fronteggiare l’emergenza. Qual è il dato aggiornato delle donazioni?

Ormai abbiamo superato i 47 mila euro. Ne sono arrivati 21.845 per il Sos, 18.948 per la Protezione civile, e 6.586 per la spesa solidale. A questi donatori va un ringraziamento di cuore, sono stati eccezionali.

Anche a Sona nei giorni scorsi alcuni cittadini hanno lamentato la difficoltà di trovare le mascherine a 50 centesimi. Com’è adesso la situazione?

Questa imposizione dello Stato, attuata in maniera così rapida, ha messo in difficoltà le farmacie. È giusto stabilire un prezzo di riferimento, per evitare che qualcuno speculi, ma non bisognava imporlo dall’oggi al domani. Ad ogni modo, nel territorio sonese non ci sono state speculazioni. Dopo l’imposizione, c’è stata una difficoltà a trovare le mascherine, perché le farmacie non potevano più vendere quelle che avevano precedentemente acquistato dai fornitori a più di 50 centesimi. Da qualche giorno, comunque, la situazione si è sistemata, e anche nel territorio sonese sono acquistabili mascherine al prezzo previsto.

Avete avuto modo, in questo periodo difficile, di sentire le città di Weiler, Soyaux e Wadowice gemellate con Sona?

La relazione con i nostri gemellati viene mantenuta anche in questo periodo difficile; ci siamo scritti, e la loro vicinanza è stata piacevole e importante. È proprio l’esempio del fatto che gli amici si vedono nel momento del bisogno. Per lo più, i gemellati tedeschi di Weiler hanno chiesto di poter fare un ordine di olio dai nostri produttori locali, per poter aiutare la nostra ripresa economica, e questo mi ha fatto un enorme piacere. Noi proporremo loro di acquistare anche del vino.

Secondo lei, in che modo l’emergenza che abbiamo vissuto ha cambiato e cambierà il nostro modo di vivere?

Non sarà più come prima. Tanto per cominciare, gli assembramenti ci faranno paura. C’è però anche qualche nota positiva: ad esempio, c’è una maggiore attenzione alle persone per strada, prima erano reciprocamente invisibili, ora si salutano e poi si distanziano. Il contrasto mi fa sorridere: mentre prima ci si camminava di fianco e neanche ci si salutava, adesso ci si sta distanti ma ci si guarda bene in faccia, anche solo per vedere se chi incrociamo ha la mascherina. Anche l’organizzazione del quotidiano è diversa: prima eravamo sempre presi in mille cose, adesso abbiamo imparato a riservare qualche momento in più a noi stessi. Per dirne una, ci stiamo abituando ad ottimizzare i nostri percorsi, quando usciamo nello stesso giro facciamo più tappe, e riusciamo così a guadagnare qualche minuto in più. Siamo più attenti all’igiene personale, ma anche all’aria che respiriamo: penso ad esempio all’apertura delle finestre, alla pulizia dei condizionatori. Il fatto di avere più tempo ci ha portato a fare cose che prima per pigrizia non facevamo: siamo più attenti alla differenziazione dei rifiuti, ad esempio, tanto che la percentuale di raccolta differenziata è aumentata, arrivando all’83 per cento. Ora non perdiamo queste buone abitudini che abbiamo acquisito.

In questi due mesi, il Sindaco è diventato un riferimento fondamentale anche dal punto di vista comunicativo, perché ha avuto il compito di informare la cittadinanza sulla situazione dell’emergenza nel territorio e sui comportamenti da tenere, in linea con la normativa nazionale, regionale e comunale. Come sta vivendo questo ruolo?

Innanzitutto, questa intervista settimanale sul Baco è diventata un appuntamento fisso importante, me lo dicono anche i cittadini. Attraverso quello che dico al sabato, i cittadini possono avere delle linee di riferimento per come comportarsi sul territorio. I complimenti sono arrivati a me, e io li giro volentieri al giornale perché questa intervista mi permette di essere puntuale nel dare le informazioni che la comunità si aspetta. La mia impressione è che sia stato rivalutato molto il ruolo del Sindaco, anche per la capacità di comunicare che gli è stata richiesta in questi mesi. Se è vero che è giusto segnalare al Sindaco tutto quello che si ritiene rilevante, adesso sta però succedendo una cosa strana: vengo contattato per moltissime cose, persino da parte di persone che denunciano commenti che appaiono sui social, con riferimento ad eventi come ad esempio le mascherine con l’effigie di Mussolini o la liberazione di Silvia Romano. A questo proposito, mi sento di chiarire che, se qualcuno ritiene che qualche commento sui social sia troppo offensivo, non è il Sindaco la persona giusta da informare, ma bisogna avvisare i carabinieri.

La settimana prossima, come si diceva, riaprono moltissime attività. Qual è quella in cui lei si recherà subito, dopo questi mesi di quarantena?

Andrò a tagliarmi i capelli. Da giovane li portavo più lunghi, ma in questo periodo una delle cose che ho sofferto di più, ovviamente lo dico sorridendo, è stato proprio il dover pettinare alla mattina i miei capelli, pochi e ribelli. Adesso anche io potrò finalmente andare a sistemarli.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.

Federica Valbusa

About Federica Valbusa

Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena.

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