Coronavirus a Sona. L’economia locale e nazionale ripartiranno davvero nella Fase Due?

Ieri, lunedì 18 maggio, è entrata a pieno regime anche nei fatti la cosiddetta Fase Due, iniziata solamente sulla carta lo scorso 4 maggio. Oggi gli argomenti sul tavolo sono le misure della ripartenza economica che la crisi del coronavirus ha messo inesorabilmente in ginocchio. Si tratta di un tema cruciale, dato che sancisce l’effettiva capacità di convivenza con il virus da parte del nostro Paese, senza sprofondare nel collasso economico.

Le due parole chiave per leggere il fenomeno attuale sono: struttura e tempo.

La struttura è la configurazione del nostro sistema economico: la produzione, lo scambio, l’attività del prestito, il lavoro. Il Coronavirus ha sferrato un colpo imponente in grado di innescare una crisi strutturale al sistema, indebolito su tutti i fronti. Le conseguenze sono ad oggi devastanti: “Tutti i principali settori di attività economica – scrive Istat nel suo ultimo rapporto – registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-51,2%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-40,1%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37,0%) mentre il calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%)”. Un bagno di sangue.

Il valore della produzione aiuta a capire l’entità del danno strutturale che a marzo rispetto al mese di febbraio ha subito una flessione profonda, pari al -28,4% (fonte Istat), un affondo storico senza precedenti.

La rottura tra la domanda e l’offerta sul mercato ha innescato in tempi celeri una crisi di liquidità e un’impennata verticale della disoccupazione. All’interno di questo scenario il tempo svolge un ruolo chiave sotto molteplici aspetti: la velocità di contagio del virus tra la popolazione, la velocità di risposte concrete ed efficaci da parte della politica alla cittadinanza, la velocità della ripresa economica. Altri numeri degli effetti del lockdown iniziano a essere snocciolati: mentre un DPCM tira l’altro, l’Anpal ha anticipato lo studio dell’archivio delle Comunicazioni Obbligatorie sulle attivazioni dei contratti di lavoro.

I contratti a tempo determinato sono diminuiti di quasi 200 mila unità dal 9 marzo; rispetto al 2019 la divergenza dei flussi contrattuali è evidente: “il punto di svolta – leggiamo nella nota periodica dell’Anpal – è rintracciabile nel lasso di tempo che intercorre tra i due principali provvedimenti del Governo“. Le luci rosse della sala comando stanno lampeggiando, senza una chiara e concreta pianificazione i naviganti sono lasciati in balia della tempesta.

Per capire e approfondire l’entità dell’incertezza economica in termini occupazionali in Italia e nel nostro territorio ci serviamo di una lista redatta dal capo economista di Moody’s, Mark Zandi, in cui vengono identificati cinque macro-settori industriali maggiormente sensibili all’impatto del Covid-19. Al fine di adattare lo studio al modello italiano, Il Sole 24 Ore ha realizzato un raggruppamento di codici ATECO (su dati Istat 2017) in linea con il contenuto dello studio. È stato escluso l’ATECO H53 (“Servizi postali e attività di corriere”), dato che l’e-commerce ha relativamente controbilanciato il calo di domanda aggregata durante il periodo di quarantena.

Il risultato è la seguente mappa, in cui sono indicate in rosso le province maggiormente a rischio sotto il profilo occupazionale, mentre in blu le province  più resistenti.

Elaborazione del Sole 24 Ore

Ci troviamo di fronte un’Italia frammentata, in cui è evidente la spaccatura tra Nord e Sud, e i dati variano da provincia a provincia in base al contesto economico. Shock fortissimo per quelle province che vivono di trasporti marittimi e turismo (estivo), Genova, Livorno, Venezia e Rimini. La provincia di Verona è in una posizione né drammatica né sicura in confronto al dato nazionale, in quanto si calcola un 20,19% di lavoratori a rischio.

Elaborazione del Baco dei dati della Camera di Commercio di Verona

Tale rischio è riscontrabile anche nel nostro Comune, dato che sul totale delle imprese registrate a Sona nel 2019, pari a 1.723, quasi il 30% è composto da trasporti, commercio, alloggio e ristorazione. Mentre i trasporti subiranno vincoli normativi di capienza e il commercio di beni e merci si adeguerà all’andamento della domanda interna ed estera (import/export), gli alloggi e la ristorazione, invece, oltre i limiti di spazio e distanziamento tra i propri clienti, dovranno fare i conti anche con i fattori culturali e psicologici della popolazione, basati sulla fiducia e sulla propensione al consumo.

Gli altri due macro-settori trainanti l’economia del nostro territorio sono l’industria e le costruzioni, che insieme compongono il 30,3% della realtà lavorativa del nostro Comune; ambedue risentono della situazione manifatturiera del nostro Paese, illustrata nel grafico seguente (fonte Istat):

La colonna sonora è quella dei Goblin, il film è Profondo rosso. E questo è il preludio di ciò che sarà nel secondo trimestre a causa del blocco di molte attività e della quarantena forzata.

Al netto degli interventi nazionali (torneremo sul decreto “Rilancio”, il provvedimento monstre presentato lo scorso mercoledì 13 maggio, di cui non c’è ancora traccia in Gazzetta ufficiale mentre scriviamo questo articolo tra la notte di lunedì 18 e martedì 19 maggio; ah, il fattore tempo!) la politica locale non ha le mani legate, può disegnare un piano di risposta all’infezione economica da Coronavirus. catalizzando l’attenzione ai settori più sensibili al rischio occupazionale in un orizzonte temporale di breve periodo.

Costituiranno una particolare rilevanza tutte le politiche di stimolo e sostegno al turismo locale, costruite su una programmazione in termini sia di concreto contributo economico (l’ex sindaco Bonometti ha avanzato qualche idea nelle ultime interviste pubblicate, e la Storia anche locale è sempre un prezioso insegnante) sia di un’efficace strategia comunicativa finalizzata a valorizzare la bellezza del nostro patrimonio ambientale e culturale e, soprattutto, ad agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta del mercato del lavoro e dei beni e servizi prodotti nel nostro territorio.

Stando così le cose, è arduo fare previsioni sugli andamenti macroeconomici futuri, il cigno nero è sempre dietro l’angolo. Oggi è, tuttavia, necessario domare la volatilità e l’imprevedibilità dei mercati e avere fiducia sulle sfide che ancora ci attendono. Ma “domani è un altro giorno”, disse Rossella O’ Hara in Via col vento, splendido film. E in questo straordinario scenario storico il cinema e la letteratura ci vengono in aiuto; chi scrive ha recuperato dallo scaffale il libro di Albert Einstein, Il mondo come io lo vedo.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. […] Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Parole sempre attuali.

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

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