Coronavirus a Sona: Cosa sono Corona Bond, MES, Piano Europeo di recupero e che impatto possono avere su di noi?

In questi giorni stiamo assistendo ad eventi epocali che sono destinati a cambiare le nostre vite sotto molti punti di vista, non ultimo quello economico, perché è lì che si sta giocando il futuro dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri.

Si stanno aprendo discussioni su come affrontare l’emergenza causata da questo virus che ci colpisce nel momento in cui il sistema economico mondiale stava cercando una propria stabilità. L’Unione Europea è chiamata ad una scelta forte, da cui probabilmente dipenderà anche il suo destino in un clima di crescente euroscetticismo ma con una forte consapevolezza che potrebbe essere il primo passo per evolvere verso una Unione in grado di rispondere alle mutate esigenze dei suoi Stati membri.

Quotidianamente veniamo bombardati da servizi in cui vengono fornite informazioni circa strumenti che sono, da un lato complessi, dall’altro oscuri per la maggioranza di noi: Corona Bond, Covid bond, Euro Bond, Piano europeo di recupero, ECCL, MES.

Cosa sono gli Euro Bond o Corona Bond?

Uno strumento ad oggi assente per cui diventa difficile delinearne i contorni, pertanto, si tratta solo di ipotesi finanziarie. La richiesta dei 9 Paesi (Italia, Spagna, Francia, Lussemburgo, Belgio, Grecia, Portogallo, Irlanda e Slovenia) alla UE è la seguente: “Abbiamo bisogno di uno strumento di debito comune emesso da un’Istituzione Europea per raccogliere fondi sul mercato sulla stessa base e a beneficio di tutti gli Stati Membri, assicurando così un finanziamento stabile e di lungo temine per le politiche richieste per il contrasto dei danni causati da questa pandemia”.

Ma perché nasce l’esigenza di uno strumento di debito comune?

Ad oggi ogni Stato della UE ha libero accesso ai mercati dove raccoglie i fondi necessari per finanziarsi, ognuno con un tasso diverso. Ad esempio, prestare 100 euro alla Germania, sotto forma di bund decennali, costa 47 centesimi l’anno, questo perché i rendimenti sono negativi. Al contrario prestare sempre 100 euro all’Italia, sotto forma di BTP decennali, ottiene 1,55 euro l’anno. Questa discrepanza nei rendimenti si chiama spread ed influenza pesantemente i saldi di finanza pubblica. Come primo intervento a favore degli Stati la BCE ha rafforzato il quantitative easing europeo, cioè ha potenziato la politica di acquisto dei titoli di Stato degli Stati membri (Christine Lagarde ha aggiunto 120 mld entro la fine dell’anno ai 20 mld mensili stabiliti dal suo predecessore Mario Draghi).

Questi titoli vengono tuttavia acquistati a condizioni di mercato, dunque, con i rendimenti visti sopra ad esempio. Ovviamente i rendimenti variano con la scadenza (per esempio 3 mesi, 10 anni o anche 30 anni) e con le condizioni di mercato ogni giorno, ma sono sempre diversi emittente per emittente.

La rivoluzione nella proposta di istituire uno strumento di debito comune consiste nel fatto che tutti gli Stati dovrebbero pagare lo stesso interesse. Chiaramente il rischio di mutualizzazione, ossia condivisione, del debito tra i vari Paesi appare evidente ed è per questo motivo che la trattativa si è per il momento arenata, con il fronte dei così detti “falchi” poco propenso a concessioni dal momento che l’idea di una garanzia comune incarna lo spauracchio di Germania, Olanda, Austria e altri Paesi del Nord che i Paesi del Sud spendano e si indebitino con risorse appartenenti anche a loro. Per questo motivo questi Stati propendono invece per l’utilizzo del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).

Il MES

Il MES è un fondo salvastati istituito nel 2012 che ha la possibilità di emettere debito ed obbligazioni o bond europei. I rendimenti di questi strumenti sono, al primo di aprile, pari allo 0,76% quindi considerevolmente vantaggiosi rispetto all’emissione di strumenti di debito italiani. Tuttavia per poter accedere al MES è necessario stabilire un MOU (memorandum of understanding) ossia un documento che prevede obblighi stringenti di revisione delle politiche nazionali, interventi sulla spesa pubblica, privatizzazioni e monitoraggi anche mensili per il rispetto del piano di rientro, la cosiddetta sorveglianza rafforzata posta in essere dalla Troika (formata da Commissione Europea, BCE e Fondo Monetario Internazionale).

Il MES ha dunque lo scopo di garantire finanziamenti fortemente condizionati a uno stato membro non più in grado di finanziarsi sul mercato perché i rendimenti chiesti ai suoi titoli sarebbero eccessivi. Per chiarezza i fondi di EFSF prima e MES dopo sono già stati impiegati per Grecia, Cipro, Portogallo, Irlanda e Spagna.

In ogni caso per come è regolamento oggi l’accesso al MES sarebbe consentito nella misura massima pari al 2% massimo del Pil del Paese che se ne serve, per l’Italia circa 35 miliardi di euro. Tuttavia, l’attivazione di questo strumento consentirebbe di impiegare uno strumento mai utilizzato denominato OMT (Outright Monetary Transactions) che consentirebbe acquisti potenzialmente illimitati di titoli di stato, sottoposti a condizioni collegati ad un programma MES, ciò consentirebbe di mantenere bassi e sostenibili i tassi di un singolo Paese in difficoltà.

Una terza alternativa potrebbe essere rappresentata dalle obbligazioni emesse dalla BEI, la Banca Europea degli Investimenti che finanzia da anni importanti progetti di lungo termine a supporto degli obiettivi dell’Unione. Si tratta di bond, di vario tipo e struttura, che raccolgono risorse sul mercato e sono garantiti da tutti i Paesi membri, godendo dunque dei massimi rating (la tripla A) delle agenzie. Questo significa che i rendimenti chiesti su questi titoli sono molto bassi. Secondo diversi osservatori potrebbero essere lo strumento più adeguato in questa circostanza. Il loro vantaggio è la capacità di essere messi al servizio di obiettivi specifici che l’Unione Europea vuole portare avanti.

Mentre siamo in attesa di un incontro a breve per proseguire nel tentativo di trovare una risposta univoca da parte dell’Unione europea è interessante notare come sembra ormai definito l’approccio trasversale che spinge la Commissione UE all’annuncio di una “cassa integrazione europea” soprattutto a favore dei Paesi più colpiti e con dotazione fino a 100 miliardi di euro, progetto denominato “SURE” (State sUpported shoRt-timE work).

Spero che questo breve contributo sia utile per aiutare a comprendere la complessità della materia e ad acquisire la consapevolezza che risposte semplicistiche, come molte proposte politiche, non possono funzionare. Come ogni “guerra” anche in questa sarà fondamentale l’opera di statisti che possano prendere decisioni che oltre ad affrontare l’emergenza gettino le basi per un funzionamento migliore delle istituzioni nel futuro.

Nicolò Bergamin
Classe 1989, da sempre a Lugagnano, sposato con Elisa. Laureato in economia, dottore commercialista. Persiste nel tentativo di giocare a calcio, appassionato di sport, curioso per natura. Attivo nel territorio in diversi ambiti come referente per Plastic Free e membro della consulta di Lugagnano, collabora con il Baco dal 2018.