Coronavirus a Sona: Distanza sociale, l’emergenza Covid-19 vissuta dai nostri giovani

Emergenza Covid-19 e scatta anche a Sona il lockdown, il mondo è in gabbia. Limitati gli spostamenti alle necessità di lavoro, spesa e salute. Stop a tutti gli assembramenti in luogo pubblico e privato. Niente scuola, niente sport, niente mercati rionali, niente shopping, niente di tutto quello che prima era la normalità. Sembra che il tempo si sia fermato e ci tenga tutti sospesi su una nuvola fatta di preoccupazioni e incertezze.

Siamo lì anche io e i miei figli e li guardo mentre cercano di vivere questa situazione anomala. E penso a loro, gli adolescenti, e mi chiedo quanta fatica facciano ad affrontare questa distanza sociale visto che ancora non hanno l’esperienza di noi adulti o l’incoscienza dei più piccoli.

Noi adulti sappiamo quanto è importante la salute e sappiamo quanto pesano i lutti. Noi adulti siamo già un po’ allenati dalla vita e questo ci permette di pensare al dopo, a quando le fatiche saranno economiche e politiche seppur potremo uscire in piazza. Noi adulti abbiamo scelto con chi vivere e quando abbiamo deciso di diventare genitori abbiamo fatto voto di crescerli e di essere la loro guida.

I più piccoli invece difficilmente ricorderanno questi giorni di clausura se non perché raccontati da noi grandi riguardando le foto scattate oggi. Mia mamma, nata nel 1939, mi diceva sempre che lei ricorda poco della guerra perché era piccolina e anche se ancora l’Italia viveva gli strascichi del confronto bellico mentre lei cresceva, la sua percezione era diversa da quella dei suoi genitori.

I miei figli sono proprio lì, in quello spazio intermedio, 11 e 15 anni, quando si crede di avere il mondo in tasca. Quando la personalità esplode con forza e si cerca di diventare autonomi. Quando ogni esperienza vissuta adesso diventa fonte dei racconti che si porteranno dietro per tutta la vita. L’adolescenza, beata e maledetta. Il mare in tempesta da attraversare prima di diventare adulti.

E io li guardo adesso su questa nuvola, e mentre li aiuto con la didattica a distanza e cerco di sopperire alla mancanza di uno spazio aperto dove fare attività fisica e riempio il loro tempo con le idee più disparate, mi interrogo sui danni più nascosti che faranno questa distanza sociale e questa necessità di restare chiusi in casa, proprio con mamma e papà. Li guardo e mi spiace che siano in questa trappola perché non possono interagire con gli amici, le video chiamate non sono la stessa cosa.

Non possono mentire, fare marachelle o tornare a casa in ritardo perché sono sorvegliati speciali. Non possono usare liberamente il loro linguaggio, che piaccia oppure no. Non possono scambiarsi baci con il primo amore. Non possono fumare di nascosto o bere una birretta, lo so non si dovrebbe fare ma sfido chiunque a dire che alle superiori non ci ha provato.

Guardo la mia giovane donna e mi accorgo che è pallida, che è scontrosa, che gli occhi sono annoiati e mi rendo conto che io, con il mio intervento, posso fare ben poco perché quello che le manca io non posso di certo darglielo. Il mio ruolo non me lo permette.

Guardo il mio piccolo uomo e mi accorgo che dopo aver fatto una torta, giocato a carte e costruito cento origami con lui, gli resta il desiderio di stare da solo con le sue Lego o con il mini canestro sognando di essere tra i suoi amici.

Continuo a osservarli e sento che i giovani saranno protetti da noi adulti, che saremo in grado di garantirgli un futuro, che troveremo il modo per riempire il buco didattico, che li terremo in salute ma mi resta una preoccupazione: saranno in grado di riempire questo loro personalissimo vuoto?

Possono farlo solo loro, in questo non possiamo intervenire. Devono trovare la loro strada. Devono riuscire a trasformare negatività e noia in positività e gioia. La gioia di vivere che solo la loro età può regalare.

Sopra questa nuvola li abbraccio, non solo i miei figli, abbraccio tutti gli adolescenti del mondo. Devo fare la mamma adulta quindi non posso cambiare ruolo ma vi lascio lo spazio. Prendetelo e respirate a pieni polmoni. Non dimenticate che anche questo lockdown sarà un altro racconto da condividere e se sarà la premessa di anni meravigliosi sarà solo per la vostra volontà di superare l’ostacolo.

Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.