Coronavirus a Sona. Il galateo al tempo del Covid-19: Se la distanza sociale è il male comune, curiamola con il buon senso

Se c’è una cosa certa è che questa quarantena ci ha costretti anche a Sona a rivedere ogni singola abitudine della nostra esistenza. Dal come lavarsi le mani a come lavorare. Dal come fare la spesa a come gestire le relazioni interpersonali.

Quindi, come tutti, mi ritrovo a riflettere su cosa ci ha tolto e su cosa ci ha dato l’emergenza sanitaria che l’intero pianeta sta affrontando. Troppi argomenti e troppe variabili da affrontare tutte insieme, iniziamo da uno semplice semplice: il galateo al tempo del coronavirus.

Partiamo dalla base: i saluti e le presentazioni. Il momento della presentazione si compone di soli tre semplici gesti: stringere la mano, dire il proprio nome e accennare un sorriso. Quindi si saluta con un “buongiorno”, un “buonasera, un “ciao” o, piuttosto, si ripete il nome di chi vi è stato presentato per potervelo così fissare in mente. Il saluto, o il proprio nome se ci si sta presentando, va pronunciato bene, in modo chiaro e comprensibile e va accompagnato sempre con un sorriso.

Bene adesso mettiamo queste prime semplici istruzioni a confronto con un viso nascosto dalla mascherina. Il sorriso diventa invisibile e la voce ovattata dal tessuto, il bon ton è già stato sconfitto.

La stretta di mano deve esser giusta, calibrata, non deve né stritolare ma nemmeno essere molle. Sapete perché ci si presenta dando la mano destra? Perché una volta serviva per dimostrare che non si impugnavano armi ma oggi le mani sono armi, possono essere contaminate quindi anche la stretta di mano è bandita, anche con indosso i guanti.

Quando ci si presenta la distanza corretta da tenere è di circa 50/70 cm tra l’uno e l’altro, per arrivare al contatto fisico, come baci e abbracci, quando si saluta una persona con cui si è già in confidenza. Proibito anche tutto questo, il coronavirus ha messo minimo un metro di distanza tra le persone, meglio due, e ha cancellato i contatti fisici tranne che per i conviventi non positivi al test covid-19 e solo dentro le mura di casa.

Come salutarsi con educazione sembra un discorso superficiale di fronte alle difficoltà che stiamo affrontando e a quelle che ancora dobbiamo superare ma non è proprio così. La quarantena ha di fatto distorto la “distanza prossemica”, quel nostro bio-ring, ossia lo spazio vitale di cui ognuno di noi ha bisogno per vivere serenamente i rapporti sociali. Oggi vorremmo stare vicini più di prima ma la paura, non solo le regole, ci frenano. La distanza sociale diventa il fardello più pesante da portare in questa emergenza, qualunque sia la tua età, la tua professione, il tuo stato sociale, il tuo pensiero politico. La distanza sociale è il male comune.

E allora mettiamoci positività a questa distanza, freghiamocene del superato galateo e alziamo la voce quando dobbiamo salutare. Teniamo salda la mascherina al volto, naso compreso, e urliamo un bel “buongiorno” a chi incontriamo.

Non allunghiamo la mano a uno sconosciuto ma possiamo fare un leggero cenno con la testa, un micro inchino a indicare il piacere di tale conoscenza.

Non abbracciamo gli amici ma portiamoci una mano sul cuore quando a debita distanza gli diciamo che è bellissimo potersi comunque incontrare, a indicare che niente è cambiato nel nostro rapporto.

Diventiamo tutti professionisti del life style e riscriviamo il galateo in questa Fase 2 della quarantena per dare un po’ di leggerezza alle regole che l’emergenza Covid giustamente richiede.

Se la distanza sociale è il male comune curiamola con il buon senso.

Francesca Tenerelli

About Francesca Tenerelli

Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.