Coronavirus a Sona e l’importanza degli Alpini in questa crisi. Le parole del Capogruppo di Lugagnano Fausto Mazzi

Incontriamo il Capogruppo degli Alpini di Lugagnano Fausto Mazzi (nella foto), per farci raccontare come gli Alpini del Comune di Sona stanno affrontando questa grave emergenza coronavirus. Mazzi esordisce spiegandoci che “Una delle cose che più ci contraddistingue è senz’altro lo spirito di coesione e il senso civico dei quali, soprattutto in questo periodo, la nostra comunità necessita.”

Fausto, come state affrontando questo periodo come gruppi Alpini di Lugagnano e, in generale, di Sona? Vi affiancate alla Protezione Civile? Quando vi siete attivati?

Come corpo degli Alpini non abbiamo potuto agire immediatamente in senso diretto sul campo, ma con i nostri fondi abbiamo potuto di certo essere d’aiuto. Infatti, quando il virus ha iniziato a diffondersi e la situazione ha cominciato ad aggravarsi, ci siamo subito attivati per fare una donazione ad alcuni enti, tra cui la Croce Rossa, Croce Verde e Universo (che comprende la Croce Bianca e il S.O.S. di Sona). Non appena è uscito il primo Decreto del Presidente del Consiglio, abbiamo chiuso la nostra Baita, sospeso l’attività del coro alpino e annullato le serate culturali. Più tardi ci siamo operati per affiancare la Protezione Civile: assieme agli altri operatori abbiamo contribuito all’imbustamento delle mascherine fornite dalla Regione nella sala consiliare del Comune di Sona e successivamente alla consegna delle stesse nelle varie case del nostro territorio. Il tutto è stato svolto nelle condizioni di massima sicurezza: la sala consiliare è stata sterilizzata, tutti eravamo dotati di mascherine e guanti e, naturalmente, sono state rispettate e mantenute le distanze interpersonali. Inoltre, durante l’imbustamento, operavamo a gruppi di 7/8 persone al massimo, per evitare gli assembramenti.

Cooperate con gli Alpini degli altri paesi del Comune di Sona?

Sì, anche se in linea di massima ognuno si occupa del territorio della propria frazione. Durante l’imbustamento delle mascherine sicuramente c’è stata una cooperazione tra persone di diversi paesi, ma poi ogni corpo Alpino ha agito in autonomia, in quanto conosce meglio la realtà dove opera.

In quanti vi siete adoperati in queste attività di collaborazione con la Protezione Civile?

Del gruppo Alpini di Lugagnano ci siamo attivati in una decina di persone, tra cui Giorgio Chiesara, Roberto Cristini, Stefano Bergamin, Pergiorgio Vacchini, Gianluca Spada, Marco Masotto, Gigi Valle, Andrea Falsarolo, Alex Caprini e il sottoscritto. Eravamo in un bel numero e la Protezione Civile ci ha muniti dei mezzi di prevenzione adeguati.

È accaduto qualche particolare episodio durante queste attività?

Personalmente non ho potuto partecipare alla consegna delle mascherine a causa del mio lavoro, ma mi hanno informato che al momento della distribuzione alcuni cittadini hanno fatto delle importanti donazioni in favore della Protezione Civile. Credo proprio che questo sia un segno rilevante, un episodio decisamente positivo che denota il senso di comunità e vicinanza presente nei nostri territori. Un altro fatto divertente si è svolto durante l’imbustamento delle mascherine in sala consiliare. Di recente, prima che sospendessimo le attività del Coro Alpino, con la nostra insegnante Giulia Favari avevamo iniziato ad imparare una nuova canzone, intitolata “L’acqua zè morta”. Mentre imbustavo, ho fatto partire con il cellulare la canzone per poterla ripassare. Credo di averla fatta ripetere per almeno una decina di volte. Dopo un po’ i miei compagni di imbustamento, stremati dalle solite note che si ripetevano all’infinito, mi hanno pregato di finirla di cantare e di cambiare repertorio perché non ne potevano davvero più! Devo dire che è stato un bel momento per tagliare l’aria, per ridere e scherzare insieme, in un contesto piuttosto delicato e non facile.

Che messaggio vi sentite di dare alla comunità? Cosa auspicate possa cambiare dopo questa pandemia?

Siamo certi che da questa vicenda usciremo più forti, nell’amicizia e nella coesione. Mi auguro si prospetti un futuro più ricco di aggregazione, di insieme di gruppi. Spero che questa esperienza ci abbia formato per essere più preparati nell’eventualità in cui si possa verificare un’altra emergenza, anche se di genere diverso. Saremo pronti ad essere più uniti e coesi, ad agire insieme e non separati. Ci auguriamo che questa pandemia sia motivo di riflessione sull’importanza dell’amicizia, del senso civico, del senso di unione e aggregazione. In effetti, speriamo che il nostro spirito alpino possa ispirare tutta la comunità. Alla fine di questo periodo, vorremmo poter tornare alla nostra normalità, a ritrovarci in Baita, a cantare con il coro, a condividere momenti di convivialità. Quanto mi mancano i miei amici, le attività insieme, le chiacchiere e il bicchiere di vino in baita dopo il lavoro! Alla fine di questo isolamento, ci piacerebbe organizzare un evento in cui ricorderemo gli alpini deceduti di questo periodo, magari organizzando una messa in ogni paese, con lo scopo di non perdere mai di vista i valori che da sempre ci contraddistinguono.

Trovate tutte le notizie aggiornate e verificate sulla situazione del coronavirus nel Comune di Sona nella sezione speciale del sito del Baco.

Giulia Grigolini

About Giulia Grigolini

Sono nata nel 1995 e risiedo a Lugagnano, vivo con i miei genitori e mia sorella. Ho conseguito il diploma in perito turistico presso l'istituto tecnico "Marco Polo" nel 2014 e mi sono laureata in lingue moderne per l'intermediazione turistica e d'impresa all'Università di Trento nel 2018. Attualmente lavoro come addetta alla reception in un'azienda tessile in provincia di Verona. Nel tempo libero mi piace interessarmi di eventi culturali, e, particolarmente, di arte.

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