Coronavirus a Sona: “Le restrizioni si sono rese necessarie per l’irresponsabilità di tanti”, nuova intervista al Sindaco Mazzi

“Chi ha sempre agito nel rispetto delle regole ora paga il comportamento irresponsabile degli altri”. Dopo aver emanato l’ordinanza comunale che stringe ulteriormente le misure contro l’epidemia, impedendo completamente l’attività motoria individuale in luogo pubblico, il Sindaco di Sona Gianluigi Mazzi parla senza mezzi termini.

Fino a venerdì mattina, era ancora consentito uscire per una passeggiata o per una corsa, purché in solitudine e rispettando le distanze di sicurezza. Siccome diversi cittadini non hanno saputo godere responsabilmente di questa libertà, certamente già molto limitata ma ancora concessa, i Sindaci del veronese, compreso quello di Sona, hanno deciso di rendere le ordinanze emanate per fronteggiare l’epidemia ancora più restrittive.

Adesso “State a casa” significa, senza se, senza ma e senza mezze misure, esattamente questo: non ci si può più muovere dalla propria abitazione. Se non per comprovate necessità. “Il tempo degli avvisi e dei consigli è finito, ora siamo arrivati alle imposizioni più restrittive”, afferma Mazzi con convinzione.

Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio il suo punto di vista sulla questione, e per avere un aggiornamento sulla difficile situazione che anche il territorio sonese sta vivendo.

L’ordinanza comunale di venerdì 20 marzo prevede il divieto assoluto di attività motoria individuale e la possibilità di spostarsi per i bisogni del cane solo nel raggio di 400 metri. I decreti ministeriali e regionali, però, dicono cose diverse: il primo continua a permettere l’attività motoria individuale all’aperto nei pressi della propria abitazione, purché nel rispetto della distanza di sicurezza, il secondo limita a soli 200 metri la possibilità di uscire con gli animali domestici. Come devono porsi i cittadini rispetto a queste discordanze?

Dopo l’ordinanza sindacale di Sona, ne è uscita una regionale di Zaia e poi una nuova del Ministero. Prendendo le tre, si applica la forma più restrittiva il cui riassunto prevede, fra le altre cose, che ci si possa spostare a piedi o in bicicletta esclusivamente per motivi previsti nell’autocertificazione, cioè per lavoro, ragioni di salute, per raggiungere le attività rimaste aperte e per situazioni di prima necessità. In base all’interpretazione più restrittiva, vige quindi il divieto assoluto di attività sportive e motorie in luogo pubblico, comprese le passeggiate su tutto il territorio comunale, come previsto dall’ordinanza sindacale. E lo spostamento per la gestione degli animali domestici è consentito per il tempo strettamente necessario e comunque in aree contigue all’abitazione dei proprietari nel raggio di 200 metri, come previsto dall’ordinanza regionale.

Sindaco, avete pensato agli effetti psicologici che può avere una restrizione come questa, che costringe le persone a stare chiuse in casa per un tempo prolungato?

Certo, ma è meglio che qualcuno subisca gli effetti psicologici di questa restrizione piuttosto che si ammali e muoia, o piuttosto che giri per il territorio rischiando di contagiare altre persone. In questo momento, io guardo alla soluzione che mi permette di tutelare meglio la vita delle persone. Poniamo la vita davanti alla morte, e come Sindaci lo stiamo facendo tutti insieme in modo strutturato, emanando queste ordinanze. Per noi adesso la cosa importante è che i cittadini stiano a casa. Per chi ha difficoltà a sostenere questa situazione segnalo che il numero attivato da Comune per l’emergenza rimanda anche a un servizio psicologico.

Ma che problemi può dare una persona che cammina o corre da sola, rispettando la distanza di sicurezza?

Innanzitutto, ricerche scientifiche evidenziano che la distanza di sicurezza efficace può arrivare fino a otto metri, quindi la misura di un metro mette solo in parte in sicurezza. Inoltre, per uscire sarebbe consigliabile avere la mascherina e, come purtroppo sappiamo, di mascherine non ce ne sono. Ma la cosa più rilevante è che dalle verifiche che abbiamo fatto risultava che diverse persone non uscivano da sole e non rispettavano la distanza di sicurezza. C’era addirittura gente che correva tra un Comune e l’altro. Se noi oggi ci irrigidiamo su questo punto è proprio per questo motivo. Mi dispiace tantissimo che ai cittadini non sia più consentito uscire per scaricare la tensione o per prendere una boccata d’aria, ma la libertà che era stata concessa è stata presa come un sistema utile per fare ciò che si voleva. Poiché quello che era stato previsto non è stato rispettato, a questo punto usiamo il nostro potere di Sindaci: per questo motivo, su indicazione del Prefetto, abbiamo emanato questa ordinanza così restrittiva. Ora la polizia sanzionerà chiunque sia fuori senza un comprovata necessità.

Quali possono essere queste necessità?

Si può uscire per motivi di lavoro, sanitari o alimentari. Anche per motivi di organizzazione familiare o per andare a trovare un parente in difficoltà. E se proprio qualcuno, per motivi di salute, ha necessità di deambulare, allora posso per specifici casi prevedere una deroga. Ma l’indicazione primaria è di stare a casa.

Avete riflettuto sul rischio che in questa situazione, anche sui social, si scateni una “caccia alle streghe”, nel senso di una ricerca all’untore?

L’italiano medio è furbo: se le autorità impongono una cosa, trova il modo per farne un’altra. E in questi giorni i cittadini stanno segnalando chi non rispetta le regole, perché hanno capito che il mancato rispetto di esse mette a repentaglio la vita di tutti. Se uno che abita a San Giorgio in Salici viene visto correre a Sona, ad esempio, ci viene segnalato. E questo segnalare penso sia una dimostrazione di cittadinanza attiva. La comunità deve sentirsi responsabile della comunità stessa. Io non penso si tratti di caccia alle streghe, ma di rispetto.  Se qualcuno mi manda una segnalazione, io lo ringrazio sempre.

E il personale comunale come si sta organizzando?

Non eravamo abituati a gestire un’azienda come il Comune direttamente da casa, non abbiamo neanche gli strumenti. Abbiamo dovuto prevedere delle modalità specifiche per permettere ai dipendenti di continuare a lavorare su alcuni dati direttamente da casa. Posso dire che quello che stiamo strutturando è un piccolo capolavoro. Ormai in Municipio non viene più nessuno, tutto viene gestito tramite telefono.

Fino a quando dureranno queste restrizioni?

Rispondo esprimendo pensieri personali. Secondo me, fino a quando non ci sarà un’inversione di tendenza nella curva dei contagi abbiamo davanti un tempo indefinito. Quando finalmente un’inversione ci sarà, ci vorranno almeno tre mesi per riportare la situazione alla normalità, anche se questo non vuol dire che continueranno a vigere le restrizioni di oggi. Purtroppo, rispetto al modello matematico che era stato diffuso, la curva dei contagi non sta scendendo, quindi per contenere l’epidemia occorre mettere in campo misure ancora più restrittive rispetto a quelle che già c’erano.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.

Federica Valbusa

About Federica Valbusa

Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena.

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